Il
Museo audiovisivo della Resistenza delle province di Massa Carrara e La Spezia
A vederlo da fuori, l’anonimo
edificio collinare un tempo adibito a colonia per ragazzi e oggi sede del Museo
audiovisivo della Resistenza non evoca particolari suggestioni, né lascia
trapelare il suo ruolo di prezioso scrigno della memoria collettiva. Appena
varcata la soglia, la situazione non migliora granché. Anzi, un vago senso di
disorientamento pervade il visitatore. Perché entrando in un museo ci si
aspetta di trovare bacheche, oggetti, schede didattiche, non certo un locale
buio nel quale si intravede solo qualche immagine qua e là. Ruotando lo sguardo
intorno si incontra infatti una vasta cartina proiettata su una parete, un
grande tavolo con sopra alcuni mastodontici volumi – per rendersi conto che
sono virtuali bisognerà attendere che gli occhi si abituino all’oscurità –
e, in alto, un lungo schermo che sovrasta il tutto, catturando prepotentemente
l’attenzione. Lassù sei volti immobili, segnati dal tempo, sono bloccati su
un’espressione che comunica la dinamicità di un’animata conversazione.
Mentre nella sala regna un silenzio sospeso, sembra che le loro bocche non
aspettino altro che un’occasione per esprimersi, per poter riprendere il filo
di un racconto interrotto. La magia avviene quando, sfiorando con la mano le
pagine di uno dei “finti” libri, quegli occhi carichi di esperienza si
animano, acquistando una vitalità che testimonia il ricordo della passione e
della forza degli ideali, oppure conserva l’indelebile segno di una profonda
sofferenza. Voci di donne e uomini - partigiani, antifascisti, deportati,
contadini - iniziano a echeggiare nella sala proponendo una pluralità di storie
ed esperienze. Guerra, campi di concentramento e stragi naziste, ma anche
impegno civile, resistenza e opposizione armata contro fascisti e tedeschi.
Parole che si intrecciano e si sovrappongono, fondendosi in un’unica
testimonianza corale. Intanto sul tavolo, sulle pagine ormai “in movimento”
di questi inconsueti album della memoria, scorrono le immagini di filmati e foto
d’epoca. Agghiaccianti e drammatiche testimonianze di atrocità e morte, ma
anche toccanti ricordi di una lotta coraggiosa e determinata, condotta spesso
con pochi mezzi e fra mille difficoltà, sono riproposti in un allestimento che
colpisce e coinvolge profondamente, con la sua giusta miscela di soggettività e
oggettività, che dà valore alla narrazione come al documento d’archivio,
alla passione dei protagonisti come al distacco della ricerca storica. In questa
struttura altamente innovativa non vi sono cimeli che rischiano di impolverarsi,
mentre l’assenza della tridimensionalità, della fisicità dell’oggetto non
priva il visitatore di un caleidoscopio di intense emozioni. È un ottimo modo
per conservare, trasmettere e attualizzare memoria storica, un valido connubio
fra passato e presente, fra la genuina immediatezza dell’antica tradizione del
racconto orale e la sorprendente efficacia dei nuovi linguaggi. Chi intende
approfondire i temi trattati può poi passare in una sala a fianco e visionare
ulteriori immagini, testi, consultare libri sull’argomento, organizzati
secondo criteri elaborati dal direttore scientifico, il professor Paolo Pezzino
dell’Università di Pisa.
«Il ricordo di un fatto è esso
stesso un evento» dice Alessandro Portelli, uno dei maggiori studiosi italiani
di storia orale e della Resistenza. «Il modo in cui vengono ricordati e raccontati i fatti non è
una semplice rappresentazione di una realtà che è altrove, ma è esso stesso
un dato della realtà. La memoria è un fatto storico perché il ricordo, il
modo in cui viene comunicato e trasmesso, è una componente della mentalità nel
momento della narrazione, che incide direttamente sui comportamenti. Ricordare
la Resistenza in un modo anziché in un altro non indica semplicemente cosa
pensiamo del ‘45, ma anche quale democrazia vogliamo oggi.
Non
vorrei cadere nel banale, ma in questo momento avere memoria delle fondamenta
della nostra democrazia è una questione di vita o di morte per la democrazia
stessa».
«La memoria del nostro passato è
la base del futuro» incalza Giuseppe Antonini, uno dei volti del museo,
ottant’anni suonati e una vitalità da far invidia. «È necessario tramandare
la memoria di quei fatti, dei valori che furono alla base del riscatto di
un'intera generazione, contro quel revisionismo storico che vuol far apparire i
morti tutti uguali. Chi morì per la libertà non è uguale a chi morì da
oppressore della libertà!» Tace un attimo, e il suo sguardo si illumina,
mentre fugge lontano come a rincorrere un ricordo: «Là in montagna ho
trascorso i giorni più belli della mia vita. Combattevamo per qualcosa in cui
credevamo, in un vasto schieramento antifascista, con l’apporto decisivo della
classe operaia e dei comunisti e con l’appoggio della popolazione.» Pausa. «Mi
rende pieno di onore essere una delle voci del museo». Dal 24 agosto 1944 fu
comandante della Brigata Garibaldi Ugo Muccini, una formazione partigiana
molto attiva in questo lembo estremo della Toscana incuneato fra la Liguria e
l’Emilia Romagna, insanguinato da feroci rastrellamenti di interi paesi ed
eccidi perpetrati dai nazisti con l’attiva collaborazione dei fascisti.
Dedicato alla memoria dei comandanti partigiani Memo e Walter,
ovvero Alessandro Brucellaria e Flavio Bertone, due figure mitiche della
Resistenza nelle Alpi Apuane, e realizzato grazie alla tenacia e alla
determinazione di Paolo Ranieri, l’ex partigiano Andrea a lungo sindaco
di Sarzana, il museo è allestito in un edificio costruito nel dopoguerra con il
lavoro volontario di ex partigiani. La sofisticata realizzazione tecnica, basata
su videoproiezioni sincronizzate e interattive a cura dello Studio Azzurro di
Milano, con la sua dirompente forza comunicativa e un ineguagliabile impatto
emotivo consente a ogni visitatore di elaborare un proprio percorso di
conoscenza e ricomposizione della storia, attraverso una personale scelta fra le
varie tessere multimediali di questo suggestivo e originale mosaico tecnologico
della memoria.
Museo audiovisivo della Resistenza delle province di Massa Carrara e La Spezia
ex Colonie delle Prade di Fosdinovo -
Via Provinciale 10, loc. Le Prade Fosdinovo (MS)
)
0187/614300. Orario invernale: sabato 12.00-19.00, domenica 10.00-19.00. Orario
estivo: venerdì 15.30-19.00, sabato e domenica 10.00-13.00/14.30-19.00.
Aperture straordinarie su prenotazione. Ingresso 1 euro .
Dal 1937 antifascista
nel movimento clandestino e operaio alla Piaggio di Pontedera (PI), militante
del PCI, arrestato a Pordenone per attività antifascista e liberato il 25
luglio 1943, durante la Resistenza Commissario politico e poi Comandante, con il
nome di “Andrea”, della Brigata Ugo Muccini di Tenerano. Presidente dell'ANPI
Versilia e membro del Consiglio regionale e nazionale dell'ANPI.
Provengo da una famiglia
antifascista e quando Mussolini doveva passare dalle parti della nostra casa,
mio padre veniva prelevato e rinchiuso per alcuni giorni nelle prigioni a scopo
precauzionale. Questa è stata la mia prima esperienza con la repressione
fascista, un'esperienza formativa, che mi ha fatto intraprendere la strada della
lotta antifascista, poi l'antifascismo clandestino, la guerra in Jugoslavia e
finalmente la Resistenza. Là in montagna ho trascorso i giorni più belli della
mia vita. Combattevamo per qualcosa in cui credevamo alla luce del sole, in un
vasto schieramento antifascista, con l'apporto decisivo della classe operaia e
dei comunisti e con l'appoggio della popolazione.
Sono stato scelto come
testimone del Museo perché dalla battaglia del Monte Sagro del 24 agosto 1944
divenni Comandante della Brigata Ugo Muccini che operava nella zona di La
Spezia, Massa e Carrara. Mi rende pieno di onore essere una delle voci del
Museo, proprio perché è nato ai piedi di quelle montagne dove ho combattuto.
Vorrei però aggiungere che
le testimonianze sulla Resistenza sono testimonianze di un intero popolo -
formato da operai, intellettuali, donne, giovani e anziani - che per la prima
volta dopo venti anni di dittatura si è riappropriato del proprio futuro.
Quindi i singoli racconti sulla guerra, la lotta partigiana, la lotta in
montagna, le sofferenze e le aspirazioni si fondono in una testimonianza unica e
corale di alto valore umano e storico.
Per rendere l’idea dello
spirito democratico e umano che era presente nelle brigate partigiane vorrei
raccontare due episodi personali. Avevamo fatto prigioniero il Maggiore Brignole,
comandante militare della piazza di Massa. Brignole si meravigliava, provenendo
da una struttura militare gerarchica, che il Comandante partigiano marciasse in
testa, portasse lo zaino e mangiasse con i suoi uomini. Non comprendeva questo
spirito di democrazia e di uguaglianza sociale e ne rimase così affascinato che
arrivò persino a chiederci di poter combattere con noi. Il secondo episodio
accadde dopo che alcuni partigiani furono catturati e torturati dai nazisti.
All'interno della Brigata altri partigiani, in risposta, volevano torturare i
prigionieri fascisti. Cercai di dissuaderli opponendomi, ma non ci fu verso.
Dopo poco, però, tornarono da me dicendo queste testuali parole: «Abbiamo
sbagliato, noi non siamo carnefici come loro».
La Resistenza è in sé
portatrice di valori universali come la giustizia, la pace e la libertà. È
necessario tramandare la memoria di quei fatti, far conoscere ai giovani quei
valori che furono alla base del riscatto di un'intera generazione. L'ANPI oggi
lavora in quel senso, per mantenere vivo il filo rosso che lega i giovani di
oggi ai giovani di ieri, contro quel revisionismo storico che vuol far apparire
i morti tutti uguali! Perché chi morì per la libertà non è uguale a chi morì
da oppressore della libertà. La conoscenza e la memoria del nostro passato sono
la base del nostro futuro.
Tra le sue pubblicazioni Biografia
di una città. Storia e racconto: Terni 1831-1985, Torino 1985; La linea
del colore. Saggi sulla cultura afroamericana, Roma 1994; Woody Guthrie e
la cultura popolare americana, Bari 1975; Taccuini americani, Roma
1991; Il testo e la voce, Roma 1992.
Lei ha affermato che il
ricordo di un fatto è esso stesso un evento.
Intendo
dire – e su questo influisce la mia formazione letteraria – che il modo in
cui vengono ricordati e raccontati i fatti materiali non è una semplice
rappresentazione di una realtà che è altrove, ma è esso stesso un dato della
realtà. La memoria è un fatto storico perché il ricordo, il modo in cui viene
comunicato e trasmesso, è una componente della mentalità nel momento della
narrazione, che incide direttamente sui comportamenti. Ricordare la Resistenza
in un modo anziché in un altro oggi non indica semplicemente cosa pensiamo del
'45, ma anche quale democrazia vogliamo in questo momento. Quando effettuiamo
un'intervista di storia orale lavoriamo su due livelli, sul tempo degli eventi
ricordati ma anche sull’oggi. C’è continuamente un gioco di relazioni, di
rapporti fra due momenti storici. È una fonte di conoscenza sul passato ma
anche sul presente.
Parte della storiografia
ha mantenuto a lungo una certa diffidenza nei confronti delle fonti orali, del
racconto.
Oggi la diffidenza si è
molto attenuata. Credo derivasse in larga misura da una sottovalutazione della
fattualità della memoria, cioè dall'idea che la fonte - quale che sia, orale o scritta - non sia un evento in sé,
un testo, ma semplicemente la rappresentazione di altri eventi, e quindi deve
essere quanto più possibile trasparente. Noi storici orali - ma non solo noi,
anche Foucault ad esempio - abbiamo invece insistito sulla non trasparenza delle
rappresentazioni. Lo abbiamo fatto mettendo al centro della riflessione proprio
i meccanismi della non trasparenza, ovvero cosa genera le cosiddette
distorsioni, dove stanno gli errori. Perché questo fa ragionare un po' meno
sulla precisa rappresentazione degli eventi in quanto tali, ma dà una serie di
strumenti non trascurabili di analisi della storia della soggettività.
Non c'è dubbio. Si è
partiti su questo, su soggetti sociali e classi subalterne, soggetti assenti
nelle fonti classiche, soprattutto le fonti istituzionali, soggetti con meno
accesso alla scrittura di altri. Però poi abbiamo ragionato anche sulle sfere
dell'esperienza meno rappresentate da fonte istituzionale. Ad esempio la
dimensione del privato, la sessualità. Esiste una storia orale delle élite in
cui si cerca di avere accesso a dimensioni dell'esperienza anche dei gruppi
dirigenti in quanto persone, per gli aspetti che non si trovano nelle
rappresentazioni ufficiali, siano esse fonti d’archivio o autobiografie
formali. Naturalmente tutto ciò non si fa soltanto con le fonti orali, però le
fonti orali, quando sono disponibili, sono particolarmente efficaci.
Non l’ho ancora visto, ma
mi sembra molto bella l’idea di un museo della parola, del racconto, con la
dimensione dell’interattività, dove il visitatore interroga il museo e non ha
tutto già predisposto.
Ripercorrendo i sentieri di montagna delle Alpi Apuane, un tempo attraversati dai partigiani, le tracce storiche della Resistenza sono poche. Molte sono invece le possibilità di attraversare luoghi particolarmente belli da un punto di vista naturalistico. La zona si presta alla realizzazione di itinerari per tutte le capacità ed energie. Ne suggeriamo uno molto semplice, alla portata di tutti, che permette di raggiungere Sant’Anna di Stazzema con una piacevole camminata di circa 2 ore (solo andata) attraverso i boschi.
Dall’autostrada A12 (Genova-Livorno) bisogna uscire al casello “Versilia” e andare verso Seravezza. Arrivati al Ponte Stazzemese dirigersi verso Farnocchia. Per iniziare la camminata – è consigliabile attrezzarsi con scarpe comode - imboccare il sentiero CAI n° 3 (vicino alla piazza) e percorrerlo fino al bivio (segnalato dal CAI) con il sentiero n° 4, che conduce a Sant’Anna. Dopo una visita al Museo Storico della Resistenza, vicino alla piazzetta del paese, si può proseguire attraverso un ampio sentiero fino al colle (m. 785) dove si trova il monumento-ossario in ricordo della strage nazista.
Chi invece vuole arrivare in auto a Sant’Anna, dall’uscita “Versilia” dell’A12 in direzione Pietrasanta, deve imboccare la via Sarzanese per Capezzano. Prima del paese sulla sinistra c’è il bivio per Santa Lucia, Culla e Sant’Anna, che si raggiunge per una strada di montagna molto stretta.
Fosdinovo dista pochi
chilometri dal casello autostradale di Sarzana, posto quasi all’incontro delle
autostrade A12 (Genova-Livorno) e A15 (Parma-La Spezia). Il bivio di Fosdinovo,
a 8 km dal paese, è al km 396 dell’Aurelia, nei pressi di Sarzana. Per chi
arriva in treno dalle stazioni di Sarzana o di Carrara, Fosdinovo è collegato
con pullman di linea. Il museo è situato in località “Le Prade”, a circa 2
Km dal paese, lungo la strada tra Fosdinovo e Canepari - Ponzanello,
nell’edificio dell’ex Colonia Montana del Comune di Sarzana.
Situato su una collina
della Lunigiana circondata da boschi di castagno e ulivi, a ridosso delle Alpi
Apuane ma anche a poca distanza dal mare del golfo di La Spezia, Fosdinovo
ospita il Castello dei Malaspina, una maestosa costruzione dove, si dice, abbia
soggiornato pure Dante. Nel periodo estivo è aperto, per visite guidate, dalle
10 alle 12 e dalle 16 alle 18, tranne martedì. Info 0187/68891
Scuola di Trekking c/o Castello Malaspina di Fosdinovo (MS) ) 0187/68391
Comunità montana
Lunigianese, piazza Libertà 1 -
Fivizzano (MS)
)
0585/942011
Parco Regionale delle
Alpi Apuane, Centri Accoglienza Visitatori
- c/o Filanda, via Biforco -
Forno (MS)
)
0585/315300
-
piazza delle Erbe 1 –
Castelnuovo di Garfagnana (LU)
)
0583/644242
-
via Corrado del Greco 11 –
Seravezza (LU)
)
0584/756144
[loc. Sant'Anna di Stazzema
(LU)
)
tel/fax
0584/772025 tel 0584 772286 (Museo) 0584/77521 (Comune) sito: . Orario: il
museo è aperto tutto l'anno. Per gli orari consultate il sito:
www.santannadistazzema.org .
Lunedì chiuso. (Ingresso gratuito)
Nel museo sono esposti
documenti, reperti e opere d’arte, pannelli storici illustrativi relativi al
periodo compreso tra l'armistizio dell'8 settembre e la Liberazione, con
particolare riferimento alla Resistenza in Toscana e in Versilia,
[Palazzo dei Pio, Carpi
(MO) Orario: gio, sab, e festivi
10.00-12.30/15.30-19.00. Ingresso £ 4.000 (ridotto 3.000), cumulativo per i 4
musei del complesso £ 12.000 (ridotto 6.000) Gratuito sotto i 14 anni e
scolaresche. Altri giorni su prenotazione, abbinabile con la visita all'ex Campo
di Fossoli.
Email
musei@carpidiem.it Info: Quicittà:
tel. 059/649213.]
Aperto nel 1973 e situato
nel complesso dei Musei Civici di Palazzo dei Pio, si sviluppa in 13 sale, in un
allestimento semplice ed essenziale ma di forte impatto emotivo. Vi si trovano
anche graffiti parietali di artisti quali Guttuso, Picasso, Longoni, Cagli.
Campo
di concentramento di Fossoli
Istituito dal fascismo nel
1942 per i prigionieri di guerra, fu occupato dopo l'8 settembre 1943 dai
nazisti, perché la sua posizione geografica ne faceva un punto strategico di
transito verso i campi di sterminio per prigionieri politici e razziali del nord
Europa. In circa 7 mesi vi passarono migliaia di ebrei e oppositori politici.
Nel luglio 1944 le SS vi massacrarono 68 internati. Nell’agosto venne
trasferito per motivi di sicurezza a Gries-Bolzano e in alcuni lager satellite.
Utilizzato in seguito a scopo abitativo, prima da una comunità cattolica e poi,
fino alla fine degli anni '60, da profughi giuliani e dalmati, fu radicalmente
modificato per eliminare le tracce del passato. Dopo un lungo periodo di
abbandono, attualmente è oggetto di un recupero e vi si organizzano visite
guidate.
Il sito ufficiale
dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia è un’utile miniera di
informazioni per tutto ciò che riguarda il fascismo, l’antifascismo, la
Resistenza.
[www.fabelloviaggi.com/memoria]
L’agenzia Fabello Viaggi
[Via Anfossi 44 - MILANO
)
02/55195266], gestita dagli eredi di Angelo Fabello, morto nel campo di
concentramento di Mauthausen, organizza itinerari in Europa nei luoghi della
deportazione. In Italia furono attivi un campo di concentramento a Fossoli e uno
di sterminio a Trieste, alla risiera di San Sabba, nel cui forno crematorio
vennero bruciati ebrei, antifascisti e partigiani.
Il sito dell’ANED,
Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti, dedicato ai
40.000 italiani - 10.000 ebrei e 30.000 fra partigiani, antifascisti, lavoratori
arrestati dopo gli scioperi del marzo 1944 - che soffrirono e morirono nei
lager, è ricco di informazioni e link.
Il sito ufficiale del parco
delle Alpi Apuane contiene indicazioni utili per escursioni guidate, gratuite e
a pagamento, e itinerari speleologici.