Fino all’Ottocento quasi tutti i monasteri avevano una propria spezieria, riservata ai frati oppure aperta al pubblico. Il monaco addetto, perfetto conoscitore del mondo vegetale, si incamminava ogni giorno, con una cesta sotto il braccio, verso l’orto dei semplici o la campagna circostante alla ricerca di erbe e radici. Poi, in un laboratorio colmo di alambicchi e mortai, essiccava e conservava le piante officinali, preparava medicamenti, infusi e misture. Era il farmacista dell’epoca preindustriale, mestiere prevalentemente legato all’assistenza conventuale e ospedaliera. Dopo l’unità d’Italia, con l’evoluzione delle concezioni terapeutiche e lo sviluppo della medicina di sintesi, quei superati laboratori vennero smantellati. Dei loro arredi e corredi si perse spesso ogni traccia. Contribuì alla diaspora la soppressione degli ordini monastici e il conseguente incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, che in alcuni casi salvò comunque gli oggetti dalla vendita. C’è però qualche monastero dove il tempo sembra essersi fermato e i locali delle antiche spezierie sono lì, intatti e immutati, custodi di preziose testimonianze storiche e artistiche. Luoghi silenziosi, carichi di un fascino discreto che seduce il visitatore infondendogli calma e serenità.
Alcuni conventi confezionano tuttora rinomate preparazioni erboristiche. Anzi, sulla scia del crescente apprezzamento nei confronti di rimedi e cosmetici naturali, hanno ampliato e modernizzato la produzione. In altri è invece rimasta attiva solo la distilleria e la vendita di liquori tonici e digestivi.
I motivi per una visita sono dunque molteplici: la suggestione dei luoghi, la valenza artistica e storica e, non ultima, la possibilità di acquistare ottimi prodotti naturali. Non pensate che questi locali siano tutti uguali perché conservano oggetti simili: scaffali, banco di vendita, contenitori ceramici o vitrei, mortai e alambicchi, attrezzature e ricettari. Non solo troverete spesso vere e proprie opere d’arte, ma anche le differenti sfumature di colore, gli aromi sprigionati dagli antichi vasi, gli infiniti particolari insomma, contribuiscono a rendere unica l’atmosfera e interessante ogni visita.
LAZIO. Una passeggiata nel cuore di Trastevere, a Roma, è sempre fucina di piacevoli emozioni. Hanno un fascino intenso e singolare quei vicoli carichi di memoria, caparbi custodi di abitudini di una città più piccola e miracolosamente scampati alle numerose ristrutturazioni urbanistiche. Ci trovi ancora i panni stesi su fili che imperturbabili corrono da un lato all’altro della via oppure, nelle serate estive, chiassose tavolate condominiali in strada. Pure di angoli immutati da secoli lo storico rione ne mantiene a bizzeffe, talvolta però negandone gelosamente la conoscenza ai più. Quanti, ad esempio, sanno che l’Antica spezieria di Santa Maria della Scala è lì, al primo piano del convento dei Carmelitani Scalzi, sopra la farmacia ancora in funzione?
In questo periodo i locali, che necessitano di alcuni lavori, non sono accessibili. Ci auguriamo per poco, perché una visita la storica spezieria la merita senz’altro. Conserviamo infatti ancora vive nella memoria le suggestioni provate una mattina di qualche anno fa. Seguendo padre Luigi, i pochi metri che separano la routine quotidiana dall’ingresso alle sale storiche ci erano apparsi come una macchina del tempo che velocemente ci aveva catapultato nel passato, immergendoci in un magico silenzio rotto solo dal rumore della enorme chiave girata per aprire la porta che nasconde questo inaspettato tesoro.
Aperta agli inizi del '700 e divenuta ben presto nota per i suoi rimedi, a lungo rifornì i pontefici e le loro famiglie, godendo di privilegi ed esenzioni fiscali. Negli scaffali settecenteschi, con i preziosi vasi ancora pieni di liquidi e rimedi, ricettari ed erbari sono disposti come se la farmacia fosse attiva. Coinvolti dalla particolare atmosfera di questa isola fuori dal tempo, quasi credevamo che potesse improvvisamente comparire dietro il bancone di vendita fra’ Basilio, celebre speziale del Settecento, per offrire il suo antidolorifico, quell'acqua definita "antipestilenziale" perché sembrava proteggere chi veniva a contatto con malati contagiosi. Una scritta in latino attrae l’attenzione dei visitatori. Ve la proponiamo nella traduzione riportata negli studi sulla spezieria. «Né l'erba li guarì né la miscela; sì la tua parola, Signore, la qual sana ogni cosa». Affermazione che appare nulla affatto idonea a infondere nei malati la fiducia nei rimedi venduti! Tant’è. La concezione all’epoca dominante assegnava alla scienza un ruolo subordinato alla religione. Per il cliente era allora forse più confortante rivolgere lo sguardo verso l’altra iscrizione in lettere dorate (anche qui, traduzione): «Della terra l'Altissimo creò i medicamenti; l'uomo prudente non li avrà in dispregio».
Nell’adiacente laboratorio liquoristico, risalente alla prima metà dell'Ottocento, sono conservati gli strumenti usati per la distillazione. Negli ultimi anni il convento ha però sospeso la produzione.
Gli amanti degli elisir dei frati non devono comunque perdersi d’animo. A pochi chilometri di distanza, nell’Abbazia delle Tre Fontane, circondata da un bosco di eucalipti e un tempo meta privilegiata delle passeggiate domenicali fuori porta dei romani, troveranno liquori naturali a base di erbe prodotti da padre Enrico, erede di una tradizione iniziata dai trappisti nel 1873. Molto richiesta è anche la cioccolata dei frati, fabbricata in uno stabilimento nei pressi di Roma.
Nel Lazio, come produzione monastica, c’è pure dell’altro. In provincia di Frosinone, nella Certosa di Trisulti, costruita agli inizi del Duecento e da circa mezzo secolo passata ai Cistercensi, ci attendono otto squisite specialità, elisir e liquori realizzati con erbe della zona. Il gioiello del luogo - che si raggiunge da Collepardo con una stradina tutta curve immersa in un bosco - sono i locali dell’antica spezieria. Uno splendore di colori accoglie il visitatore nella sala un tempo destinata alla vendita, dove soffitto e bancone sono decorati con figure di gusto pompeiano, mentre una miriade di vasi riempie gli scaffali stagliandosi sul fondo azzurro degli armadi a vetri. Negli altri locali, un po’ spogli, troviamo scatole in legno di balsa, decorazioni parietali e qualche mobile.
La farmacia non è in funzione da tempo, al contrario di quanto accade una manciata di chilometri più in là, nell’Abbazia di Casamari, dove la vendita prosegue in una sala inaugurata nel 1948, mentre ben poco si è salvato – alcuni vasi, un dipinto su tela - dell’antica spezieria, esistente da secoli per uso privato e aperta al pubblico agli inizi dell’Ottocento. I locali sono stati demoliti nel corso del restauro del 1955 perché deturpavano il complesso architettonico.
Il vanto dei monaci di Casamari è, oggi come un tempo, la distillazione, da erbe e spezie, di liquori che uniscono all’effetto terapeutico un ottimo gusto. «Essenza tra il mistrà e l'assenzio con altri succhi medicinali, squisitissima... poche gocce bastano a trasmutare un bicchiere d'acqua in una specie di opale paradisiaca». Così D'Annunzio descriveva la tintura imperiale, un preparato a 90° composto nel 1766 da fra’ Eutimio e ancora oggi apprezzato per le sue molteplici proprietà. Mentre alcune gocce in un bicchiere di acqua permettono di ottenere una gradevole bibita dissetante, in dosi maggiori favorisce la digestione, ma può essere usato anche per l'igiene della bocca, la prevenzione della carie, il dolore dei denti e per liberare le vie respiratorie.
Nei laboratori della liquoreria, situata all'ingresso della casa abbaziale, le attrezzature sono state nel tempo modernizzate, ma le ricette rimangono quelle di una volta. La preparazione, artigianale, è tuttora basata sull'abilità nel dosare goccia dopo goccia essenze ed estratti mentre l'imbottigliamento, meccanizzato, permette una produzione di circa 3000 pezzi l'ora.
CAMPANIA. Se volete spingervi più a sud, vi consigliamo alcuni luoghi interessanti, che però hanno conservato ben poche tracce delle spezierie di un tempo. I locali - affrescati e decorati – della farmacia della Certosa di San Lorenzo, a valle del paese di Padula, in provincia di Salerno, sono destinati a esposizioni d’arte, mentre arredi e corredi originali sono andati quasi completamente persi. Riportata all’antico splendore da un recente restauro, la certosa – iniziata nel Trecento ma di prevalente aspetto barocco - è sede tra l’altro del Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale.
A Napoli, dove una parte degli ambienti conventuali della Certosa di San Martino dopo la soppressione degli ordini monastici è stata destinata a museo, nella sala un tempo adibita a spezieria sono conservate pregiate collezioni di vetri. In attesa della prevista ricostruzione dell’antica farmacia, da non perdere l’esposizione di presepi del Sette-Ottocento.
TOSCANA. Dirigiamoci ora verso Nord, in una regione dove la tradizione farmaceutica è molto viva. Effettuiamo la prima sosta in provincia di Siena, a 9 km. da Asciano. In località Chiusure, nella caratteristica cornice delle crete senesi ci appare, immersa in un fitto bosco di cipressi, la solenne Abbazia Benedettina di Monte Oliveto Maggiore. Vi si accede da un ponte levatoio nella torre merlata, nei cui pressi si trovava la farmacia fondata agli inizi del Trecento. Aperta al pubblico nel 1564 e chiusa dopo l’unità d’Italia, fu in gran parte distrutta da un terremoto. Qualcosa è rimasto del suo corredo originale: un bancone di vendita e un centinaio di vasi inizi Settecento conservati in una sala della biblioteca. Il cuore artistico del monastero è però il Chiostro grande, con gli affreschi di Luca Signorelli e di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Il convento è anche sede di un qualificato laboratorio di restauro del libro.
Per quanto riguarda la produzione attuale, molte confezioni sono realizzate in laboratori decentrati. Tipicamente olivetana è una tisana depurativa a base di una misteriosa e prodigiosa erba dalle mille proprietà: tra l’altro aiuta il buon funzionamento di fegato e reni, combatte insonnia e dolori reumatici, dissolve i calcoli.
Ripreso il viaggio, arriviamo a Firenze. Siamo attesi nell’Officina profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella. Appena entrati nell’imponente sala destinata dal 1848 alla vendita, inebriati da un intenso profumo di erbe e disorientati dall’improvviso e inaspettato universo di colori, iniziamo a vagare disordinatamente con lo sguardo. Superato lo stupore, chiediamo del direttore, Eugenio Alphandery, che ci guiderà alla scoperta di questo monumentale e magico scrigno nel cuore della città.
In tutto, inclusi i laboratori e l’antica distilleria, contiamo una decina di ambienti, fra cui alcuni splendidi locali dai soffitti decorati e dalle pareti affrescate, colmi di dipinti, mobili intagliati, dorati e laccati, sculture in legno e pregiati stucchi. Nell’antica spezieria, con le sue belle vetrine settecentesche, e nell’elegante sala arredata con mobili in stile Direttorio, un tempo destinata a ricevere gli ospiti di riguardo, sono esposti numerosi oggetti dell’originale corredo: mortai, vasi, albarelli, alambicchi.
Nata all’ombra del convento dei frati domenicani nel Duecento e ufficialmente aperta al pubblico da fra’ Angiolo Marchissi nel 1612, dopo l’unità d’Italia passò allo Stato, che la cedette al nipote dell’ultimo frate direttore della bottega. Da allora, la famiglia Stefani prosegue l’attività coniugando rinnovamento e tradizione. Agli antichi preparati, realizzati secondo le ricette originali, si sono nel tempo affiancati nuovi prodotti a base di piante officinali coltivate con metodi naturali. E così, per un curioso scherzo della storia, può tranquillamente capitare che, in bella mostra negli scaffali, un olio abbronzante finisca fianco a fianco con una “polvere per bianchire le carni”, usata oggi come esfoliante ma in origine creata per accentuare il pallore, segno distintivo di appartenenza aristocratica. Insomma, in un luogo così carico di magie due semplici prodotti possono pure ritrovarsi ad assumere l’impegnativo ruolo di status symbol di un’epoca, rappresentanti dell’evoluzione nei secoli del costume.
La indovinata sintesi fra qualità e raffinata eleganza ha fatto sì che, nonostante i prezzi relativamente elevati di molti prodotti, la fama dell’officina si sia diffusa a macchia d’olio, tanto che negli ultimi anni sono sorti punti vendita in numerose città italiane ed europee. Fra le antiche preparazioni troviamo l’Acqua di Santa Maria Novella, un tempo nota come Acqua Antisterica per le proprietà sedative e antispasmodiche, alcuni profumi, l’aceto aromatico. Molto richiesti i prodotti per la cura del viso e del corpo. I saponi, fabbricati con macchinari dell’Ottocento affiancati da ingegnose invenzioni meccaniche dell’attuale direttore sono stampati, rifiniti e incartati a mano. Tanto per fugare ogni dubbio ne viene preparato uno proprio per noi, seduta stante. Mentre la produzione è stata di recente trasferita in un’officina liberty, negli antichi laboratori sono in allestimento un museo e una biblioteca.
Prima di uscire, passando di nuovo per la sala di vendita, che in origine era una chiesa, chiudendo gli occhi inspiriamo profondamente per conservare nelle narici il piacevole aroma delle mille erbe e fiori dei colli fiorentini. Stratagemma superfluo, ce ne accorgiamo salendo in macchina. Ci pensano i prodotti dell’officina a invadere l’ambiente con il loro profumo.
Siamo ora diretti verso la provincia di Arezzo, a Camaldoli, località un tempo chiamata Fontebona per la qualità delle sue acque, per visitare l’Antica Farmacia dei Monaci Camaldolesi. Appena fuori Firenze, direzione Pontassieve, andando verso le foreste del Casentino sembra subito di respirare un’aria diversa, più pura. Quando lasci la strada principale e inizi la salita, entrando nella distesa di abeti secolari che puntano dritti verso il cielo, tanto fitti che il sole lo intravedi solo come tenue riverbero, avverti un piacevole senso di serenità. Lo stesso stato d’animo che forse provò il Vasari nel 1538, recandosi dai monaci per dipingere il quadro raffigurante la Vergine sul trono con in braccio Gesù Bambino. Scrisse infatti nelle Vite: «Fui chiamato a Camaldoli dai Padri di quell’Eremo, dove giunto mi piacque sommamente l’alpestre ed erma solitudine e quiete di quel luogo santo».
Fondati nel 1024 da san Romualdo, di cui è visitabile la cella, i due nuclei, eremo e monastero, posti alle falde dell’Appennino tosco-romagnolo, sono oggi inseriti nel Parco Naturale delle foreste casentinesi.
Ci rechiamo prima all’eremo, a poco più di 1000 metri di altezza. Oltrepassato il muro di cinta, che nei monasteri serve a distaccare anche visivamente i religiosi dal resto del mondo, dopo aver percorso un viale in salita ti trovi davanti l’ampio cancello della clausura, invalicabile baluardo a tutela della riservatezza delle celle degli eremiti. Lo afferri con le mani, cerchi di portare il volto oltre le sbarre per guadagnare qualche centimetro, spingi lo sguardo sempre più in là, ma non riesci a percepire tracce di presenza umana. Eppure i monaci camaldolesi, seguendo la regola benedettina, hanno un forte senso dell'ospitalità, e permettono agli esterni di condividere i tempi comunitari della preghiera, del pasto e del lavoro.
Di nuovo in macchina, torniamo sui nostri passi per dirigerci verso il monastero, dove visitiamo la chiesa e il chiostro. Infine ecco la spezieria, con il suo ingresso indipendente su cui campeggia la scritta “Antica Farmacia”, anche se medicinali veri e propri non se ne vendono più. Le sale attuali sono della metà del Cinquecento, ma le prime notizie sulle attività curative dei monaci risalgono al 1048. Dopo una serie di disavventure (un paio di volte la farmacia fu distrutta da un incendio) vennero costruiti i locali ancora in funzione, arredati con splendidi armadi intagliati in noce, purtroppo ormai privi dei contenitori originali. Se vi immaginate di trovare frati dietro al bancone, proverete un senso di sorpresa nell’essere accolti da cortesi ragazze che propongono tisane, liquori, miele, confetture, cioccolata, cosmetici. I prodotti sono così invitanti e i prezzi talmente accessibili che si è assaliti dalla voglia di acquistare di tutto. Annesso alla farmacia è l'antico laboratorio chimico galenico, che conserva parte dell’attrezzatura di un tempo.
L’attività è un simbolo di efficienza, una vera e propria impresa con centri di produzione esterni e possibilità di ordinazioni tramite posta. Con il responsabile, don Marino, si comunica anche via e-mail. Insomma, preghiera e computer, tradizione e nuove tecnologie. Del resto, la comunità si mantiene attraverso il lavoro, che permette l’autosufficienza economica.
EMILIA ROMAGNA. Raggiunta Parma, è un piccolo ingresso nelle mura del monastero benedettino ad immetterci nelle tre sale della storica spezieria di San Giovanni Evangelista, riaperta nel 1951 al pubblico dallo Stato.
Nelle antiche scaffalature – arredi e decorazioni risalgono al Cinque-Seicento ma la farmacia era già attiva da alcuni secoli - sono collocati pregiati vasi, albarelli, fiaschette e mortai, oltre a rari testi dal Cinquecento in poi, mentre affreschi e intagli lignei ricordano momenti e figure della storia della medicina. Vi è inoltre un piccolo laboratorio con tanto di pozzo, alambicchi e strumenti per la preparazione dei farmaci. Sembra che un tempo vi si realizzasse la “miracolosa” teriaca - un composto di decine e decine di ingredienti animali e vegetali, di cui il principale era la carne di vipera - per secoli considerata una sorta di antidoto universale. Si pensava infatti che, essendo ogni componente efficace contro un’affezione specifica, la loro unione costituisse una sorta di panacea per tutti i mali. Mentre i locali della spezieria storica sono oggi solo un museo, nell'adiacente monastero i frati commercializzano prodotti erboristici confezionati dai monaci della badia di Torrechiara.
TRENTINO - ALTO ADIGE. A conservare la memoria della tradizione farmaceutica non ci pensano solo monaci o istituzioni pubbliche. Anche numerosi privati vi dedicano preziose energie. È il caso dell’Antica Farmacia Peer di Bressanone, attualmente gestita dal dottor Oswald e da sua moglie, la dottoressa Elisabeth.
Il nostro itinerario termina qui ma se, come noi, vi siete lasciati conquistare dai mille prodotti che vi sono stati proposti, l’intenso odore di erbe che pervaderà la vostra casa permetterà di prolungare ancora per un po’ le suggestioni del viaggio.
Gocce imperiali e salutari marmellate
Particolarmente noti e apprezzati, fra i liquori dei frati trappisti, l’Eucalittino (1/2 l. L. 15.000, 1 l. L. 23.000) e l’Estratto di Eucaliptus, benefico per le vie respiratorie (1/2 l. 14.000, 700 ml. L. 17.000), ma sono in vendita anche nocino, crema caffè, fernet, cioccolata e cosmetici naturali. Vendita per corrispondenza ) 06/59603235.
Le otto specialità della casa comprendono amari e liquori a base di erbe (5-15 mila), sambuca, anisetta e gocce imperiali, specialità a 90° dalle molteplici proprietà.
Oltre alle gocce imperiali (fiale di varie grandezze, da 2 a 20 mila lire), vi sono l’Elixir di San Bernardo (L. 9.000), amaro tonico regolatore delle funzioni digestive, lo sciroppo allo joduro di ferro (L. 8.000) consigliato per asmatici, uricemici e arteriosclerotici, un ferrochina ricostituente per astenici e anemici (L. 8.000), rhum, rosolio, sambuca.
Toscana
Tipici del monastero sono la “miracolosa” tisana depurativa (una busta L. 25.000), il Flora, amaro tonico digestivo realizzato sulla base di una antichissima ricetta (L. 23.000, flacone piccolo L. 7.000), e l’Aria di Monte Oliveto, colonia alla verbena che tiene lontano le zanzare (L. 35.000, confezione da 100 ml). In vendita anche altri liquori, sciroppi, unguenti, estratti, tisane.
Circa 300 prodotti sono elencati nella “Nota dell’essenze, pomate, spiriti, balsami, acque, liquori e altre preparazioni” di Santa Maria Novella. Una sorprendente scelta di raffinati liquori, acque di colonia (flaconi da 100 ml. da 55 a 90 mila lire, molto richiesta l’Acqua di Sicilia, 90 mila), essenze, prodotti per la cura di capelli, bocca, pelle, l’igiene personale (Vellutina, crema di sapone vegetale, L. 30.000 al pezzo) e la profumazione di armadi e ambienti (pot-pourri, 90 gr. L. 22.000, 27 mila bustina da 20 gr. con orcetto in terracotta). Fra le antiche preparazioni sono ancora vendute l’Acqua e le pasticche di S. M. Novella (L. 8.500), l'aceto aromatico o dei sette ladri (L. 16.000) utile in caso di svenimento.
Antica Farmacia dei
monaci camaldolesi
Vi si trovano innumerevoli prodotti di qualità a prezzi veramente contenuti. Liquori e cordiali (15-18 mila) ma anche tisane contro vari disturbi (L. 7.000), specialità dell’alveare (1 kg. di miele da L. 11 a 13.000), cioccolata, caramelle, marmellate, cosmetici, profumi (Lavanda di Camaldoli, L. 15.000), creme (15 mila) e molto altro, come bei vasi in ceramica, riproduzioni dei contenitori dell’antica farmacia. Su Internet all’indirizzo: http://www.camaldoli.com/farmacia.htm
Molto vasta la gamma di prodotti, confezionati nella badia di Torrechiara. La linea cosmetica Apiderma comprende creme per viso, corpo, mani (18-40 mila), bagnoschiuma, vari tipi di shampoo (15 mila) e di sapone (5-6 mila), latte detergente, tonici, unguenti antireumatici, collutori e tisane dimagranti, digestive, depurative e diuretiche (15 mila). Gli acquisti possono essere effettuati tramite Internet nel sito http://www.parmaitaly.com/creme.html
Nel settore erboristico vengono prodotti rimedi naturali contro disturbi e patologie di vario tipo. Numerose le tisane (L. 8.300), le gocce (digestive L. 9.600, alla valeriana 6.650), le tinture (valeriana, arnica e altro da 6 a 14 mila) i prodotti cosmetici (crema per il viso, da giorno L. 13.800, da notte L. 14.500). Indirizzo Internet: http://www.peer.it
Gli indirizzi
Trentino Alto Adige
Antica Farmacia Peer
[V. Ponte Aquila 4a - Bressanone ) 0472/836173. Orario: dal lunedì al venerdì 8-12.30/15-19. Turni anche di sabato e domenica]
Emilia Romagna
Storica spezieria di San Giovanni Evangelista
[B.go Pipa 1 – Parma ) 0521/233309. Orario: 9-13.45 tranne lunedì. Ingresso L. 4.000]
Monastero Benedettino San Giovanni Evangelista
[Piazzale San Giovanni - Parma ) 0521/282708. Orario: 8.30-12/15-18]
Una guida completa alle farmacie storiche della Toscana si trova su Internet, nel sito dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, all’indirizzo: http://www.imss.fi.it/farmacie/
Negozio dell'Abbazia
di Monte Oliveto Maggiore
[Loc. Chiusure - Asciano (SI) - ) 0577/707664. Orario: 9.15-12/15.15-18 estate. Inverno chiusura ore 17]
Officina
profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella – Firenze
[Via della Scala, 16 - Firenze ) 055/216276. Orario: dal lunedì al sabato 9.30-19.30. Visite agli antichi locali previo appuntamento].
Antica Farmacia dei
Monaci Camaldolesi
[Camaldoli (AR) - ) 0575/556143. Orario: 9-12.30/14.30-18 tranne mercoledì]
Antica spezieria di Santa Maria della Scala
[Piazza della Scala 23 - Roma ) 06/5806233. Attualmente chiusa.]
Liquorificio Tre Fontane
[V. Acque Salvie 1 – Roma - ) 06/5402309. Orario invernale: 9-18]
Certosa di Trisulti
[Collepardo (Fr) ) 0775/47024. Orario invernale: 9.30-12/15.30-17.30 ) 0775/47024]
Farmacia
dell’Abbazia di Casamari
[Casamari (Fr) ) 0775/282800. Orari: 9-12/15-18]
Certosa
di Padula
[V. Certosa di S. Lorenzo - Padula (Sa) ) 0975/77745. Orario invernale: 9-16.30. Ingresso: L. 4.000]
[c/o Certosa di San Martino - Largo San Martino 5 - Napoli - ) 081/5781769. Orario: feriali 8.30-19.30 tranne lunedì, sabato fino alle 23. Ingresso: L. 11.000]
Musei
Numerosi
musei italiani conservano contenitori e vasi da farmacia ma anche ricostruzioni
degli ambienti delle antiche spezierie. Ne ricordiamo alcuni.
Veneto
Museo del Settecento
Veneziano "Ca' Rezzonico"
[S. Barnaba, Dorsoduro 3136 – Venezia ) 041/2410100. Attualmente chiuso per restauro]
Vi si possono ammirare affreschi, tele, miniature, arredi d'epoca, sculture, porcellane, un teatrino di marionette e la ricostruzione di una farmacia settecentesca.
Emilia Romagna
Museo Nazionale di
Ravenna
[v. S. Vitale 17 - Ravenna ) 0544/34424. Orario: 8.30-19 tranne lunedì. Ingresso L. 8000]
Una grande farmacia della fine del Settecento è ricostruita nel museo, situato nell’ex monastero di San Vitale, che conserva un'importante sezione lapidaria, reperti di scavo e una collezione di arti minori.
Toscana
Spezieria di Santa Fina
[ex Conservatorio di Santa Chiara, v. Folgore da S. Gimignano 11 – S. Gimignano (Si) ) 0577/941269-907273. Orario: su richiesta 11-18. Ingresso L. 8000]
Vi sono esposti gli arredi e una bella collezione di vasi dal XV secolo al XIX secolo, provenienti dalla farmacia dello Spedale di Santa Fina.
Marche
Museo della Santa Casa
[Palazzo Apostolico, p.zza della Madonna – Loreto (An) ) 071/977759. Orario invernale: sabato e domenica 10-13/15-18. Ingresso L. 7000].
Nel
museo, oltre ad arredi sacri, oggetti di oreficeria, statue, arazzi, statuine da
presepe, vi è una preziosa raccolta di ceramiche urbinati che comprende quasi
500 vasi da farmacia del Cinque-Seicento.
[ex Convento di San Francesco, l.go San Francesco - Deruta (PG) ) 075/9711000. Orario invernale: 10-13/14.30-17 tranne martedì. Ingresso L. 5000]
Ripercorre
la storia della produzione locale di ceramica e vi sono ricostruiti i locali di
una antica farmacia, con circa 100 oggetti in maiolica derutese dal XV secolo in
poi.
Lazio
Museo
Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria
[Ospedale Santo Spirito, Lungotevere in Sassia 3 - Roma ) 06/68352353. Orario: lunedì-mercoledì-venerdì 10-13. Ingresso gratuito.]
Un'atmosfera quasi magica avvolge il visitatore fra gli alambicchi del laboratorio alchimistico, sovrastato da un caimano imbalsamato. Dell’antica farmacia, celebre nel Seicento per l’efficace sperimentazione della corteccia di china contro le febbri malariche, rimane una ricostruzione con arredi originali, purtroppo danneggiata dal recente furto di numerosi vasi.
[v.le dell'Università, 34/a - Roma ) 06/49914487. A richiesta giorni feriali 9-13. Gratuito]
Documenta la storia della medicina dalla preistoria ai giorni nostri. Oltre alle caratteristiche ricostruzioni d'ambiente - il laboratorio dell'alchimista, l’antica spezieria - vi si trova una preziosa raccolta di vasi da farmacia e una collezione di farmacie da viaggio.
Museo del Palazzo di Venezia
[v. del Plebiscito – Roma ) 06/69994318. A richiesta la mattina dei giorni feriali]
Nelle
sale studio sono conservati contenitori in ceramica e vetro, mortai, scatole in
legno e rari testi provenienti dalla spezieria del Monastero Benedettino
femminile di S. Pietro a Montefiascone.
Sicilia
Raccolta di vasi da farmacia
[v. Umberto I - Roccavaldina (Me) - ) 090/9977086. A richiesta. L. 5000 con visita guidata all’intero paese]
In una splendida farmacia del Cinquecento sono conservati antichi strumenti e preziosi contenitori di fattura urbinate della fine del Cinquecento.
Trisulti
Ristorante Certosa
[Collepardo (Fr) ) 0775/47283-47209. Chiuso da dicembre a marzo, primavera e autunno solo la domenica]
Situato nel piazzale della certosa, è aperto solo per il pranzo. Propone fettuccine ai funghi porcini, specialità di carni locali. L. 30.000, antipasto e bevande comprese.
Monte Oliveto Maggiore
Ristorante “La Torre”
[Chiusure (Si) ) 0577/707022. Tutto l’anno, chiuso martedì]
Adiacente al monastero, prepara specialità toscane a base di tartufi, funghi e cacciagione. Menù turistico L. 25.000, pasto completo con bevande L. 60.000.
Firenze
Osteria Numero 1
[v. del Moro 18-20 – Firenze ) 055/284897 Chiuso la domenica]
Propone piatti tipici della cucina fiorentina e veneta. Pasto completo da L. 70.000 comprese bevande.
[vicolo Scutellari 1 – Parma ) 0521/282632. Chiuso domenica]
Specialità parmigiane (salumi, tortelli, duchessa di Parma) e menù di stagione. Costo medio di un pasto completo L. 70.000 bevande escluse.
Dormire
Casamari
Albergo Ristorante
Caio Mario
[Casamari (Fr) - ) 0775/282300. Tutto l’anno, chiuso martedì]
A pochi passi dall’Abbazia, propone cucina ciociara:
maltagliati e fagioli, fagioli e cotiche, agnello, polenta. Pasto intorno alle
30 mila comprese bevande. Camera doppia con bagno L. 75.000, singola L. 40.000.
Padula
Grand Hotel Certosa
[v.le Certosa 41 - Padula (Sa) ) 0975/77126. Tutto l’anno]
Ristorante con piatti tipici locali, insaccati, primi a base di funghi porcini. Un pasto completo da L. 30.000 bevande escluse. Camera doppia con bagno L. 100.000 compresa prima colazione.
Camaldoli
Albergo ristorante “La foresta”
[Camaldoli (Ar) ) 0575/556015. Tutto l’anno, chiuso mercoledì]
Cucina familiare con crostini toscani, polenta con funghi, acqua cotta. Menù turistico L. 25.000, pasto completo alla carta L. 35.000. Camera doppia con servizi L. 70.000.
Bressanone
Hotel Goldner Adler - Ristorante Oste Scuro
[via Ponte Aquila 9 - vicolo del Duomo 3 - Bressanone ) 0472/200621 hotel 0472/835343 ristorante]
All’interno di due antiche case brissinesi, la famiglia Mayr gestisce un albergo (camera doppia con prima colazione o appartamenti con angolo cucina da L. 80.000 a persona) e un ristorante in cui la cucina unisce tradizione locale e leggerezza mediterranea.