Al
casello di Taggia ti sembra di essere alla meta. Poi, appena ti immergi
nell’entroterra della Riviera ligure di Ponente, ti accorgi che una trentina
di chilometri in salita non sono così pochi. Triora te la devi ancora
conquistare. Curva dopo curva i rumori e le luci si affievoliscono. Qualcosa più
di quattrocento anni fa questa stessa nostra strada (asfalto più, asfalto meno)
la percorsero sul dorso di un mulo gli Inquisitori. Venivano da Genova. Dopo
aver costeggiato la riviera, si addentrarono per la valle Argentina
attraversando il centro principale, Badalucco. Avevano un compito impegnativo da
assolvere. Liberare Triora dalle streghe, colpevoli di provocare la carestia.
Noi,
siamo venuti fin quassù proprio per cercare ricordi di quei fatti storici,
tracce delle donne che allora furono processate e torturate. Non mancano. Anzi,
negli ultimi anni si sono moltiplicati, e la silhouette di una strega a cavallo
della sua scopa figura accanto al nome del paese nei dépliant turistici.
Simbolo di liberazione collettiva? Moda? Chissà. Sta di fatto che quello che un
tempo era un marchio vergognoso e infamante - essere un covo di fattucchiere –
oggi si è tramutato in motivo di orgoglio e di attrazione per un turismo
attento alle radici culturali. Intelligente, insomma!
Prima,
seguendo il vecchio adagio popolare che i panni sporchi si lavano in famiglia,
la comunità si chiudeva a riccio di fronte all’estraneo. Ora, se parli con la
gente di Triora, fanno a gara nel dichiararti di avere avuto un’antenata
strega, ti giurano che anche se il cognome nei secoli si è un po’ modificato,
la maga tal dei tali era proprio una loro parente. E, tanto per essere ancora più
espliciti, alle porte dell’antico borgo hanno sistemato, a far bella mostra di
sé, un monumento semplice, realizzato con materiali poveri - ferro, rete
metallica, persino uno scaldabagno - raffigurante un’enigmatica strega che
offre la sua pozione al visitatore.
Arriviamo
in una limpida sera d’inverno. Siamo a 780 metri sul livello del mare, ma il
clima qui è mite tutto l’anno, difficilmente c’è la neve. Il monte
Saccarello, che i suoi 2200 metri rendono il più alto della Liguria, protegge
la zona. Non si sente un rumore, sembra non ci sia anima viva. Questo solitario
e silenzioso borgo delle Alpi marittime, a due passi dalla Francia, incute un
certo timore. Un tempo fu feudo dei conti di Ventimiglia, poi fortezza della
Repubblica di Genova. Inespugnabile, grazie alla sua posizione. All’epoca il
comune, molto vasto, aveva alcune migliaia di abitanti. Oggi, il territorio si
è ristretto di poco, ma la presenza umana, decimata, è ridotta a poche
centinaia di individui.
Loro,
gli Inquisitori, arrivati a destinazione si sistemarono nell’antica fortezza
di San Dalmazzo, fatta saltare dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Noi, parcheggiamo la macchina e ci addentriamo nell’acciottolato, inghiottiti
dall’affascinante dedalo di stretti e bui carruggi. Se non fosse per la luce
elettrica diffusa qua e là da qualche raro lampione sembrerebbe di essere
tornati indietro di alcune centinaia di anni. Il paese appare fuori dal tempo,
con i suoi numerosi angoli intatti di medioevo. Queste stradine deserte, pervase
dall’odore di legna bruciata (unica vaga traccia di una discreta presenza
umana), queste case diroccate che, sorreggendosi attraverso un sistema di archi,
sembrano farsi da bastone della vecchiaia l’una con l’altra, emanano un
fascino tenebroso, che evoca atmosfere sinistre. Aleggiano fantasmi di streghe.
Soprattutto se si è appena letto il romanzo di Remo Guerrini. I gatti la fanno
da padroni. Con i loro miagolii simili a strazianti lamenti aggiungono un tocco
di mistero, che ti consente di farti travolgere per un istante dalle
suggestioni, e al primo fruscio in un angolo buio ti fa voltare con il cuore in
gola per vedere cosa è stato. Anzi, chi. Ti ritrovi piantati addosso due occhi
fosforescenti e inquietanti. Sarà veramente un gatto quel bel micio nero che ci
osserva diffidente e guardingo? Oppure… oppure niente, mica puoi abbandonare
così, per un misero indizio, un intero bagaglio di razionalità!
Tornando
con i piedi per terra, ti rendi conto che nemmeno a girare da cima a fondo il
paese troveresti un albergo. E infatti, l’unico hotel di Triora d’inverno è
chiuso. Dopo questo primo assaggio non resta quindi che tornare sui nostri
passi, giù a Molini, dal 1903 comune autonomo. Lì è aperto un ristorante
storico, il Santo Spirito, che ha pure alcune camere per dormire. Da più di 100
anni preparano lumache alla mentuccia, ciapazoi
e sciancuin di castagne, funghi e
selvaggina. Sulle streghe dell’Alta Valle Argentina hanno una ricca rassegna
stampa.
«Ma
allora nella zona ci sono ancora le streghe?»
Un
sorriso come risposta.
Un’anziana
signora che toglie il malocchio c’è. Eccome. La conoscono tutti. È Amalia
(per l’anagrafe Bruna), la strega buona di Molini di Triora, che candidamente
dichiara di essere capace di volare. Dicono sia in grado di curare le malattie
con le erbe, le mani e qualche formula magica. Non chiede compensi, preferisce
una preghiera o, al più, un’offerta.
La
mattina dopo, una passeggiata per i carruggi di Molini e poi di nuovo a Triora,
a vedere che effetto fa il paese con la luce del giorno. Certo, la sottile
inquietudine della sera prima si è dissolta, ora è più difficile giocare con
le suggestioni. Ma il cupo paesaggio di questa selvaggia e aspra vallata ligure,
circondata da montagne, ruderi, grotte, fitti boschi e piena di erbe officinali
sembra fatto apposta per ospitare le streghe.
Questa
volta parcheggiamo un po’ prima, per risalire a piedi la Sambughea, la parte
bassa del borgo medievale. Si chiama così perché dopo un’epidemia di peste i
sambuchi erano cresciuti fin dentro le case abbandonate in fretta e furia.
Percorriamo via Ca’ Murata dove le abitazioni, per evitare la diffusione del
contagio, vennero sbarrate con i malati ancora all’interno. Tutto è rimasto
come allora. Case diroccate, piene di piante selvatiche. Suggestivo, romantico,
persino emozionante per noi che siamo di passaggio – tranne il silenzio
assoluto, che per gli animali metropolitani diventa subito snervante - ma anche
un po’ triste, se pensi a chi in un paese semideserto ci deve vivere.
Arrampicandosi
su per i carruggi si arriva fino al centro dell’antico paese, al battistero
della Collegiata, che conserva tra l’altro un prezioso dipinto della fine del
Trecento. Qui, davanti a tutta la popolazione, gli Inquisitori diedero
l’annuncio dell’inizio della persecuzione. A fianco ci sono il Palazzo
Stella (o meglio, quei pochi brandelli rimasti) - apparteneva alla famiglia
della povera Isotta, morta durante i tormenti - e l’Oratorio di San Giovanni
Battista, con altre importanti opere d’arte.
I
luoghi delle streghe, secondo quanto si racconta, a Triora erano essenzialmente
due. Il primo, in via Dietro la colla (si chiama proprio così), è
un fienile diroccato, la Cabotina. Una lapide in marmo sta lì a ricordarlo: «Nel
sec. XVI credevasi luogo delle streghe», mentre qualcuno ha voluto aggiungere
un’altra targa, in legno, più maliziosa: «Qui le streghe danzavano con il
diavolo e…» Spazio all’immaginazione! Questi ruderi si raggiungono
facilmente dall’interno del paese, oppure si conquistano percorrendo il
sentiero delle streghe (15 minuti in salita) indicato poco prima di entrare a
Triora. L’altro, fuori dalla zona storica, è l’antica fontana di Campomavue,
ma non c’è granché da vedere.
A
questo punto, possiamo dire che il paese lo abbiamo percorso in lungo e in
largo. O meglio, in su e in giù. Alle porte di Triora varrebbe la pena entrare
nella chiesa campestre di San Bernardino, con i suoi pregevoli affreschi
medievali, ma per trovarla aperta bisogna essere fortunati. È ancora presto per
visitare il Museo Etnografico, l’unico in Italia con una sezione dedicata alla
stregoneria. Decidiamo allora di concederci un giro in macchina in questa valle
piena di grotte e cave di ardesia, attraversata dal limpido torrente Argentina,
che nasce dal monte Saccarello. Arrivati intorno ai 1000 metri, nel territorio
di Triora troviamo due affascinanti borghi montani, dove le vecchie abitazioni
hanno ancora i tetti in ardesia e dove si parla un incomprensibile dialetto
brigasco. Sono Verdeggia e Realdo, le cui case sembrano reggersi per miracolo
sul ciglio di uno strapiombo. Per gli amanti del trekking sono luoghi ideali,
molto belli e interessanti da un punto di vista naturale. Nella zona c’è una
flora ricca di endemismi e una fauna alpina degna di attenzione. Fra i mammiferi
sono stati segnalati anche gatti selvatici e lontre, indicatori di ambienti
ecologicamente intatti. Daini e camosci sono purtroppo a rischio di estinzione
per colpa della caccia.
Prima
di rientrare a Triora ci fermiamo un attimo al ponte di Loreto, da cui si vede
l’antico ponte della Mauta, luogo di sabba. Da Loreto, in primavera-estate i
cultori di sport estremi si catapultano giù, da 119 metri di altezza, con la
caviglia legata ad un elastico. È il bungee
jumping, una delle mode del momento. Tutto intorno, sulle pareti di ardesia
che scendono a picco, un altro sport in voga è il free-cimbling.
Entriamo
nel Museo Etnografico e della Stregoneria. Ricostruzioni, libri, copie di
documenti. Certo, ci è difficile oggi comprendere cosa sia successo
all’epoca. La paura delle streghe era reale, condivisa da tutti gli strati
sociali. Anche la popolazione, come le alte sfere ecclesiastiche, riteneva che
Satana potesse influire sulle vicende terrene. Se gli incontri notturni e i
rapporti sessuali con il diavolo non potevano che essere frutto di fantasia o
allucinazioni (eppure le imputate, negli interrogatori, non si stancano di
ripetere di aver incontrato Satana, essere state possedute da lui, aver
raggiunto in volo il sabba), ciò non toglie che nella magia si siano cimentate
molte donne, contadine e povere, guaritrici o levatrici, per tentare di
migliorare la propria condizione.
Terminato
il giro del museo, è giunto il momento di lasciare l’Alta Valle Argentina.
Per una volta, concediamoci la strada più lunga (ve la sconsigliamo solo se le
curve in auto vi danno molto fastidio). Una manciata di chilometri in più, ma
ne vale la pena. Usciti da Triora, ripresa la statale 548, invece di arrivare
fino alla costa, giriamo a destra poco dopo Badalucco, in direzione Baiardo,
nostra prima tappa. Poi, ci fermeremo ad Apricale e Dolceacqua, altri luoghi un
tempo frequentati da streghe. Sono borghi caratteristici, meritano una
passeggiata. Apricale è veramente particolare, con i suoi vicoli pieni di
murales. A Ventimiglia imbocchiamo l’autostrada, per uscire al casello di
Albenga. Mentre costeggiamo la Sanremo del festival e del casinò,
quell’entroterra tranquillo e affascinante che ci siamo appena lasciati alle
spalle ci sembra ormai lontano mille chilometri.
Ma
nel savonese ci attende un altro interessante paese un tempo patria di streghe.
È Toirano, con il suo caratteristico borgo medievale, il museo etnografico, ma
soprattutto la sua splendida grotta, popolarmente conosciuta con il nome di Bàsura,
che in genovese vuol dire strega. Bella, spettacolare, importante per le
antichissime tracce che vi sono conservate. La si può visitare tutto l’anno
perché lì, nel ventre della montagna, la temperatura rimane sempre a 16 gradi.
Certo,
in questo caso la strega ce la si è voluta tirare – come dire – per i
capelli…sì, proprio a tutti i costi. Il luogo comunque è stupendo, meno male
che il nome ha catturato la nostra attenzione! Sentite perché si chiama così.
Fino alla metà del secolo, il passaggio della grotta era interamente bloccato
da una stalagmite. Rimaneva una sola fessura, e quando qualcuno cercava di
guardare dentro inserendo una candela, un soffio la spegneva. Un po’ labile
come indizio, eppure bastò per far nascere la leggenda popolare che fosse
abitata da una strega. Nel 1950 alcuni giovani della zona tentarono la grande
impresa. Sfidare la maga, sfondare lo sbarramento. Chissà quale fu la loro
reazione quando si trovarono davanti agli occhi un luogo così sorprendente, un
“libro naturale” di storia che racchiude testimonianze fossili legate
all’uomo preistorico e all’orso delle caverne. Nelle limpide acque di un
bacino interno vive un piccolo crostaceo trasparente, il Niphargus,
adattatosi all’assenza di luce. Le spettacolari creazioni calcaree, formate
nel tempo dal lavorio dell’acqua, enormi stalattiti e stalagmiti talvolta
unitesi a realizzare fantasiose colonne, lasciano il visitatore a bocca aperta e
fanno sbizzarrire la fantasia. La torre di Pisa è un classico, scontato, ce la
vedono tutti, così come l’organo, ma poi, a seconda delle propensioni di
ognuno, c’è chi scorge animali o piante, drappeggi o prosciutti… forse
anche in funzione dell’ora! Un percorso artificiale collega la grotta della
strega a quella di Santa Lucia inferiore, interessante per le caratteristiche
formazioni calcaree chiamate “fiori di aragonite”.
Tornati
all’aperto, proseguiamo fino al Giogo di Toirano. Nei pressi di una zona
popolarmente chiamata “salto del lupo”, la leggenda vuole che una voragine
carsica, detta Buranco, sia nientemeno che una porta per l’inferno. Un luogo
sinistro, carico di leggende. Un tempo vi si svolgeva il sabba, di recente
qualcuno ci si è tolto la vita. C’è chi è pronto a giurare di avervi visto
uscire il diavolo. In persona. Come trovare l’impegnativo ingresso? Basta
prendere in mano una cavalletta e dirigersi dove tende le zampe. Sarebbe infatti
la Gattona, una strega che sta cercando di tornare all’inferno.
Torture e roghi ai tempi dell'Inquisizione
A
un certo punto però gli Inquisitori partirono, senza terminare il processo e
lasciando le imputate rinchiuse nelle prigioni. Fu allora il Parlamento a
prendere di nuovo posizione, chiedendo che la situazione venisse sbloccata: che
fossero punite le colpevoli e liberate le innocenti. Per risolvere la questione,
e controllare la regolarità del procedimento, la Repubblica di Genova inviò un
commissario straordinario, tale Giulio Scribani. Dopo aver spedito tredici
streghe e uno stregone nelle carceri genovesi, l’uomo si fece prendere la mano
e proseguì le indagini comportandosi peggio dei suoi predecessori. Effettuò
nuovi arresti ed emise - pur senza averne la competenza - altre condanne al rogo
nei confronti di presunte streghe. In tutta la vicenda furono processate circa
trenta donne. Nonostante le condanne, sembra che nessuna sia realmente finita
sul rogo, ma alcune non riuscirono a sopravvivere alle torture, mentre altre
perirono di stenti nelle prigioni di Genova. Non si conosce la sorte delle
superstiti.
Il glossario della strega
Caccia alle streghe
A
lanciare su vasta scala la persecuzione furono la bolla Summis desiderantes affectibus, emanata nel 1484 da Innocenzo VIII
contro coloro che hanno “abusivi commerci con i demoni”, e il Malleus
maleficarum (Il martello delle streghe), un trattato di due inquisitori
domenicani tedeschi, J. Sprenger e H. Institoris, che spiegava
"scientificamente" il fenomeno e i sistemi per combatterlo.
Inquisizione
Era il tribunale ecclesiastico istituito per prevenire e reprimere le
eresie. Dalla fine del Quattrocento, per circa due secoli, la persecuzione
contro le streghe assunse carattere di massa, provocando migliaia di vittime.
I processi contro le streghe sono simili l'uno
all'altro. Interrogatori ripetuti e martellanti da parte degli Inquisitori,
iniziale dichiarazione di innocenza delle imputate, uso della tortura e
successiva "confessione", un racconto più o meno fantasioso di magie
e incontri con Satana, riunioni notturne e viaggi su animali volanti. Simbolo
del patto con il diavolo si riteneva fosse un marchio sul corpo, che gli
accusatori si accanivano a ricercare sulle imputate. In conclusione il rogo,
destinato alle streghe confesse.
Congresso
notturno, durante il quale le streghe si congiungevano carnalmente con i
diavoli. Durante gli interrogatori le donne riferiscono spesso che, prima di
recarsi al sabba, si cospargevano il corpo con un particolare unguento.
Strega
«Strega formale deve riputarsi, ed è colei, ch'avrà fatto patto col
Demonio, et apostatando dalla Fede, con i suoi malefitij, e sortilegij,
danneggiato una, o più persone, in guisa che ne sia loro seguita per cotali
malefitij o sortilegij la morte; e se non la morte, almeno infermità, divortij,
impotenza al generare, o detrimento notabile agli Animali, Biade, o altri frutti
della Terra» (1620 ca. – Instructio
dell’Inquisizione).
Pozioni d'amore e filtri contro il malocchio
La
Cabotina, a Triora, dove un tempo si incontravano le streghe, è oggi una
località isolata e silenziosa. Quando la raggiungi, dal paese oppure attraverso
un sentiero immerso nel verde, hai la sensazione che una delle cose più
improbabili da trovare nelle immediate vicinanze sia un negozio. Con una
curiosità mista a scetticismo segui allora i cartelli che indicano, a pochi
metri, La grande foresta () 0184/94514). Questa inaspettata bottega – un accogliente locale
illuminato con un’ampia finestra che offre un bel panorama verde e rilassante
– esiste davvero. Stufa a legna e stereo accesi, lui, l’artigiano-artista,
è lì, circondato dai suoi personaggi fantastici: gnomi, fate, streghe e
folletti in terracotta scolpiti, modellati e decorati a mano (prezzi dalle 12
mila lire al milione).
In
un ambiente indubbiamente meno magico, nella parte nuova di Triora, veniamo
invece attratti da un negozio che espone il cartello “prodotti tipici della
strega” (corso Italia 50,
)
0184/94278). Entriamo. Tracce di streghe sono solo sul marchio di alcuni
prodotti fabbricati in proprio, ma dimentichiamo ben presto l’assenza,
circondati da una miriade di cibi invitanti e genuini, come la ricca scelta di
marmellate di frutti di sottobosco, miele e croccanti, o l’ottimo pane di
Triora, conosciuto e apprezzato ben oltre i confini della Valle Argentina.
Il
vero regno per un “autentico” shopping della strega si trova però a Molini
di Triora, dove in piazza Roma c’è un piccolo scrigno colmo di colori,
curiosità – da segnalare una divertente collezione di lumache – sapori e
odori che ci conducono indietro nel tempo. Nella Bottega
di Angelamaria ()
0184/94021 chiuso il mercoledì), sarete accolti da una bella signora
sorridente, con un ampio abito lungo, rigorosamente nero, pronta ad offrirvi una
pozione d’amore o un olio “scacciabàgiue”. E poi ancora liquori d’erbe,
come il filtro delle streghe (prodotto sulla base di una ricetta rinvenuta
nell’abitazione di una sua antenata, inquisita nel processo per stregoneria) e
il latte di lumaca, a base di grappa di vinacce, zucchero e piante aromatiche.
Fra i formaggi, vi consigliamo di assaggiare lo scacciapensieri e il bruzzo,
ricotta piccante tipica della zona, fermentata all’interno di cassapanche in
castagno.
La ricetta
della strega
Alimento particolarmente adatto per la vita agreste delle streghe, sono
oggi una specialità di Molini di Triora, dove ogni anno a settembre si svolge
la Sagra della lumaca.
Ingredienti
per 4 persone
1
kg. di lumache ben lavate; ½ l. di olio di oliva extravergine; mollica di 2
panini; 1 l. di vino ormeasco; brodo di carne; ½ testa di aglio; 1 cipolla;
sale, pepe, aceto di vino rosso, prezzemolo, alloro,
menta selvatica, rosmarino, timo.
Tempo
di cottura: circa 3 ore.
Mettere
l’olio in una pentola di terracotta e dopo alcuni minuti aggiungere le lumache
e i gusti. Far cuocere per circa 20 minuti e quindi ricoprire le lumache con il
vino rosso, aggiungere sale e pepe quanto basta. Far evaporare il vino e
ricoprire con il brodo. A cottura ultimata aggiungere la mollica imbevuta di
aceto di vino rosso e un tritato di menta e prezzemolo. Accompagnare con vino
ormeasco.
Curarsi con le
erbe
L'Alta Valle Argentina, con le sue numerose piante officinali spontanee,
era, da un punto di vista naturale, un territorio propizio per le streghe, che
usavano le erbe a scopo terapeutico o come ingredienti per i filtri magici e gli
unguenti diabolici i quali, cosparsi sul corpo, permettevano loro di partecipare
al sabba. Si trattava di preparati a base di mandragola, giusquiamo, stramonio,
aconito, belladonna che provocavano, tramite assorbimento cutaneo, allucinazioni
erotiche. Al termine dell’effetto, alle donne rimaneva l’impressione di
essersi veramente recate ai festini con Satana.
Mentre le pomate “deliranti” sono un ricordo del passato, gli
anziani del luogo utilizzano tuttora rimedi terapeutici erboristici tramandatisi
nel corso dei secoli. Cure naturali, tradizioni, memorie e superstizioni delle
popolazioni della zona sono contenuti nell’interessante libro di Sandro Oddo,
La medicina popolare nell’Alta Valle Argentina (Pro Triora Editore 1997 -
L. 35.000), con un’estesa ed esauriente appendice medica sull’azione
terapeutica delle piante trattate e un capitolo dedicato a riti e procedure
ancora oggi seguiti per togliere il malocchio.
Ecco
un rimedio naturale contro l’ipertensione suggerito da Amalia, la “strega
buona” di Molini di Triora:
Mettere
in una tazza d’acqua cinque fiori di genzianella, una manciatina di
biancospino e tre foglie d’olivo. Lasciare macerare il tutto per ventiquattro
ore. Assumerne una tazza per nove giorni, cambiando solo l’acqua che si beve e
lasciando inalterato il resto.
Mangiare e dormire
Chi non vuole rinunciare ai comfort di un hotel tre-quattro stelle, farà
meglio a cercarli altrove. Lungo la costa, ad esempio. Agli altri, consigliamo
invece di rimanere nell’entroterra, dove troverete, nella zona di Triora come
in quella di Toirano, alcuni ristoranti per gustare piatti tipici e, dopo, anche
pernottare, in camere semplici ma dotate di propri servizi. L’ambiente è
familiare, essenziale e accogliente. Buono il rapporto qualità-prezzo.
[Corso
Italia 66
) 0184/94051]
Camera
doppia L. 65.000-70.000, mezza pensione L. 65.000-70.000. Chiuso d’inverno.
Rifugi
montani
[) 0184/94141]
Prenotazione posti per Realdo, Verdeggia, oppure più in alto, sui 1700
metri della Bassa di Sanson.
Giovanna
[) 0184/94026]
Chiuso d’inverno.
Santo
Spirito
[piazza Roma 23
)
0184/94019]
Pernottamento e prima colazione L.30-40.000 a persona, ½ pensione L.
60.000, pranzo tipico L. 35.000-50.000 escluse bevande. Aperto tutto l’anno.
La
Strega
[via G. B. Parodi 1
)
0182/98074]
Camera doppia L. 50.000, mezza pensione L. 45.000, pensione completa L.
55.000. Aperto tutto l’anno.
[via
P. Mainero 33
) 0182/98192]
Pernottamento
in doppia compresa prima colazione L. 60.000-70.000, mezza pensione L.
55.000-60.000. Aperto tutto l’anno.
Vedere
Triora
Museo
Etnografico e della Stregoneria
[Corso
Italia 1 - Triora (IM) -
)
0184/94477]
Orario:
estate 15.30-18.30, inverno 14.30-18.00. Sabato e domenica anche 10.30-12.00. L.
2.000.
Un
tempo adibiti a prigione, i sotterranei dell’edificio in cui è ospitato il
museo - che tratta del lavoro agricolo e della vita quotidiana - sono oggi
occupati dalle sale dedicate al fenomeno della stregoneria, affrontato nei suoi
aspetti leggendari e storici attraverso la ricostruzione di scene di sortilegi,
interrogatori e supplizi e l’esposizione di copie di documenti conservati
nell’Archivio di Stato di Genova. La sezione archeologica raccoglie una parte
dei reperti rinvenuti durante gli scavi effettuati, nella Valle Argentina, in
grotte, cave, nel Pertuso e nel Buco del Diavolo; gli altri si trovano nel
Civico Museo Archeologico di Sanremo.
Grotte
di Toirano
Visite
guidate tutti i giorni ore 9.00-12.00 (ultima entrata) e 14.00-17.00 (ultima
entrata), biglietto intero L. 12.000 (festivi e prefestivi L. 15.000, ridotti
per gruppi e famiglie). La visita, della durata di 60-70 minuti, comprende la
grotta della Basura e quella di Santa Lucia Inferiore, per un totale di circa
1300 metri. Alle grotte è annesso un piccolo museo preistorico.
Museo
Etnografico della Val Varatella
[Via
G. Polla - Toirano (Sv) -
)
0182/989968]
Orario:
10.00-13.00/15.00-18.00. L. 2.000.
Allestito
nelle antiche scuderie del palazzo dei Marchesi del Carretto, conserva
testimonianze dei mestieri agricoli e artigianali della zona, ma anche ricordi
di vita domestica delle generazioni che ci hanno preceduto.
Leggere
Libri
Per
immergersi nell’atmosfera della Triora del XVI secolo, prima di intraprendere
il viaggio è d’obbligo la lettura del romanzo di Remo Guerrini, Strega,
Interno Giallo, Milano 1991. Il libro, ormai fuori catalogo e praticamente
introvabile nelle librerie, è però facilmente reperibile nelle biblioteche.
Ricostruisce, miscelando riferimenti storici e invenzioni fantastiche, la storia
di Battistina, una strega di soli tredici anni.
Dedicato
alle streghe dell’Alta Valle Argentina è anche il libro di Sandro Oddo, Bagiue.
Le streghe di Triora. Fantasia e realtà, Pro Triora Editore, 1997 (L.
15.000), in cui sono riprodotti alcuni interessanti documenti storici,
attualmente conservati nell’Archivio di Stato di Genova, relativi al processo
della fine del Cinquecento.
Triora
e il suo territorio,
Cartoguide De Agostini. Tradizioni, storia e attualità della zona, con alcuni
itinerari di trekking.
La
riviera di ponente,
Guida Vacanze del Touring Club, (L. 20.000) piena di curiosità e suggerimenti
pratici.
Una
Liguria da scoprire.
Raccoglie 14 escursioni di varie lunghezze e difficoltà (L. 9.000). E’ curata
dall’Associazione Liguria da Scoprire, che propone iniziative alla riscoperta
delle tradizioni, della storia e della natura del ponente ligure ()
0183/290213)
Liguria
[http://www.regione.liguria.it]
Il
sito ufficiale della regione fornisce tutte le informazioni utili per un
soggiorno in Liguria. Nello sportello per il turista si trovano elencati,
provincia per provincia, musei, strutture ricettive, itinerari, manifestazioni
culturali. Vi sono inoltre pagine dedicate a vini e prodotti tipici, parchi
naturali e molto altro.
[http://www.museinrete.net]
Nel
sito dei musei demoetnoantrolopogici d’Italia, preziose raccolte che
custodiscono ricordi delle tradizioni e delle usanze delle differenti regioni,
è in allestimento una pagina sul Museo Etnografico e della Stregoneria di
Triora.
Trekking
[http://www.lnet.it/cai/]
A
cura della sezione di Loano del Club Alpino Italiano, propone percorsi di
trekking con partenza da Toirano. Per ogni tappa viene fornita una dettagliata
descrizione, in cui sono specificati anche l’andamento altimetrico e i tempi
di percorrenza.
Salto con
l’elastico
[http://www.bungee.it]
Gli
amanti degli sport estremi vi troveranno tutte le informazioni per praticare il
salto con l’elastico dal ponte di Loreto. Periodo di effettuazione: da fine
marzo a ottobre.
Triora
Percorrere l’autostrada
A-10 fino al casello di Taggia. Raggiunta con l’Aurelia Arma di Taggia,
imboccare la statale 548 della Valle Argentina.
Toirano
Si esce dall’autostrada A-10 al casello di Pietra Ligure provenendo da
Genova, ad Albenga provenendo da Ventimiglia, poi si percorre l’Aurelia fino a
Borghetto Santo Spirito. Si lascia quindi la costa per imboccare la strada
provinciale. A circa 4 km. si trova Toirano.
Numeri
utili
Comune
di Triora,
) 0184/94049
Comune
di Toirano,
) 0182/98065
Ass.
Turistica Pro Triora,
) 0184/94477
Ufficio
grotte di Toirano,
) 0182/98062
APT
Riviera dei Fiori,
) 0184/571571 (per la valle Argentina)
APT
Riviera delle Palme,
) 0182/647125 (per la zona di Toirano)
Il
free-cimbling viene organizzato tutto l’anno dal Centro di arrampicata
sportiva su roccia Marco Pukli
) 0184/688900, nei mesi estivi anche da Gianni
Carbone
) 0184/572275 (0347/4350182)
Il
salto con l’elastico dal ponte di Loreto è invece organizzato dalla Exploring
bungee srl, tel. 02/29403136. I primi lanci quest’anno verranno effettuati
domenica 28 marzo, mentre il 2 maggio si svolgerà una gara di velocità. Costo
del primo lancio: L. 120.000.