Leggi l'intervista di Francesco Barilli

a Paola Staccioli per

"le Reti invisibili"

I deboli non combattono.

 Quelli più forti lottano forse per un’ora.

Quelli ancora più forti lottano per molti anni.

 Ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita.

 Costoro sono indispensabili.

Bertolt Brecht, Cantata per la morte di Lenin

 

le schede:

Genova - 30 giugno 1960:

contro il governo Tambroni

Torino - 20 gennaio 1968:

Il sessantotto

Avola - 2 dicembre 1968:

le lotte bracciantili

Roma - 27 febbraio 1969:

Contro l'imperialismo USA

Torino - 3 luglio 1969:

le lotte operaie e sociali

Milano - 12 dicembre 1970:

contro la strage di stato

Milano - 19 ottobre 1974:

le autoriduzioni

Padova - 3 giugno 1975:

l'antifascismo militante

Roma - 27 novembre 1976:

Il movimento femminista

Roma - 12 marzo 1977:

il movimento del settantasette

Ferrara - 9/10 gennaio 1978:

la riforma psichiatrica

Voghera - 9 luglio 1983:

contro le carceri speciali

BIBLIOGRAFIA

 

Seconda edizione

a cura delle Edizioni Clandestine

 

 

Ricordare il passato può dare

origine a intuizioni pericolose,

e la società stabilita sembra

temere i contenuti sovversivi della memoria.

Herbert Marcuse

 

Gli autori alla presentazione dei libro."galleria fotografica"

 

 Introduzione

 

La piazza. Fin dall’antichità centro della vita pubblica. Testimone di riti religiosi, commerci, spettacoli. Politica. Coreografico scenario propagandistico di regime o lugubre sfondo di esecuzioni capitali. Ma anche vivace teatro dell’agire sociale, della contestazione, della rivolta, dell’opposizione al potere.

Le piazze narrate in questo libro, antitesi degli enigmatici spazi deserti raffigurati da De Chirico, sono le piazze delle lotte popolari, proletarie, le piazze delle bandiere rosse, dei cori dell’Internazionale e di Bella ciao. Sono i luoghi della partecipazione collettiva, il punto di incontro delle speranze di moltitudini che rivendicano diritti negati, esprimono volontà di cambiamento. Fianco a fianco, in una vicinanza fisica resa unica, nella gioia come nel dolore, dalla sensazione di appartenenza a una comunità ideale, da quella dimensione di esperienza completa che nel diciottesimo secolo venne definita «felicità pubblica».

Nei primi anni del dopoguerra le “nostre” piazze furono spesso macchiate del sangue di operai, braccianti, disoccupati, uccisi dalle forze di polizia mentre reclamavano lavoro, salario, pace. Lottavano per un mondo migliore in nome di principi e valori di uguaglianza e giustizia sociale identificati nel comunismo, nel socialismo, nell’antifascismo, nell’anarchia. Le piazze della sinistra erano allora organizzate e gestite solo da partiti e sindacati, che pure talvolta a fatica controllarono la combattività della base, come nel 1948, dopo l’attentato a Togliatti, o nell’imponente mobilitazione di Genova del 1960, alla quale è dedicato il primo racconto, quando la città ligure, medaglia d’oro alla Resistenza, riuscì a impedire il congresso del Msi.

Durante gli anni Sessanta si ebbe un processo di modernizzazione economica, che non fu però accompagnato da un rinnovamento delle istituzioni politiche. Nel corso del decennio la contestazione iniziò a diffondersi nella società coinvolgendo nuovi soggetti, che affiancarono i protagonisti “storici”: operai, mobilitati dall’acuirsi dello sfruttamento nell’Italia del boom economico, e braccianti, che si battevano contro l’arretratezza delle condizioni di vita nelle campagne. Da allora, e per tutto il decennio successivo, i vari protagonisti si passarono il testimone della lotta, tenendo sempre vivo il fuoco della protesta.

Nel 1968 il movimento studentesco irruppe prepotentemente sulla scena con forme inedite di contestazione, denunciando il potere baronale nelle università e una didattica dai metodi e contenuti antiquati. La piazza conquistò un’egemonia che seppe condizionare anche i luoghi “ufficiali” della politica. Protagonisti dell’anno successivo furono gli operai, con quell’autunno caldo che portò a conquiste sostanziali per l’insieme dei lavoratori. Poi fu la volta delle donne, che si ribellarono al ruolo subordinato nella famiglia e nella società. Poi entrarono in scena soldati di leva, detenuti, ospedalieri, psichiatri… in un crescendo che mise in discussione le istituzioni tradizionali, a partire dalla famiglia.

Dal Sessantotto, e per tutti gli anni Settanta, la piazza della sinistra perde però la sua unitarietà. I percorsi collettivi si diversificano, incontrandosi solo occasionalmente, a volte per testimoniare sdegno e rabbia comune contro bombe e stragi. Più spesso si dividono, in qualche caso si contrappongono. Cortei e comizi di partiti e sindacati continuano a mobilitare grandi masse operaie e popolari, ma la loro politica «di lotta e di governo», la linea del compromesso storico del Pci, lanciata dal segretario Enrico Berlinguer dopo il golpe in Cile del 1973, viene fortemente criticata da quei settori della sinistra che si identificano nell’ipotesi rivoluzionaria.

Nasce così una “nuova” piazza rossa, non istituzionale, conflittuale nei comportamenti, affollata prevalentemente da giovani operai, studenti, disoccupati, donne, delusi dalle organizzazioni storiche della sinistra e determinati nella loro aspirazione a una radicale trasformazione della società.

Con lo slogan Riprendiamoci la città i militanti della nuova sinistra invadono le piazze nella prima metà degli anni Settanta. L’esplosione della crisi economica, il susseguirsi di stragi che appaiono il preludio di imminenti colpi di stato acuiscono le tensioni, rendendo più duri gli scontri di piazza e la repressione. I servizi d’ordine dei gruppi organizzano forme di autodifesa. Alle cariche, sempre più frequenti, rispondono con determinazione. Non siam scappati più… cantava Paolo Pietrangeli dopo la battaglia di Valle Giulia del 1 marzo ‘68, parole che ben rappresentano lo stato d’animo dei manifestanti di quegli anni. In un clima di intenso conflitto sociale viene emanata, nel 1975, la Legge Reale, che aumenta la discrezionalità e i poteri delle forze di polizia. Lo scontro si inasprisce.

L’incomunicabilità fra le due piazze della sinistra si accentua con il Settantasette, quando nel movimento si diffondono la pratica dell’illegalità diffusa, gli espropri di massa. I lavoratori organizzati dai sindacati si pongono a baluardo della difesa dell’ordine costituzionale, accusando il movimento, in particolare l’Autonomia operaia, di essere bacino di coltura delle organizzazioni clandestine. L’opposizione è in alcuni casi totale. Nel febbraio 1977, a Roma, durante un comizio del segretario della Cgil Luciano Lama nell’università occupata, si arriva a un duro scontro fisico.

Nel periodo successivo migliaia di militanti sono arrestati per reati di lotta armata. La tortura, le leggi dell’emergenza, le carceri speciali diventano, agli inizi degli anni Ottanta, uno dei terreni di battaglia della sinistra rivoluzionaria. Il ricordo della manifestazione dell’estate del 1983, per la chiusura del supercarcere femminile di Voghera, conclude la raccolta, dedicata prevalentemente alle piazze “conflittuali”.

Non è questa la sede delle ricostruzioni storiche, presentate, solo in estrema sintesi, nelle schede pubblicate in appendice, compilate con il pensiero rivolto principalmente ai giovani di oggi, cresciuti, come sottolinea E. J. Hobsbawm, «in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono.»

Una sola precisazione. C’è attualmente un clima di revisionismo storico, di rimozione e cancellazione di valori. Da tempo assistiamo a tentativi di equiparazione dei percorsi umani e collettivi di oppressi e oppressori, dei martiri della Resistenza e dei ragazzi di Salò.  Di recente ci si è spinti oltre. Il rinnovato interesse nei confronti degli anni Settanta segue infatti gli stessi criteri, interpretando quella conflittualità come uno scontro tra “opposti estremismi”. Una chiave di lettura che rischia di produrre confusione. La chiarezza non può venire da una presentazione degli avvenimenti sotto il mero aspetto fenomenologico, come una catena di tragiche azioni e reazioni che in qualche modo si equivalgono. Per essere compresi appieno, i singoli fatti vanno inseriti nel tessuto generale di un contesto politico e sociale ma, soprattutto, devono essere individuate ed evidenziate le ragioni e i valori che muovevano i protagonisti di quella stagione.

L’asprezza del conflitto va quindi inquadrata nell’accerchiamento che istanze di trasformazione radicale della società hanno subito nel clima della guerra fredda, della strategia della tensione, delle stragi. Del resto, per tutto il Novecento si sono contrapposte due inconciliabili concezioni del mondo. Una basata sul fascismo, il razzismo, la prevaricazione, l’altra fondata sull’ideale del comunismo, sulla giustizia sociale, la liberazione dal lavoro salariato. I limiti e i fallimenti che hanno sinora segnato i tentativi di costruire una società impostata sui principi di uguaglianza non annullano il loro basilare valore di possibile alternativa sociale. L’aspirazione a vivere in un mondo in cui sia superata l’enorme disparità nella distribuzione delle ricchezze è più che mai attuale.

Ricordare i valori di quelle piazze assume quindi anche un significato politico e di “cronaca”. I racconti, che parlano di mobilitazioni dal 1960 agli albori degli anni Ottanta, intendono ricostruire, attraverso frammenti che non hanno alcuna pretesa di esaustività, le policrome tessere del mosaico di una storia vissuta con passione e conflitto, dedizione e scontro. Piccole storie, dense di suggestioni, nelle quali prevale la dimensione emotiva e apertamente “partigiana”, confluiscono nella Storia di uno straordinario ciclo di lotte che ha attraversato la società e che tante modificazioni ha prodotto nella coscienza collettiva del paese, nei costumi, nel modo di vivere. Nonostante gli errori commessi, e nonostante il mancato raggiungimento dell’obiettivo politico generale, quella stagione di forte contestazione, dai contenuti egualitari e dalla dirompente carica rivoluzionaria, ha positivamente rinnovato la società.

I primi anni di questo nuovo secolo dimostrano che la piazza non ha affatto esaurito il suo ruolo vitale. La cronaca ha vistosamente contraddetto tutti coloro che, convinti fautori di piazze virtuali e televisive, erano intenti a celebrarne i funerali. La piazza è tornata prepotentemente viva, partecipata, scenario della protesta e della volontà di cambiamento di milioni di persone di ogni generazione. Luogo di festa, lotta, indignazione. Purtroppo anche di sangue, versato in nome di nuovi/antichi ideali di libertà. Come piazza Alimonda.

Paola Staccioli

 

Gli autori devolvono, tramite l’Associazione Walter Rossi, l’intero importo dei diritti loro spettanti per questo libro a progetti di solidarietà internazionale.

associazione walter rossi

L’Associazione è stata costituita nel 1997 con l’obiettivo di individuare i responsabili dell’omicidio di Walter Rossi, un giovane comunista assassinato a Roma da un gruppo di fascisti il 30 settembre 1977, durante un volantinaggio, ma anche di raggiungere la verità sulle uccisioni di altri militanti della sinistra e sulle stragi che hanno insanguinato per alcuni decenni il nostro paese. Attualmente è impegnata nella ricostruzione della memoria storica dei movimenti e delle lotte politiche e sociali in Italia, dalla Resistenza a oggi.

Nel 2003 ha presentato il libro In ordine pubblico, un’antologia di racconti dedicati a manifestanti uccisi nelle piazze d’Italia nel corso degli anni Settanta. Con i proventi del libro sono stati realizzati progetti in favore dei Guaraní-Kaiowá del Mato Grosso del sud e, attraverso il Comitato Piazza Carlo Giuliani onlus, dei bambini Saharawi nei campi profughi dell’Algeria del sud.

www.associazionewalterrossi.it

posta@associazionewalterrossi.it

fax 06233298642

I Racconti

La maglietta a strisce   di Ivo Scanner

Oltre la barriera   di Geraldina Colotti e Ermanno Gallo

La caponatina   di Andrea Camilleri

Nixon boia   di Daniela Frascati

Corso Traiano 1969   di Nanni Balestrini

L’altra parte   di Roberto Tumminelli

C’era una volta di Erri De Luca e Giovanni Alimonti

Quarto Oggiaro story   di Gianfranco Manfredi

     Sassi, bottiglie e candelotti  di Massimo Carlotto

Le brave ragazze vanno in paradiso , le cattive ragazze vanno dappertutto   di Elena Gianini Belotti

Marzo   di Alessandro Pera

Via della Ghiara   di Stefano Tassinari

Vetri divisori di Paola Staccioli

Postfazione: Piazze   di Haidi Giuliani

Appendice: Schede storiche e Per saperne di più

 

Nota per il lettore

Questo libro si inserisce nel progetto lanciato con In ordine pubblico, un lavoro culturale a più mani di ricostruzione di storie e memoria collettiva attraverso la narrativa.

I racconti pubblicati sono tutti inediti, ad eccezione di Corso Traiano 1969 di Nanni Balestrini, che costituisce il capitolo x del libro Vogliamo tutto, pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1971 e qui ripreso da La grande rivolta (Bompiani 1999) che raccoglie tre romanzi dell’autore (Vogliamo tutto, Gli invisibili, L’editore).

Le vicende storiche narrate nei racconti sono fedelmente corrispondenti al vero, a differenza dei personaggi, in alcuni casi frutto della fantasia degli autori.