Avvertenza per il lettore
Le informazioni contenute in questo libro risalgono al 1996. Non sempre le raccolte sono rimaste invariate da allora e soprattutto, fortunatamente, alcuni dei musei chiusi nel frattempo hanno riaperto. Purtroppo, però, ce ne sono anche alcuni che hanno chiuso...
Roma
non è certo carente di guide e cataloghi sui musei della città e della
provincia, ma l'attenzione è spesso rivolta quasi esclusivamente alle raccolte
"classiche" di arte ed archeologia. Esiste quindi un ricco patrimonio
sommerso di collezioni statali, comunali o private che rimane in genere fuori
dai circuiti turistici.
Sono
certo luoghi molto diversi fra loro, comprendono collezioni fisse e in alcuni
casi un po' statiche ma anche centri dinamici di promozione di
cultura, risultato di un'evoluzione della concezione
museale che non vuole più limitarsi a creare semplici "ripostigli
della storia". Si tratta comunque di raccolte interessanti e spesso
singolari, insolite o curiose, con una valenza storica, artistica e scientifica
certamente molto eterogenea ma con un elemento in comune: il disinteresse delle
guide turistiche e, di conseguenza, del grande pubblico. Non si trova alcuna
fila all'ingresso di questi ambienti nascosti, in qualche caso suggestivi e
silenziosi, che regalano al visitatore il piacere della scoperta di una Roma
dimenticata.
Intendiamo
suggerire, attraverso la storia di questi tesori invisibili, un percorso basato
su conoscenze ed esperienze dirette, frutto di una ricerca sul campo che ci ha
offerto piacevoli sorprese e inaspettate suggestioni. Certo, si tratta solo di
uno fra i vari itinerari possibili, ma riteniamo che sarebbe stata un'impresa
vana quella di affannarsi alla ricerca di improbabili criteri oggettivi di
scelta.
Abbiamo
escluso dalla nostra trattazione i musei "classici" - in primo luogo
le gallerie d'arte ma anche quasi tutte le raccolte archeologiche - non perché
riteniamo che queste collezioni siano sempre frequentate dal grande pubblico
quanto perché trovano in genere uno spazio su pubblicazioni di vario tipo e
guide della città. Il nostro intento è invece quello di valorizzare le
raccolte meno conosciute e pubblicizzate (talvolta di recente istituzione) e
spesso trascurate come genere perché erroneamente ritenute - a seconda dei casi
- poco interessanti, ad esempio quelle dedicate alle tradizioni popolari, oppure
riservate ad un pubblico di specialisti, come nel caso dei Musei scientifici.
Talvolta
però non è facile accedervi, e proprio la scarsa fruibilità contribuisce al
loro oblio. Alcuni hanno orari veramente impossibili, sono aperti solo la
mattina dei giorni feriali, altri esclusivamente previo appuntamento, suscitando
nel visitatore l'onore (unito talvolta ad un po' di imbarazzo) di avere un
accompagnatore ed un Museo tutto per sé!
Non
c'è dubbio, molte di queste raccolte meriterebbero una maggiore attenzione: da
parte del pubblico, certo, ma ancor prima delle istituzioni competenti. Soltanto
negli ultimi tempi si è infatti riscontrata un'accresciuta sensibilità per
l'argomento che in alcuni casi - quelli delle sedi comunali ad esempio - si è
anche tradotta in un significativo allungamento degli orari di apertura. Gli
spazi di esposizione continuano però ad essere talvolta troppo limitati, il
personale è carente, i lavori di riorganizzazione e restauro sono spesso
interminabili, a volte addirittura bloccati per molto tempo.
Alcuni,
fra i musei di cui ci siamo
occupati, sono quindi negati al pubblico da anni. Si tratta di uno fra i
problemi irrisolti di Roma: con la motivazione del restauro, opere di notevole
interesse culturale vengono lasciate a lungo in uno stato di totale abbandono.
Qualche caso, balzando spesso agli onori della cronaca, è noto ai romani. Ci
sono però alcune raccolte dimenticate dalla stampa che, chiuse da tempo
immemorabile, sono relegate nell'oblio e per le quali solo ultimamente sono
stati fatti passi concreti verso una possibile riapertura in tempi non troppo
remoti.
Per
evitare spostamenti inutili, ma anche per conoscere le opportunità di visite
guidate, per singoli oppure gruppi e scolaresche, è comunque consigliabile una
telefonata preliminare, particolarmente nel caso delle raccolte più piccole e
soprattutto durante il periodo estivo. I recapiti telefonici, così come altre
indicazioni - indirizzi, orari e costo del biglietto di ingresso - sono
riportati al termine della nostra esposizione.
Per
facilitare il lettore i Musei sono stati divisi per argomento, con un criterio
di catalogazione che ha, ovviamente, il difetto di essere troppo schematico, se
non addirittura "arbitrario", ma che ha il pregio di migliorare la
chiarezza espositiva e la ricerca delle singole raccolte.
Sicuramente
qualcuno rimarrà scontento perché alcuni luoghi non vengono menzionati (sono
gradite segnalazioni in proposito!), oppure perché abbiamo trattato sullo
stesso piano il sacro e il profano, la raccolta scientifica e la curiosità: ci
è però sembrato il modo più idoneo per suggerire un itinerario in grado di
ripercorrere le emozioni e le sensazioni offerte da questi tesori invisibili.
L'obiettivo
- e il nostro auspicio - è infatti quello di stimolare la curiosità,
l'interesse e quindi la ricerca diretta dei lettori verso questa "caccia al
tesoro" alla scoperta degli angoli sconosciuti di una città unica per le
sorprese che riserva anche a chi crede di esserne un perfetto conoscitore, ma
anche (perché no!)
verso la creazione di nuove raccolte.
Un
ringraziamento particolare va ai responsabili e ai custodi dei vari Musei che,
tranne rare ed isolate eccezioni, ci hanno accompagnato con estrema disponibilità
nel nostro viaggio.
La
storia è sicuramente quella dei "grandi uomini" e degli avvenimenti
che segnano profondamente le epoche in cui si verificano ma anche quella, non
meno importante, di tutto ciò che ruota intorno ai protagonisti e rende
possibili le loro imprese, cioè la vita quotidiana di milioni di uomini e donne
che, dopo la morte, non lasciano altre tracce evidenti di sé oltre agli
strumenti ed oggetti utilizzati nel corso della propria esistenza.
Il
primo genere di museo, quello storico per eccellenza, ha certamente origini più
remote ed è quindi di solito maggiormente conosciuto; negli ultimi tempi stanno
però proliferando, nella provincia di Roma come nel resto d'Italia, soprattutto
le collezioni dedicate alle tradizioni popolari, preziose raccolte etnografiche
che permettono di conoscere costumi e consuetudini delle generazioni che ci
hanno preceduto. A moltiplicarsi sono in particolare i Musei della cultura
materiale - la disciplina che si interessa degli oggetti usati dall'uomo per
rispondere a costrizioni e condizioni materiali - che raccolgono strumenti di
uso comune e da lavoro. L'interesse per l'argomento è abbastanza recente, dal
momento che fino a pochi decenni orsono soltanto le epoche preistoriche venivano
descritte e ricordate in relazione ai loro oggetti.
Fra i musei storici di Roma numerosi sono inoltre quelli che ripercorrono le vicende dei differenti corpi militari. Abbiamo dedicato uno spazio ridotto a queste raccolte perché se è vero che si tratta di veri paradisi per gli appassionati del genere, ai più la visita risulta spesso un po' noiosa, da effettuare dunque a "piccole dosi" per non rischiare una indigestione di armi, uniformi, bandiere e medaglie!
Museo
Storico della Liberazione di Roma
Lasciano
un segno profondo le drammatiche testimonianze, gli estremi messaggi di vita di
quegli uomini, protagonisti della Resistenza, che furono rinchiusi e torturati
nel famigerato carcere nazista diretto da Herbert Kappler, all'apparenza un
anonimo palazzo di appartamenti borghesi in Via Tasso, alle spalle di S.
Giovanni. Nelle ex-celle, dalle finestre ancora murate, si trova oggi una
significativa testimonianza: il Museo Storico della Liberazione di Roma, la cui
istituzione è stata resa possibile dalla donazione di quattro appartamenti
dello stabile allo Stato effettuata nel 1950 della proprietaria, la signora
Josepha Ruspoli in Brazzà.
Il
Museo fu allestito circa quaranta anni fa grazie all'impegno di Guido Stendardo,
proseguito da Arrigo Paladini - che fu "ospite" della famigerata
prigione - e poi negli ultimi anni dalla moglie, dopo la scomparsa di
quest'ultimo.
Il
visitatore si trova subito immerso nel vivo di una "storia vissuta",
con i ricordi degli orrori degli stermini nazisti e delle persecuzioni contro
gli ebrei, ma anche con le testimonianze dell'importante capitolo della lotta
antifascista: nel carcere di Via Tasso vennero tenute prigioniere, prima della
morte, anche alcune tra le 335 vittime degli eccidi delle Fosse Ardeatine, di
Forte Bravetta (dove nei mesi dell'occupazione nazista furono fucilati 77
combattenti per la libertà) e de La Storta dove trovò la morte, tra gli altri,
anche Bruno Buozzi.
Di
fronte ai tragici ricordi contenuti nelle sale del Museo l'emozione induce al
silenzio: sono graffiti incisi con mezzi fortunosi sui muri delle celle di
segregazione, coraggiosi e toccanti messaggi di vita e di libertà inviati
clandestinamente alle famiglie spesso in punto di morte ma anche fotografie di
caduti, agghiaccianti documenti delle autorità tedesche nonché ricordi della
lotta partigiana clandestina, quali i chiodi a tre punte usati contro gli
automezzi tedeschi.
La
Biblioteca annessa al Museo raccoglie invece, oltre ad un ricco patrimonio di
volumi relativi al periodo della Resistenza e della lotta antifascista, anche
numerosi giornali, volantini ed opuscoli di lotta altrove introvabili.
E'
quindi un patrimonio fondamentale (che purtroppo però riceve un insufficiente
stanziamento di fondi), particolarmente utile per tramandare alle giovani
generazioni le tracce di una memoria collettiva recente ma spesso falsificata o
relegata nell'oblio.
Museo
Garibaldino e Museo della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi
All'interno
di Porta S. Pancrazio, che nel 1849 divenne il simbolo della strenua difesa
garibaldina della Repubblica Romana, si trovano due raccolte che ripercorrono un
secolo intero di garibaldinismo partendo dalle vicende, certamente più note,
del periodo risorgimentale per arrivare al capitolo, meno conosciuto, del
contributo dato alla lotta antifascista durante la seconda guerra mondiale. Le
due collezioni, private, sono state allestite grazie al lavoro volontario
dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini.
Il
Museo Garibaldino vero e proprio abbraccia il periodo più lungo, che va dagli
anni '40 del secolo scorso fino al primo conflitto mondiale quando i garibaldini
- prima dell'entrata in guerra dell'Italia - partirono volontari per combattere
in Francia e furono inquadrati nella legione straniera.
Nell'ampia sala in cui campeggia la scritta "Roma o morte" le
vetrine, le bacheche ed ogni angolo delle pareti sono colmi di ricordi di vario
tipo relativi al Risorgimento. Numerosi i cimeli relativi a Giuseppe Garibaldi -
da alcune lettere e oggetti personali al prezioso busto di Ettore Rosa - e ai
suoi parenti, da Anita ai figli, ma vi sono anche altri ricordi della Repubblica
Romana e dei garibaldini di "tutte le epoche", camicie rosse di
ufficiali o semplici soldati, testimonianze dei vari interventi in Europa in
favore della libertà dei popoli. Fra le curiosità spiccano alcuni buoni di
requisizione di muli e cavalli, tentativi presto sconfessati di creare una nuova
organizzazione sociale. Aperto nel 1941, il museo è stato nel tempo arricchitocon
nuove donazioni di oggetti e cimeli effettuate da numerosi privati.
La
seconda raccolta, più piccola, è invece dedicata all'ultimo periodo
garibaldino. Il Museo della Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi"
ricorda infatti le vicende di quei soldati italiani che, trovandosi in
Jugoslavia al momento dell'armistizio dell'8 settembre, anziché arrendersi ai
tedeschi iniziarono a combatterli collaborando con le forze jugoslave per la
liberazione del territorio, nel corso di 18 mesi particolarmente difficili e
duri anche per la scarsezza di viveri e di rifornimenti.
Museo
Centrale del Risorgimento
La
più importante raccolta romana dedicata al Risorgimento è invece stata
protagonista di vicende a dir poco travagliate. Dopo una preparazione
protrattasi per decenni ha infatti avuto una vita breve il Museo Centrale del
Risorgimento, inaugurato nel 1970 e chiuso già nel 1979 per l'inagibilità dei
locali in cui è allestito, all'interno del Vittoriano, a cui si può accedere
dal fianco sinistro del monumento. Soltanto ora, finalmente, dopo quasi due
decenni di chiusura, la situazione è in via di graduale risoluzione, grazie
anche all'impegno dei responsabili dell'Istituto per la Storia del Risorgimento
Italiano, l'ente pubblico autonomo da cui dipende il Museo, che - nonostante gli
scarsi finanziamenti di cui dispongono - hanno cercato di fare del loro meglio e
stanno lavorando per una progressiva riapertura della raccolta al pubblico, che
dovrebbe essere ultimata entro il 1997.
La
collezione comprende, in cinque sezioni divise con un criterio cronologico,
documenti e cimeli riguardanti il periodo che va dalla seconda metà del '700
alla Prima Guerra Mondiale. Autografi, bandiere, medaglie, dipinti che ci
avvicinano a Mazzini, Garibaldi, Cavour e ad altri eventi e protagonisti più o
meno noti di quell'epoca.
E'
invece accessibile l'Archivio Storico, aperto nel 1935 e particolarmente
prezioso per gli studiosi della materia perché raccoglie una ricca e rara
raccolta di stampe, fotografie, e circa un milione di documenti tra i quali
spiccano molte importanti ed uniche lettere manoscritte. L'Istituto, molto
attivo nel promuovere attività editoriali e di ricerca, come la pubblicazione
periodica di una rassegna storica, si raggiunge attraverso un lungo percorso nel
Vittoriano in cui si rimane colpiti dalla sontuosità interna del monumento ed
è situato ad una altezza che permette di godere di una particolare vista che si
apre sui Fori e spazia fino ai Castelli romani.
Museo
Napoleonico
Il
Museo Napoleonico, comunale, situato nelle sale neoclassiche del Palazzo Primoli
- che ospita anche il Museo Mario Praz e la Biblioteca Primoli - è stato
riaperto al pubblico nel dicembre 1994, dopo circa due anni e mezzo di chiusura
dedicati ai lavori di adeguamento dell'impianto elettrico e ad una parziale
riorganizzazione dei reperti.
Il
nucleo centrale del Museo, fondato nel 1927 - arricchito però nel tempo -
è costituito da una donazione al Comune di Roma effettuata dal figlio di
Carlotta Bonaparte, il conte Giuseppe Primoli che, dopo aver trascorso gli anni
della sua giovinezza in Francia alla corte di Napoleone III, tornò a Roma in
seguito alla caduta dell'impero e si dedicò alla raccolta di testi, dipinti e
cimeli di vario tipo relativi a Napoleone Bonaparte, agli altri protagonisti
della sua famiglia e al periodo storico in cui vissero.
Vi
sono esposte preziose tabacchiere artistiche, porcellane finemente decorate,
sorprendenti miniature, mosaici minuti e piccoli ritratti in cera. La
disposizione delle sale, con mobili d'epoca che rendono più caratteristica
l'ambientazione, è rimasta quasi invariata rispetto a quella antecedente alla
chiusura. Nel corso della ristrutturazione sono però riemerse le decorazioni
neogotiche, rimaste nascoste fra le tappezzerie della Sala dei papi, ora
dedicata alle principesse Zenaide e Carlotta, figlie del re Giuseppe, fratello
di Napoleone. Nell'allestimento un po' austero del Museo spiccano alcune
curiosità come il calco del seno di Paolina Borghese eseguito da
Antonio Canova ed un portalegna a foggia di tamburo.
Archivio
Museo Storico di Fiume
Solo
per dovere di informazione menzioniamo l'Archivio Museo Storico di Fiume, perché
anche se i suoi promotori tendono a sottolinearne il carattere storico ed
autonomo da qualsiasi forza politica, ci sembra che la raccolta si presti
facilmente - per come è concepita e per l'impressione che se ne trae da una
visita - ad essere utilizzata e strumentalizzata dalle forze nazionaliste più
retrive della società. Allestito e gestito dalla Società di Studi Fiumani,
illustra attraverso cimeli, fotografie, giornali e documenti di vario tipo lo
sviluppo dell'identità culturale italiana nella regione di Fiume, che per lungo
tempo ha fatto parte della ex-Jugoslavia e che attualmente si trova in Croazia e
si chiama Rijeka. Ampio spazio è dedicato all'impresa effettuata da D'Annunzio
nel 1919 quando, al termine della prima guerra mondiale, insieme ad un gruppo di
volontari occupò la città per ottenerne l'assegnazione all'Italia.
Nell'Archivio sono conservati circa 5.000 volumi, 30.000 documenti, numerose
riviste e giornali stampati a Fiume dal 1813 al 1945.
Museo
delle Mura e Museo della Via Ostiense
Dalla
storia relativamente recente facciamo ora un salto indietro nel tempo con due
piccoli musei accomunati dal fatto di essere allestiti all'interno della cinta
muraria, cui è spettato per secoli l'arduo compito di difendere la città dalle
incursioni nemiche. Alle mura di Roma sono legate anche numerose leggende. Si
racconta ad esempio che nell'anno 536 l'imperatore Belisario decise di
fortificare la cinta in previsione degli attacchi dei Goti. Il Muro Torto
rientrava nel suo progetto, ma i lavori ad un certo punto si fermarono perché
gli operai incrociarono le braccia di fronte ad una breccia. All'epoca circolava
infatti una leggenda secondo la quale nessun mortale poteva modificare quel
luogo protetto, si diceva, da un'autorità di tutto rispetto, nientemeno che san
Pietro. Avvenne il miracolo. La breccia, rimasta com'era, inspiegabilmente non
fu attraversata dai Goti nei loro assalti.
Protagonista
anche di numerosi altri racconti, lo storico muro è stato per secoli circondato
da un alone misterioso, forse perché si credeva che ai suoi piedi vi fosse la
tomba di Nerone. Vi sorse allora un piccolo cimitero sconsacrato riservato a
peccatori, suicidi e prostitute, cioè a tutti coloro ai quali, nella Roma
papale, era rifiutata la sepoltura cristiana.
Il
Museo delle Mura, comunale, situato in suggestivi locali interni a Porta San
Sebastiano, ripercorre tramite pannelli didattici e plastici ricostruttivi la
storia della cinta fortificata di Roma. La visita comprende anche una piacevole
passeggiata lungo le mura fino alla Cristoforo Colombo.
Nei
torrioni e nei camminamenti interni a Porta San Paolo si trova invece il Museo
della Via Ostiense, dedicato alla storia dell'antica arteria che ha sempre avuto
l'importante ruolo di collegare la città al mare garantendo, all'inizio,
l'approvvigionamento del sale e, in seguito, il commercio in genere. Fra i
plastici esposti spiccano quelli della città di Ostia e del porto di Traiano.
Museo
delle Navi Romane
Proprio
nella zona degli antichi porti imperiali, quelli di Claudio e di Traiano,
durante i lavori per la costruzione dell'Aeroporto di Fiumicino vennero alla
luce, negli anni Sessanta, importanti testimonianze archeologiche. L'imponente
porto progettato fra il 42 ed il 54 d. C. dall'imperatore Claudio aveva
rappresentato, per l'epoca, un'opera particolarmente grandiosa perché forniva
la città di Roma di un adeguato sbocco sul mare. Purtroppo però, soggetto ad
insabbiamento, il porto aveva avuto una vita breve, e quindi tra il 103 e il 112
d. C. sotto l'imperatore Traiano si dovette realizzare un secondo bacino
artificiale, in un'area che recentemente è stata assegnata al pubblico demanio.
Nel
corso degli scavi degli anni Sessanta venne alla luce anche una piccola flotta
di imbarcazioni di età romana risalente al III-IV secolo d. C., che è
possibile ammirare nella grande sala del Museo delle Navi Romane, aperto al
pubblico nel 1979. I resti attualmente esposti sono quelli di quattro navi
onerarie, ovvero mercantili, che si occupavano del trasporto delle merci, oltre
ai frammenti di altre due imbarcazioni e ad una barca da pescatore unica al
mondo, una sorta di prototipo della gondola veneziana, che veniva spinta da un
solo rematore situato in piedi a poppa ed era dotata di fori sul fondo che
permettevano di mantenere fresco il pesce con l'acqua marina.
E'
però consigliabile recarsi al Museo in occasione delle visite guidate (si
svolgono su prenotazione il primo sabato e l'ultima domenica di ogni mese), che
permettono di comprendere il significato dei reperti esposti nel contesto della
interessante storia dei porti imperiali.
Musei
Storici dei Corpi Militari
Numerosi
sono a Roma i musei storici dei differenti corpi militari, che tendono a
valorizzarne e tramandarne le gesta, spesso con un evidente intento apologetico.
In ognuno di essi si trova, oltre all'esposizione, il Sacrario dedicato ai
caduti, la biblioteca ed un archivio storico, più o meno forniti ed in genere
aperti alle consultazioni.
Qualche
raccolta militare è però un po' diversa dalle altre, divertente ed
interessante anche per i profani, come il particolare Museo Storico
dell'Aeronautica Militare. Aperto nel 1977 nell'idroscalo di Vigna di Valle,
sulla sponda meridionale del lago di Bracciano, ripercorre la storia di un
sogno, quello di volare, raggiunto dall'uomo dopo ripetuti tentativi.
L'itinerario, disposto in quattro hangar che occupano una superficie di ben
11.000 metri quadrati, inizia dai precursori italiani del volo, con la
ricostruzione delle macchine ideate da Leonardo da Vinci per arrivare fino ai
nostri giorni, attraverso un lungo percorso di geniali scoperte ma anche di
tragici ricordi di guerre e bombardamenti aerei. Immagini, pannelli, ma
soprattutto l'esposizione di fedeli riproduzioni di velivoli storici e di
originali accuratamente restaurati sono disposti in un singolare allestimento su
più livelli, di particolare effetto, che porta spesso il visitatore a camminare
"naso all'insù"!
Interessante
anche per i non "addetti ai lavori" è pure il Museo Storico della
Motorizzazione Militare. Per poterlo raggiungere con un proprio mezzo di
trasporto bisogna avere con sé due documenti di identità: il primo va lasciato
all'ingresso della Città Militare della Cecchignola, il secondo deve invece
essere consegnato all'ingresso del Museo. In ampi padiglioni sono dislocati
mezzi di tutti i tipi in dotazione all'esercito, tra cui alcuni con un
particolare valore oltre che una notevole importanza storica. Si tratta di
originali o riproduzioni di carri, automobili, moto ma anche elicotteri o
vecchie ambulanze. Sono da segnalare il carro, con motore a vapore, costruito
nel 1769 da Cugnot e un celebre "bolide della storia", la leggendaria
Alfa 1750 usata da Tazio Nuvolari, pietra miliare nella storia
dell'automobilismo italiano.
Incuriosisce
anche chi non è un cultore del genere il vastissimo Museo Storico dell'Arma
del Genio, che ne testimonia l'attività in tempi di guerra e di pace. Vi
sono conservati cimeli di celebri appartenenti al Genio quali il Conte di
Cavour, numerosi reperti storici come il primo aereo impegnato in una azione
militare nonché interessanti strumenti scientifici, plastici e modelli che sono
veri e propri capolavori del genere. Ampio spazio è riservato ai mezzi di
trasmissione, dai segnali a fuochi ai colombi viaggiatori fino ai mezzi ottici,
al telegrafo e alla radio.
Al
primo piano dello stesso palazzo si trova invece il Museo Storico
dell'Architettura Militare che ripercorre la storia delle varie
fortificazioni e castelli delle differenti epoche partendo dai castellieri
preistorici. L'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio dispone inoltre
di un ricco archivio con circa 150.000 documenti, interessanti archivi
iconografici e fotografici.
Sicuramente
più monotono è il Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate,
posto all'interno del Vittoriano in piazza Venezia, nelle cui grandi bacheche
sono esposte centinaia di vessilli di tutti i corpi militari e di tutte le
guerre, dal 1848 ai nostri giorni. Alcune bandiere sono contenute in pregiati
cofanetti, come quello in avorio intarsiato donato nel 1896 alla nave Sicilia.
Colpiscono i cimeli di grandi dimensioni, ed in particolare un'ancora di
sbarramento militare, i resti del MAS
15 di Luigi Rizzo e quelli del sommergibile Scirè.
Più
vario è invece il Museo Storico dei Bersaglieri, inaugurato nel 1932
nella attuale sede di Porta Pia - nei pressi della celebre "breccia" -
insieme al Monumento Nazionale nel piazzale antistante. Ripercorre, in tre
piani, le gesta dei "fanti piumati", il corpo istituito nel 1836 ed
ideato da Alessandro Lamarmora come formazione leggera e rapida. Nelle sale, le
cui pareti sono colme di fotografie, documenti, ritratti, medaglie e cimeli vari
troviamo, tra l'altro, testimonianze delle Guerre di Indipendenza, della
spedizione in Crimea, della repressione del brigantaggio, delle campagne
d'Africa e dei due conflitti mondiali. Numerosi sono i documenti e gli oggetti
appartenuti ad Enrico Toti: spiccano in particolare la bicicletta usata nei suoi
avventurosi spostamenti e la "leggendaria" stampella.
Il
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, inaugurato ufficialmente nel
1937, è uno dei più conosciuti fra quelli ad argomento militare: ricostruisce,
attraverso fonti iconografiche, letterarie e storiografiche, una storia che
inizia nel 1814, anno di fondazione dell'Arma, ed arriva sino ai nostri giorni
comprendendo anche le "glorie" sportive di Alberto Tomba. Fra i
dipinti spicca quello di Sebastiano de Albertis, La carica dei carabinieri a
Pastrengo, relativo alla battaglia del 1848 contro gli austriaci. Curiosi sono i
documenti storici testimonianti il contraddittorio rapporto degli apparati
statali con personaggi quali Mazzini o Garibaldi che (ironia della storia!)
prima di conquistare il ruolo di "eroi" furono sottoposti, quali
fuorilegge, a pesanti misure repressive.
Immerso
nel verde in pieno centro di Roma, il Museo Storico della Fanteria ci
propone, in una superficie espositiva di circa 2.500 metri quadrati, un
itinerario cronologico che ripercorre l'evoluzione dell'Arma: partendo dalle
remote origini e passando per il Risorgimento, l'epoca delle conquiste coloniali
e delle guerre mondiali, si arriva all'attualità, con le divise di
paracadutisti e lagunari. Va segnalata, per gli appassionati, la importante
collezione di armi di vario genere: il profano rimane invece sicuramente più
attratto ed incuriosito dalla ricostruzione, a grandezza naturale, di una
trincea della Prima Guerra Mondiale.
Aperto
nel 1924, il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna ripercorre una
storia che inizia nel 1659, quando Carlo Emanuele II duca di Savoia istituì il
Reggimento delle Guardie. Alcuni anni dopo, nel 1685, furono inclusi nelle sue
compagnie gruppi di soldati incaricati di precedere le truppe d'assalto e di
lanciare contro il nemico piccoli ordigni a mano chiamati "granate".
Nacque così il corpo, che da allora ha preso parte a tutte le principali
guerre. Le differenti imprese sono ricordate nelle 15 sale del Museo attraverso
armi, fotografie, bandiere, oggetti personali appartenuti ai militari e numerosi
altri cimeli storici.
Disposto
in otto sale e in ampi corridoi il Museo
Storico della Guardia di Finanza, inaugurato nel 1937, illustra la storia
del corpo le cui origini risalgono alla seconda metà del Settecento, quando lo
stato assunse direttamente la riscossione dei tributi doganali e la vigilanza
fiscale dei confini. Attraverso una ricca collezione uniformologica, numerosi
documenti e cimeli di vario tipo relativi alle varie guerre, si arriva sino alla
documentazione relativa alla partecipazione della Guardia di Finanza alla
Resistenza e al servizio di vigilanza alpestre e marittimo degli ultimi decenni.
Fra i reperti incuriosiscono, tra l'altro, alcuni modellini che rappresentano
fedeli ricostruzioni di natanti sequestrati carichi di merce di contrabbando. Un
apposito spazio è dedicato allo sport, con l'esposizione dei trofei conseguiti
dal Gruppo Sportivo delle "Fiamme Gialle".
Antiche
autopompe "tirate a lucido", insieme all'attrezzatura antincendio e
alle uniformi storiche di una organizzazione dalle origini remote, quella
destinata a combattere gli incendi, sono invece conservate nel Museo Storico
del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che si trova nei locali delle
Scuole Centrali Antincendi di Capannelle ma è chiuso al pubblico da circa dieci
anni. L'umidità, infiltrandosi nei locali, ha danneggiato numerosi reperti, ma
per la collezione non è stata ancora trovata una nuova sede. La raccolta, che
abbraccia un vastissimo arco di tempo, parte dal terzo secolo d. C. quando già
esistevano le prime, ovviamente "rudimentali", organizzazioni atte a
difendere dai pericoli del fuoco.
Museo
Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari
Passando
dalla storia militare a quella della vita quotidiana, è subito necessario
ricordare che a Roma si trova la più importante raccolta etnografica italiana,
che però rimane in genere fuori dai circuiti turistici ed è sconosciuta pure a
molti romani, nonostante vi si svolgano anche interessanti mostre tematiche e
numerose attività didattiche.
Prezioso
strumento per conoscere la cultura e le abitudini delle generazioni che ci hanno
preceduto, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, statale, aperto
dopo varie vicissitudini nel 1956, espone innanzi tutto il materiale raccolto
agli inizi del Novecento dall'etnografo Lamberto Loria che per primo, in Italia,
iniziò una collezione sistematica di oggetti relativi alla cultura popolare
delle diverse regioni. Dalla sua morte, nel 1913, fino al secondo dopoguerra, il
materiale rimase però inutilizzato.
Le
sale del museo sono state modificate nel tempo in seguito agli sviluppi degli
studi sulla cultura materiale e sull'antropologia storica, la disciplina che
studia tutte le manifestazioni della vita umana. Alla iniziale sistemazione
centrata sui rituali festivi e sul folklore ne è stata infatti sostituita una
che, utilizzando nuovo strumenti
metodologici, pone in risalto le tematiche del lavoro e del tempo quotidiano
attraverso mobili ed utensili, gioielli e maschere, costumi popolari ed amuleti,
strumenti musicali ed attrezzi da lavoro, preziose testimonianze di mestieri
artigiani ed ambulanti scomparsi o in via di estinzione.
Ampio
spazio è inoltre dedicato alla religiosità popolare, con l'esposizione di
ex-voto di vario tipo, oggetti e carri cerimoniali espressione della necessità,
per i settori poveri, di affidarsi alla magia o alla religione in assenza di
soluzioni "terrene" per le difficoltà quotidiane. Ricca è la
collezione di amuleti, molti dei quali si riteneva servissero per proteggere dai
malefici.
Nelle
sale del Museo, colme di memorie di vita quotidiana, spiccano numerose curiosità:
solo per segnalarne una ricordiamo l'angolo dedicato ai pegni d'amore, che si
trova nella Sala del ciclo della vita umana, relativa ai rituali delle
differenti fasi dell'esistenza e delle situazioni di pericolo come le malattie o
il parto.
Museo
del Folklore e dei Poeti romaneschi
Situato
fra i suggestivi vicoli dell'antico rione di Trastevere, il seicentesco palazzo
un tempo sede di un convento delle Carmelitane Scalze ospita oggi il Museo del
Folklore e dei Poeti Romaneschi. Nata nel 1976 come sezione del Museo di Roma e
divenuta autonoma nel 1983, questa raccolta conduce il visitatore in un
piacevole tuffo nella vita quotidiana della città di un tempo. Gli acquerelli
di Ettore Roesler Franz (parte della celebre serie Roma sparita, il cui nucleo
centrale è conservato al Museo di Roma) e la caratteristica ricostruzione, a
grandezza naturale, di alcune scene di vita romana del secolo scorso come la
farmacia, l'osteria, lo scrivano pubblico ed il saltarello ricostruiscono
l'atmosfera di una città scomparsa da tempo.
Nella
sezione dedicata al Carnevale romano sono raccolte stampe e dipinti relativi
alle principali usanze e tradizioni dell'antica festa che, nei secoli passati,
diveniva occasione di divertimenti particolarmente sfrenati. Si tratta di opere
di artisti stranieri che, di passaggio per la città, vollero immortalare la
sorprendente atmosfera di "follia" che coinvolgeva tutte le classi
sociali. Al principale divertimento carnevalesco, la corsa dei barberi, piccoli
cavalli che venivano lanciati lungo il Corso, è dedicata una serie di incisioni
inglesi della fine del '700. Incitati dalle urla ed inferociti dalle aguzze
punte poste sui loro fianchi, i barberi venivano liberati in Piazza del Popolo
per essere "ripresi" nell'attuale Piazza Venezia. Frequenti erano gli
incidenti ad uomini ed animali: a ricordarli, nel Museo, è una terracotta di
Achille Pinelli raffigurante un cavallo che travolge alcune maschere.
Altre
opere hanno invece come tema la festa dei moccoletti, che si svolgeva il martedì
grasso sempre lungo il Corso, per alcuni secoli cuore del Carnevale romano. Per
l'occasione, le strade interessate dalla festa cambiavano aspetto: dalle
finestre alle carrozze era tutto un risplendere di luci, mentre una enorme folla
si riversava nelle strade. Ognuno aveva in mano una candela, più o meno
ingegnosamente protetta: il divertimento consisteva nel cercare di spegnere i
moccoletti altrui mantenendo acceso il proprio. Il chiasso, la confusione e lo
sfavillante scintillio delle candele avvolgeva la città in questo festoso
saluto al Carnevale, momento magico che consentiva di dimenticare per un attimo
le difficoltà quotidiane ed abbandonarsi a qualche ora di spensierata baldoria.
Il
Museo, indubbiamente interessante, non viene però utilizzato al meglio:
numerosi appassionati e studiosi di "cose romane" denunciano infatti
la staticità della struttura, che promuove pochi incontri e iniziative
culturali ed in cui l'unico ricordo dei poeti romaneschi è la ricostruzione
(secondo alcuni arbitraria) dello studio di Trilussa, al secolo Carlo Alberto
Salustri, in cui sono conservati quadri, oggetti, fotografie e manoscritti
appartenuti al celebre poeta romano, che al momento è anche chiuso al pubblico
per lavori di ristrutturazione.
Museo
del Presepio Tipologico Internazionale
Madonnine,
pastori e bambinelli provenienti da tutte le parti del mondo ci ricordano, in
uno dei piccoli e poco conosciuti Musei di Roma, l'antica usanza del presepio.
Una tradizione che per i credenti ha un particolare significato religioso, per
gli altri è espressione di quella affascinante arte popolare che riproduce, con
estro e creatività, paesaggi e scene di vita quotidiana.
Il
Museo del Presepio Tipologico Internazionale è allestito dall'Associazione
Italiana Amici del Presepio. Fondato a Roma nel 1953 con lo scopo di difendere
la tradizione e studiarne gli aspetti religiosi, storici, folkloristici e
tecnici, questo ente organizza ogni anno, tra le altre iniziative, corsi
gratuiti di tecnica presepistica che si svolgono nel mese di ottobre.
Nelle
sale del Museo, accanto a presepi allestiti, sono esposte statuette dei più
diversi materiali: legno, terracotta, paglia, vetro, marzapane, stagno,
conchiglie, cartapesta e persino carbone. Provengono da molte regioni italiane e
da varie parti del mondo: Kenya e America Latina, Canarie e Ucraina, tanto per
fare qualche esempio. Meritano una segnalazione le statuette giapponesi... il
bambinello dagli occhi a mandorla è per noi veramente inusuale! Suggestivi sono
i presepi ambientati in scorci della vecchia Roma, mentre incuriosiscono le
scene della natività riprodotte all'interno dei vecchi televisori e stupiscono
i lavori in miniatura allestiti dentro gusci di noce o conchiglie. Anche la
collezione di francobolli, monete e medaglie è, inutile dirlo, rigorosamente in
tema.
I
Musei della Cultura Materiale
Sono
stati spesso i privati ad allestire piccoli Musei dedicati agli oggetti della
vita quotidiana, prendendo l'iniziativa in assenza del necessario sostegno delle
istituzioni competenti e collocando le raccolte nei locali, talvolta troppo
piccoli, di cui disponevano: alcuni sono ora in attesa di sedi idonee, promesse
da tempo ma non ancora assegnate.
E'
curioso, nelle sale di questi musei, preziosi "documenti di vita" che
testimoniano il desiderio di tramandare le tracce delle proprie radici
culturali, trovare anche oggetti e mobili che riportano la memoria all'infanzia,
ricordando la casa dei nonni: i nostri genitori non hanno dato loro alcun valore
ed ora, a riscatto dell'affronto subito - quello di finire nelle cantine o tra
la spazzatura - fanno bella mostra di sé con l'impegnativo ruolo di
rappresentare la cultura materiale dei nostri antenati.
Percorrendo
la Via del Mare verso Ostia, nella zona di Dragona si trova il particolare Museo
dell'Artigianato Scomparso. A dire il vero, immaginando un museo si ha in
genere nella mente una collezione ordinata e catalogata di oggetti, disposti in
apposite bacheche e magari illustrati da pannelli didattici. Nulla di tutto ciò
troverete a Dragona! Ma se il disordine degli ampi locali e degli scaffali colmi
di macchine ed utensili, strumenti musicali, giocattoli, ex-voto ed oggetti di
vario tipo va a discapito della pur importante catalogazione sistematica, è
anche vero che questa raccolta è più viva di un "normale" museo.
Nell'allestimento un po' confuso vive ed è in qualche modo tangibile la
passione di Domenico Agostinelli per la cultura e le tradizioni popolari. In
circa quarant'anni, viaggiando in giro per l'Italia e per il mondo, ha messo
insieme decine e decine di migliaia di oggetti (contarli è un'impresa
impossibile, ma sembra che siano almeno quarantamila!) legati alla vita
quotidiana e al lavoro artigiano e contadino.
L'intraprendente
e infaticabile ideatore sta inoltre allestendo in un campo il Museo della
Civiltà Contadina, dove troveranno una migliore sistemazione gli aratri, i
carretti e gli altri strumenti da lavoro di grandi dimensioni.
Chi
è interessato a questo genere di raccolte può spingersi un po' lontano dalla
città, ai confini della provincia, per visitare la prima raccolta dedicata alla
storia della cultura materiale sorta nel Lazio, e i cui reperti sono stati
catalogati da esperti del Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari. Si
trova a Roviano, un suggestivo paesino di antichissima origine equa il cui
caratteristico borgo medievale merita già di per sé una visita. Il Museo
della Civiltà Contadina dell'Alta Valle dell'Aniene, aperto al pubblico nel
1980 per la determinazione di un maestro elementare della zona, è situato nei
locali dell'antico frantoio, per secoli centro della vita economica del paese;
in futuro dovrebbe essere trasferito all'interno del Castello Brancaccio, che al
momento si trova però in uno stato di totale abbandono. Strumenti relativi ai
rituali della vita quotidiana, del lavoro e del tempo libero conducono il
visitatore in un mondo dimenticato, quello della civiltà contadina, il cui
tramonto viene fatto risalire all'epoca della costruzione della ferrovia
Roma-Pescara (1882-1888), con la cui storia si apre il percorso espositivo del
Museo. Altre sezioni sono dedicate ai cicli della vita pastorale e di quella
contadina, che ruotano intorno alla produzione del vino e dell'olio di oliva.
Si
trova invece ad Anguillara il Museo Storico della Civiltà Contadina e della
Cultura Popolare, allestito già da alcuni anni dall'Associazione Culturale
Sabate ma ultimamente dedicato ad Augusto Montori, il suo ideatore che di
recente si è tolto la vita. La raccolta ha finalmente ottenuto dal Comune una
sede idonea, alcuni locali nella rocca medievale. In questi ambienti
attraversati da un "odore di campagna" sono esposti numerosi strumenti
di un lavoro esclusivamente manuale: zappe, forconi, seghe da boscaiolo,
attrezzi da falegname ma anche giochi per ragazzi e oggetti legati alla vita
quotidiana. Caratteristica è la ricostruzione di una tipica cucina contadina
degli anni Trenta.
Letteratura,
teatro e case-museo
Se
i più non meritano neanche una targa che ricordi ai posteri il loro soggiorno
terreno - e non solo i comuni mortali, ma anche artisti e "celebrità"
varie - alcuni, pochi fortunati, hanno invece l'onore di ritrovare la loro
abitazione trasformata in museo. Numerose nel nord Europa, queste "case
della memoria" ricche di ricordi e di oggetti personali ma anche di
importanti opere di letteratura o teatro, sono allestite talvolta da enti
privati promossi da amici ed ammiratori per ricordare i loro cari scomparsi.
Generalmente
quindi le abitazioni diventano celebri non tanto per la bellezza degli arredi
quanto per la notorietà di chi le ha occupate, ma vi è un caso un po' diverso,
sicuramente particolare, ed è quello di Mario Praz, che si è tenacemente
adoperato nel corso della vita per creare una collezione che gli
"sopravvivesse", seguendo lo spirito sintetizzato nel 1945 ne La
filosofia dell'arredamento quando si poneva dalla parte di coloro che
"stimano più equo che quei capolavori di pazienza e di gusto che sono
certi arredamenti si conservino come musei, dopo che è scomparso lo spirito che
loro dié vita".
Oltre
alle case-museo vere e proprie, abbiamo trattato in questo capitolo anche le
altre collezioni romane dedicate a letteratura e teatro.
Casa
di Pirandello
Nell'abitazione
romana in cui negli ultimi anni della sua vita Luigi Pirandello "in pagine
non periture trasfuse sofferti travagli e drammatiche inquietudini dell'età
sua" - come ricorda la lapide posta sulla facciata esterna del palazzo - ha
oggi sede l'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Italiano Contemporaneo
che, oltre ad ospitare un piccolo Museo, statale, pubblica la rivista
quadrimestrale di drammaturgia Ariel ed è sede di una biblioteca specializzata
nel campo del teatro.
Il
villino, dove il "romanziere novelliere poeta creatore di un nuovo
teatro" morì nel dicembre
1936, fu donato dalla famiglia di Pirandello allo Stato con gli arredi originali
ed una collezione di libri, dipinti ed oggetti personali situati nella camera da
letto e nello studio, rimasti a tutt'oggi immutati. All'inizio degli anni '60
però gli eredi dello scrittore ed alcuni intellettuali furono costretti a
lanciare un grido di allarme perché il patrimonio, in balia del degrado,
rischiava di andare perduto per sempre. Il prof. Umberto Bosco, docente di
storia della letteratura italiana all'Università di Roma, si prese allora il
compito di rilanciare l'iniziativa, con l'obiettivo di trasformare quello che
all'epoca era soltanto uno "squallido e triste deposito di pochi cimeli di
un morto, in alacre officina di studi su un vivo". Nacque così l'Istituto,
che riceve uno scarso finanziamento dal Ministero dei Beni Culturali, ed il cui
archivio si è col tempo arricchito grazie alle donazioni di alcuni familiari di
attori scomparsi.
Keats-Shelley
Memorial House
John
Keats, il poeta romantico inglese portato via a soli ventisei anni dalla
tubercolosi avrebbe probabilmente preferito vivere più a lungo anziché godere
di una, forse inaspettata, gloria postuma che certo, sottoterra, gli sarà di
scarsa consolazione! Tant'è, in questo campo non è dato scegliere.
Agli
inizi del secolo un piccolo gruppo di suoi attivi ammiratori lanciò una
sottoscrizione pubblica in America e Inghilterra per l'acquisto della casa in
Piazza di Spagna, proprio ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti dove il
giovane poeta, alla ricerca di una impossibile guarigione, era morto nel 1821.
Nacque
così, nei quattro ambienti che mantengono gli arredi originali, la collezione
Keats-Shelley Memorial House, un piccolo angolo di Inghilterra nel cuore di
Roma. Vi sono raccolti, oltre a circa 10.000 volumi sul romanticismo inglese ed
italiano, numerosi manoscritti, opere d'arte e cimeli vari, come una ciocca di
capelli del poeta inglese, un autografo di Oscar Wilde e reperti riguardanti
Lord Byron ma soprattutto Percy Bysshe Shelley, sfortunato poeta morto annegato
a trent'anni, nel 1822, nel corso di una gita in barca, dopo una breve vita
avventurosa che lo aveva portato a soggiornare anche in Italia.
Vi
si ricordano dunque due vicende analoghe, due giovani vite tormentate e troncate
prematuramente da una tragica conclusione: le loro spoglie riposano a Roma, nel
Cimitero acattolico situato vicino dalla piramide Cestia, un tranquillo giardino
all'inglese, vero paradiso per i gatti della zona.
Museo
Canonica
Meriterebbe
sicuramente di essere più conosciuto e frequentato l'interessante Museo
Canonica che può essere confuso, dal passante che si trova - ignaro - a
passeggiare per Villa Borghese, può essere confuso con una raccolta dedicata
agli alpini (per la statua posta davanti all'edificio) oppure con qualcosa di
inerente la chiesa perché la scritta, lapidaria, annuncia solo la presenza di
un "Museo Canonica".
La
collezione si riferisce invece a Pietro Canonica, scultore piemontese a cui
Corrado Ricci propose di donare al Comune di Roma una raccolta delle sue opere
in cambio della possibilità di usare per tutta la vita un locale che, dopo la
morte dell'artista, avrebbe dovuto accogliere la donazione. Nel 1926, in seguito
alla demolizione del locale inizialmente concesso, la raccolta ed il suo autore
si trasferirono alla Fortezzuola di Villa Borghese, edificio cinquecentesco dove
il Canonica abitò fino alla sua morte nel 1959 e dove oggi si trova il Museo,
aperto nel 1961, che raccoglie in sette sale situate al pianterreno imponenti e
sorprendenti sculture in marmo, bronzi, modelli in gesso e calchi di opere
eseguite dallo scultore che si trovano ora in vari paesi del mondo.
Recentemente
è stato aperto stabilmente al pubblico anche l'appartamento, al primo piano, e
lo studio dell'artista, in cui sono contenuti marmi, bronzi, dipinti del
Canonica stesso ed oggetti che gli sono stati donati da personaggi ritratti
nelle sue opere ma anche preziosi arredi, disposti nelle camere
rimaste così come sono state lasciate dallo scultore.
Museo
Goethe
In
via del Corso verso piazza del Popolo c'era, tempo addietro, un Museo dedicato a
Goethe, la raccolta è ormai chiusa al pubblico da oltre 10 anni. Non c'è
neppure una targa a ricordarla, oppure una indicazione sul citofono, e
l'imponente portone chiuso non lascia trasparire alcuna traccia. Dal momento che
il palazzo non ha un portiere, non resta che chiedere maggiori informazioni
all'Ambasciata tedesca.
Il
Museo, ci viene detto, dipende da una Associazione con sede a Bonn che si occupa
degli enti culturali privati: recentemente ha acquistato l'appartamento
di circa 500 mq dove il grande poeta tedesco fu ospitato da un suo amico
pittore. Pochi sono i cimeli originali di Goethe ma nel Museo - che ora è in
fase di ristrutturazione - verranno esposti documenti, stampe e dipinti
dell'epoca, oltre alla ricostruzione di arredi del tempo, ad una biblioteca e
una sala-convegni.
Una
curiosità: il vecchio Museo è stato chiuso, tra l'altro, perché era allestito
in un appartamento sbagliato!
Museo
Mario Praz
L'apertura,
nel giugno del 1995, del "museo dell'anima" è la realizzazione
dell'agognato sogno di Mario Praz, professore e studioso di letteratura inglese
ma anche singolare collezionista di antichità scomparso ad 86 anni nel 1982.
Il
Museo Mario Praz, questo "archivio delle esperienze" situato al terzo
piano del Palazzo Primoli, è allestito nell'appartamento in cui il
collezionista soggiornò dal 1969 fino alla sua scomparsa. Dipende - come era nelle aspirazioni del suo ideatore - dalla Galleria
Nazionale d'Arte Moderna e comprende oltre 1.200 pezzi fra mobili, dipinti,
sculture, argenti, miniature ed oggetti vari risalenti ad un periodo compreso
fra la fine del Settecento e la prima metà del secolo successivo.
Le
nove sale che costituiscono il Museo sono dominate da quel gusto neoclassico
"che ebbe la sua piena primavera nella Francia di Luigi XVI, la sua estate
nell'Impero e il suo languido autunno nelle deliziose goffaggini del Biedermeier"
come ebbe a scrivere lo stesso Praz. E' dunque una visita d'obbligo per gli
appassionati di antichità, che potranno ammirare sontuose librerie intarsiate,
specchiere, divani, lampadari, dipinti ed oggetti di vario tipo, tutti
minuziosamente descritti nei testi consultabili all'ingresso del Museo: tra gli
altri, spiccano la particolare collezione di ventagli e il letto a baldacchino
proveniente dal castello di Fontainebleau. Un po' troppo tetro ci sembra
l'ambiente riservato alla figlia Lucia, che però al momento della sistemazione
di questa casa non abitava già più con il padre.
Museo
Tassiano
Il
Museo Tassiano viene spesso riportato dalle guide turistiche fra i Musei chiusi
al pubblico. In realtà è visitabile ma, come nel caso di molte altre raccolte
romane, solo previo appuntamento. Si trova nei locali, gestiti dall'Ordine
Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, del convento di Sant'Onofrio,
arrampicato sulle pendici del Gianicolo.
Aperto
nel 1939, è una piccola raccolta dedicata alla vita di Torquato Tasso, deceduto
proprio a Sant'Onofrio il 25 aprile 1595. A parte la camera in cui il grande
poeta morì - la sua tomba si trova nella cappella della chiesa - vi sono
custoditi alcuni cimeli tassiani come la cassa che conservò per molti anni le
ceneri del poeta, una lettera autografa ed alcuni oggetti e cimeli personali tra
cui un crocefisso e un'antica ceramica. All'interno delle vetrine sono inoltre
esposte antiche edizioni de La Gerusalemme Liberata e di altre opere del Tasso.
Museo
del Teatro Argentina
Bisogna
rivolgersi al custode del Teatro, che in genere è disponibile la mattina dei
giorni feriali, per poter accedere al Museo del Teatro Argentina. Opera
dell'architetto Girolamo Theodoli, l'Argentina fu inaugurato nel 1732 ma
sottoposto nel tempo a numerosi lavori di restauro e rinnovamento: tra gli
altri, quello della fine degli anni '60 che distrusse le antiche strutture.
Considerato fin dagli inizi uno dei principali teatri romani, nel corso della
sua storia ha alternato momenti di particolare "gloria" a profonde
crisi, come quella seguita alla riapertura dello storico teatro Apollo. Nel
1869, quando il teatro passò al Comune di Roma, prese avvio un costante
miglioramento della sua produzione.
Situato
nel sottotetto del teatro, il Museo istituito nel 1973 raccoglie riproduzioni
fotografiche (o addirittura fotocopie) di materiale conservato in altre
collezioni romane, frammenti di decorazioni murarie e del soffitto
settecentesco, studi preparatori per sipari, locandine e disegni, un rotone del
Settecento per il sollevamento del sipario e delle scene nonché
un'incavallatura in legno, facente parte della originaria copertura, l'unica
scampata ai lavori di ristrutturazione.
Il
visitatore rimane deluso di fronte a questi scarsi frammenti di storia
ammucchiati in una soffitta; ci si aspettava qualcosa di più, ma purtroppo
nulla si è salvato dei costumi e materiali di scena dell'antico teatro romano.
Nel
Museo sono anche testimoniate le mutazioni nel tempo dell'area urbana dove sorge
il teatro, che veniva nei secoli scorsi chiamata "Argentina" da Argentoratum,
nome latino dell'attuale Strasburgo, città natale di Johannes Burckardt. Questo
era infatti il nome della torre che il cerimoniere pontificio aveva incorporato
nella sua abitazione: la costruzione si elevava solitaria al di sopra dei tetti
degli isolati di Via dei Barbieri e Via del Sudario; successivamente fu in parte
mozzata ed in parte incorporata dalla sopraelevazione dell'edificio.
Una
ricchissima ed interessante collezione di circa 80.000 costumi e numerosi
oggetti di scena è invece conservata nei magazzini del Teatro dell'Opera: ci
auspichiamo che questo tesoro nascosto possa al più presto "uscire allo
scoperto" per essere visitabile dal grande pubblico e costituire
l'auspicato Museo del Teatro.
Raccolta
Teatrale del Burcardo
E'
chiusa al pubblico dal 1987 la Raccolta Teatrale del Burcardo, istituita dalla
SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) nel palazzetto, ricevuto in
concessione dal Comune di Roma, che prende il nome da Johannes Burckardt, che lo
fece costruire a cavallo fra il Quattro e Cinquecento. L'edificio è pericolante
ma l'inizio dei lavori di restauro è stato per anni bloccato da ritardi e
trafile burocratiche, e soltanto ora sono iniziati i lavori che dovrebbero
portare, in un futuro non proprio remoto, alla riapertura della raccolta.
La
lunga chiusura ha fatto ormai dimenticare ai romani questa interessante raccolta
inaugurata nel 1932, che rifiuta l'etichetta "ufficiale" di Museo e
che è unica nel suo genere a Roma. Il nucleo centrale è costituito dalla
collezione di Luigi Rasi, attore e direttore della Scuola di Recitazione di
Firenze morto nel 1918, a cui nel tempo si sono aggiunti molti altri contributi.
Vi
si trovano costumi, ritratti e oggetti di scena di grandi attori del passato
quali Ettore Petrolini ma anche maschere, vecchi copioni, stampe dal XVI al XIX
secolo, disegni, lettere scritte nel Seicento da comici italiani, antichi testi
a stampa e manoscritti, locandine ed avvisi teatrali. Fra le curiosità spicca
un Editto di Carlo II contro i "portoghesi" del teatro, che commina
pesanti pene pecuniarie a chi entra senza pagare il biglietto oppure,
addirittura, tenta di forzare l'ingresso.
Mentre
si protrae la chiusura del Museo, è invece possibile consultare i testi della
biblioteca costituita da circa 40.000 volumi e 13.000 lettere dedicate ai temi
del teatro, nonché l'archivio fotografico con circa 30 mila esemplari.
C'è
un grande assente a Roma, il Museo della Scienza e della Tecnica, da circa due
decenni in cantiere ma non ancora realizzato. Negli ultimi anni è però
cresciuta l'attenzione per l'argomento soprattutto in seguito alla nascita, nel
1991, del progetto MUSIS (Museo della Scienza e dell'Informazione Scientifica di
Roma), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica. Attualmente il progetto coinvolge università, centri di ricerca,
enti locali, scuole e settori dell'imprenditorialità in una serie di programmi
volti ad una valorizzazione della valenza storico-scientifica del territorio e
delle sedi diffuse nella città e nella provincia.
Con
limitate disponibilità di fondi e strutture, ma supportato da un comitato
scientifico di alto livello, MUSIS è riuscito a trasformare un imperdonabile
ritardo in una proposta innovativa in grado di superare il limite della
struttura museale classica. Roma è quindi divenuta terreno di sperimentazione
di quello che viene definito Museo Multipolare, una sorta di filo di Arianna
che, snodandosi per tutta la città, collega laboratori, istituti e musei
scientifici in una serie di itinerari "vivi" che si propongono di
testimoniare la connessione tra la vita quotidiana e la ricerca.
Numerose
sono infatti le strutture scientifiche particolari, settoriali esistenti nella
metropoli, spesso snobbate dai romani perché erroneamente ritenute
comprensibili solo agli "addetti ai lavori" ed utilizzate in modo
insufficiente anche dagli insegnanti, ai quali possono invece fornire un ottimo
sussidio didattico. Sono raccolte interessanti ma anche ricche di fascino, che
ripercorrono il lungo cammino del progresso scientifico ponendolo a confronto
con la realtà dell'oggi e le prospettive del futuro e che permettono,
attraverso oggetti ed immagini, di avvicinarsi in modo semplice e diretto a
materie spesso ostiche o comunque poco conosciute.
Interessante
novità nel panorama scientifico romano sono le mostre permanenti nelle Scuole
Superiori di Roma e provincia, che consentono il recupero e la valorizzazione di
un importante patrimonio di materiale didattico. Allestite negli ultimi anni
sotto l'impulso di MUSIS e della Settimana della Cultura Scientifica,
attualmente sono circa quindici, ma certamente il loro numero è destinato ad
aumentare in un breve arco di tempo.
Mostra
Permanente della Psichiatria
Non
è ancora un vero e proprio Museo, ma i suoi ideatori si auspicano possa
diventarlo nel prossimo futuro: "La linea d'ombra", Mostra Permanente
della Psichiatria aperta nel settembre 1995, ripercorre la storia dell'Ospedale
Psichiatrico del S. Maria della Pietà dalle sue origini fino all'inizio di
questo secolo. Fondato da un sacerdote sivigliano, Ferrante Ruiz, e da due laici
nella veste di istituzione caritatevole in aiuto ai pellegrini e vagabondi
giunti a Roma in occasione dell'Anno Santo del 1550, l'istituto fu indirizzato
ben presto verso l'aiuto dei "poveri pazzarelli" fino a che, nel 1572,
venne denominato "Ospedale di Santa Maria della Pietà dei poveri
pazzi". All'epoca si trovava nel monastero di Santa Caterina in Piazza
Colonna; fu poi trasferito in Via della Lungara finché nel 1913 venne aperta
l'attuale sede del Manicomio di Roma a Monte Mario.
L'itinerario
espositivo, guidato da pannelli didattici e integrato da alcuni audiovisivi,
ripercorre una delicata storia segnata dal confine spesso labile fra necessità
terapeutica e ingiustizia attraverso strumenti medici, dipinti ed opere di vario
tipo eseguite da ricoverati, antichi e pregiati testi, cartelle cliniche
dell'Archivio Storico dell'Ospedale e foto d'epoca.
Il
luogo di allestimento, un intero padiglione dell'Ospedale, nella sua inquietante
veridicità conduce il visitatore a diretto contatto con l'istituzione
manicomiale. Colpisce soprattutto la ricostruzione di alcuni ambienti di vita
quotidiana: dallo studio medico alla fagotteria (il locale in cui al
momento del ricovero i pazienti lasciavano indumenti ed oggetti personali),
dalla sala mensa al dormitorio per arrivare all'infermeria e, infine, alla
famigerata camera di contenzione con il letto e la camicia di forza. Curioso è
l'orologio ruotante, ingegnoso meccanismo che, andando firmato dal personale di
guardia ogni quarto d'ora, permetteva di controllare che durante la notte i
pazienti non rimanessero senza assistenza. Fra gli strumenti turbano gli
encefalotomi, usati per sezionare ed analizzare i cervelli dei pazienti
deceduti, ed i macchinari per effettuare l'elettroshock, che viene a tutt'oggi
praticato a Roma in alcune strutture private.
Museo
Astronomico e Copernicano
Sempre
a Monte Mario, annesso all'Osservatorio, si trova dal 1935 il piccolo ma
affascinante Museo Astronomico e Copernicano, i cui ridottissimi orari di visita
lo rendono praticamente inaccessibile. La preziosa raccolta di strumenti
scientifici di varie epoche relativi allo studio degli astri ha avuto origine
per l'impegno di Arturo Wolynski, studioso polacco che nel 1882 donò allo Stato
italiano la sua collezione di cimeli copernicani. Nel 1984 però il Museo subì
un grave furto e rimase chiuso per più di un anno; fortunatamente il recupero
di quasi tutto il materiale rubato ne permise la riapertura.
Vi
sono conservati telescopi, cannocchiali, lenti ed altri apparecchi utilizzati
per aumentare le capacità visive, nonché i meccanismi destinati alla misura
degli angoli e gli strumenti usati, nei secoli, per misurare il tempo, dalle
clessidre alle meridiane fino ai più moderni orologi. I primi orologi portatili
sono forse più antichi di quanto viene da immaginare, risalendo addirittura al
XV secolo. Va detto però che quanto a precisione non brillavano proprio, dal
momento che non disponevano ancora di un adeguato organo regolatore, che fu
realizzato solo a partire dagli ultimi decenni del Seicento. Interessante è la
raccolta di astrolabi, quegli strumenti che indicano la posizione degli astri
rispetto alla terra.
Uno
dei capitoli storici più tristi ed emblematici del contrasto fra la Chiesa ed
il progresso scientifico è ricordato nel Museo dai decreti dell'Inquisizione
che colpirono le opere di Copernico (di cui è conservata anche la prima
edizione del De revolutionibus orbium coelestium) e Galileo che, come è
noto, abbracciò la teoria copernicana. Contestando il sistema tolemaico e
negando che la terra si trovi immobile al centro dell'universo, essa metteva in
discussione le stesse basi teoriche della tradizione cattolica, che riteneva il
geocentrismo in armonia con le Sacre Scritture. L'eresia era quindi
intollerabile, e Galileo fu costretto, dopo una strenua battaglia ed in seguito
ad una condanna, ad abiurare la tesi eliocentrica, in ginocchio di fronte ai
giudici dell'Inquisizione.
A
chi è interessato alla materia consigliamo anche una visita fuori città, alla
mostra didattica permanente allestita nell'Osservatorio Astronomico di Monte
Porzio in cui, oltre ad un'esposizione di strumenti scientifici, vi è un'ampia
rassegna di materiale fotografico che comprende numerose immagini riprese da
satelliti.
Museo
dell'Energia Elettrica
Viene
definito ipotesi di Museo, a sottolinearne il carattere di strumento di lavoro
in movimento e non di statica didattica: è il Museo dell'Energia Elettrica, si
trova sulla Cristoforo Colombo all'altezza della Fiera di Roma ed è stato
istituito dall'ENEL nel 1988, in occasione dei suoi primi venticinque anni di
attività.
L'itinerario
ripercorre - attraverso reperti originali e riproduzioni, modelli, plastici,
schemi di funzionamento di centrali nonché vecchi documenti, giornali e
cartoline pubblicitarie - una storia di oltre 2.500 anni, la cui nascita risale
al 600 a.C. quando Talete notò che l'ambra, se strofinata, aveva la proprietà
di attirare le fibre.
Le
sale del Museo sottolineano le diverse tappe della storia dell'energia, con il
suo ruolo fondamentale nello sviluppo della società ma anche con il nefasto
ricordo di tragiche applicazioni militari. Numerosi reperti documentano la
sostituzione dell'energia muscolare con quella meccanica, le ricerche di
Leonardo da Vinci e Galileo, la nascita dell'elettricità con gli studi di
Galvani e Volta, per arrivare all'attualità dell'elettronica e dell'energia
nucleare. Fra gli strumenti scientifici esposti nei circa 1.300 metri quadrati
di questo interessante Museo alcuni, come telefoni o microfoni, sono più o meno
familiari a tutti; altri, quali turbine, pile, accumulatori, generatori, dinamo,
risultano invece incomprensibili ai più. Colpisce la ricostruzione a grandezza
naturale, con macchinari originali e manichini di operai, degli interni della
centrale idroelettrica di Alcantara, in provincia di Catania.
Museo
Storico delle Poste e Telecomunicazioni
Poco
lontano, all'Eur, e precisamente in Viale Europa, c'è invece il vastissimo
Museo Storico delle Poste e Telecomunicazioni, il cui nucleo originario è
costituito dalla raccolta iniziata nel 1878 dall'allora direttore generale dei
Telegrafi, Ernesto D'Amico. Un itinerario particolarmente ricco ed interessante,
nei circa 4.000 metri quadrati dei sotterranei del Ministero delle Poste,
illustra la storia delle comunicazioni in Italia, dai segnali di fumo
all'immagine televisiva.
L'acquisto
del biglietto di ingresso, nei locali di un ufizio di posta della fine
del secolo scorso ricostruito con arredi originali (a parte qualche
"incidente di percorso" come alcune sedie moderne), conduce
immediatamente il visitatore in un'atmosfera di passato. Il Museo è aperto da
una raccolta di buche postali: la più antica, che risale al 1633, proviene
dalla provincia di Perugia. Nella sezione dedicata al servizio postale degli
stati preunitari si trovano invece bolli, bandi ma anche le armi usate per
difendere le carrozze postali dagli assalti dei briganti che, numerosi,
popolavano all'epoca le campagne. Curioso, fra i cimeli militari, è il bastone
a sonagli, segno di riconoscimento che i pony express della storia utilizzavano
nelle zone di operazioni belliche.
Attraverso
varie sale, che ripercorrono l'evoluzione del servizio postale terrestre,
marittimo ed aereo si giunge alla fase della meccanizzazione: ampio spazio è
dedicato alla storia della telegrafia, dove tra l'altro è ricostruita la cabina
radiotelegrafica del panfilo Elettra, il laboratorio galleggiante usato da
Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti, in cui sono collocati alcuni
apparecchi originali fortunosamente scampati alle distruzioni belliche.
Un
frammento di elica ed un lembo di tela con dedica ricordano invece il primo
esperimento di posta aerea, fra Torino e Roma, che risale al 1917 quando il
pilota Mario de Bernardi (il primo uomo al mondo che superò la velocità di 500
chilometri orari), nonostante le avverse condizioni atmosferiche raggiunse
l'aeroporto di Centocelle in 4 ore e 3 minuti con 2 quintali di posta a bordo.
Le
curiosità non mancano, come un ingegnoso e complicato meccanismo di
trasmissione di immagini, una sorta di fax ante litteram che risale al 1825,
oppure il "fornetto di disinfezione delle lettere" usato dal Seicento
all'Ottocento durante le epidemie, di peste in particolare.
Paradiso
dei collezionisti sono le sezioni dedicate alla marcofilia (la storia di bolli e
annulli dagli antichi stati italiani ad oggi) e alla filatelia, con un apposito
sportello adibito alla vendita delle carte valori postali con annullo del primo
giorno di emissione.
Museo
Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria
Scientifico,
ma con qualche legame con il mistero, è il Museo Storico Nazionale dell'Arte
Sanitaria situato in Lungotevere in Sassia negli edifici dell'Ospedale Santo
Spirito. Purtroppo la routine quotidiana difficilmente ci concede un po' di
tempo libero nei suoi orari di apertura, ma il sacrificio necessario per
riuscire a recarvisi è ampiamente ripagato dal notevole interesse della
raccolta.
Un'atmosfera
quasi magica avvolge il visitatore fra gli alambicchi del laboratorio
alchimistico, sovrastato da un caimano imbalsamato: nel locale è conservato
anche il calco della Porta Ermetica, unica testimonianza a Roma di una delle
scienze più antiche e misteriose, l'alchimia, antenata della moderna chimica.
L'originale, che si trova nei giardini di Piazza Vittorio e risale alla seconda
metà del Seicento, fu concepito dal marchese di Palombara, proprietario di una
villa nell'area oggi occupata dalla piazza, in seguito ad uno strano incontro.
Così, almeno, narra la leggenda. Un giorno sarebbe infatti entrato nella villa
un pellegrino che, dopo essersi mostrato a conoscenza dei segreti dell'arte
magica, si dileguò misteriosamente lasciando alcuni grammi di oro ed una
incomprensibile formula, che in molti tentarono invano di decifrare ritenendo
che custodisse il segreto per trasformare in oro qualsiasi metallo.
Vi
è poi una ricostruzione con arredi originali dei secoli passati dell'antica
Farmacia del S. Spirito, divenuta celebre nel Seicento per l'efficace
sperimentazione della corteccia di china contro le febbri malariche. La
sostanza, che veniva triturata nell'apposita macchina ancora conservata nel
Museo, arrivò a Roma dal Perù tramite un gesuita. Ne aveva appreso le proprietà
dagli indigeni che la usavano con successo da tempo negandone però la
conoscenza ai conquistatori spagnoli.
Le
altre sale del Museo, meno magiche ma certamente di maggior interesse
storico-scientifico, conservano numerosi cimeli della medicina di un tempo. Vi
sono attrezzi per chirurghi, dentisti ed ostetrici, vecchi strumenti di
diagnostica ed antichi microscopi, modelli in cera per lo studio degli organi
umani e molto altro ancora. Le preparazioni anatomo-patologiche di alterazioni
dello scheletro e dei vasi circolatori, reperti significativi da un punto di
vista scientifico, sono anche i più macabri per i non "addetti ai
lavori".
Riservato
a questi ultimi, cioè medici, studenti e studiosi previa presentazione di un
documento di identità, è invece il Museo Anatomico situato dal 1941
all'interno dell'Ospedale Forlanini. Per i profani è una vera e propria
collezione di "orrori" in cui sono esposte sezioni di corpi umani,
feti affetti da particolari malformazioni, e numerosi organi colpiti da
patologie di ogni tipo.
Museo
della Didattica della Scienza
Fra
le collezioni delle scuole superiori romane la più importante è certamente il
Museo della Didattica della Scienza del Liceo
E. Q. Visconti, in cui i numerosi reperti vengono esposti a rotazione nel corso
di mostre tematiche annuali. Negli imponenti locali dell'Istituto sono
conservate collezioni di zoologia, botanica, chimica, mineralogia, geologia,
paleontologia, strumenti scientifici restaurati in questi ultimi anni ma anche
materiale cartaceo proveniente dall'ex-Museo Kircheriano e dai Gabinetti
Scientifici del Liceo. Particolarmente preziosa è anche la collezione di
vetreria scientifica, composta da circa 100 pezzi soffiati artigianalmente nei
secoli passati e miracolosamente conservatisi nonostante la loro fragilità.
Il
Visconti ha una lunga storia, essendo il più antico istituto classico laico di
Roma capitale, fondato nel 1870 quale erede del Collegio Romano creato dai
gesuiti nel 1583. Il Museo Kircheriano (che un tempo aveva sede nel palazzo)
derivava il suo nome da Athanasius Kircher, celebre gesuita dei Seicento: dopo
aver vissuto i suoi "momenti di gloria" nel XVII e XVIII secolo venne
definitivamente smembrato circa un secolo fa. I reperti furono dispersi
in vari Musei, ma nella scuola ci sono ancora alcuni cimeli kircheriani
particolarmente significativi.
L'importanza
e la vastità delle collezioni naturalistiche e di strumentazione scientifica
deriva anche dall'attuazione nel Visconti di una legge del 1889 che prevedeva
che i Licei si dotassero di un Museo di Storia Naturale e di Gabinetti di Fisica
e Chimica. La raccolta fu ampliata,
oltre che per l'infaticabile opera di Antonio Neviani, dalla libertà
finanziaria derivata all'Istituto dal suo costituirsi in Ente Morale. Fra i
reperti particolarmente significativi spicca una sfera armillare del Seicento,
che è probabilmente anche l'oggetto più antico della collezione.
Museo
di Archeologia Industriale e Storia del Lavoro
E'
veramente particolare, ed unico nel suo genere a Roma, il Museo di Archeologia
Industriale e Storia del Lavoro in fase di allestimento presso l'Istituto
Tecnico G. Galilei. La particolare struttura architettonica dell'edificio, una
sorta di scuola-fabbrica che si snoda - inaspettatamente per chi vi entra per la
prima volta - in numerose officine e "cantieri", riassume già di per
sé le varie fasi del processo di industrializzazione nell'area romana
nell'ultimo secolo. Negli ampi capannoni, brulicanti nei giorni in cui si
svolgono le lezioni di ragazzi che sembrano "veri" operai, convivono
pacificamente vecchie macchine, motori dal funzionamento relativamente semplice
e comprensibile accanto a nuovi computer e attrezzature ben più complesse e
sofisticate. L'istituto è quindi una sede naturale per il singolare polo MUSIS
che intende occuparsi, anche attraverso un centro di documentazione e di
orientamento culturale, soprattutto dei cinque indirizzi attualmente praticati
nella scuola: meccanica, elettrotecnica, edilizia, telecomunicazioni,
costruzioni aeronautiche.
Musei
dell'Università "La Sapienza"
Meriterebbero
sicuramente una maggiore attenzione i circa venti Musei dell'Università degli
Studi di Roma La Sapienza, collezioni naturalistiche, storico-artistiche o di
strumenti scientifici interessanti ma troppo poco conosciute persino dagli
insegnanti. Alcuni sono di recente istituzione, altri rappresentano una
continuità con quelli ospitati nel Palazzo della Sapienza in Corso
Rinascimento, sede fino al 1935 dell'Archiginnasio romano, l'Università
dell'epoca. Ci limitiamo qui a fornire un breve elenco informativo, perché per
un approfondimento delle singole raccolte sarebbe necessaria una apposita
trattazione.
Museo
di Anatomia Comparata. E' quella disciplina che studia le ragioni della
forma degli animali e della loro organizzazione strutturale. Di notevole effetto
anche per il neofita sono, nel Museo, lo scheletro di una grande balenottera
della lunghezza di circa 20 metri e quello di un capodoglio, sospeso alla volta
della galleria d'ingresso. L'esposizione comprende anche altri materiali
cetologici, una collezione didattica, una raccolta di strumenti per la ricerca
anatomica, preparati istologici e cimeli dell'illustre zoologo Battista Grassi.
Museo
di Anatomia Patologica. Particolarmente macabro per i non "addetti ai
lavori", è situato all'interno del Policlinico Umberto I e raccoglie oltre
2200 reperti, di provenienza autoptica o di organi asportati durante interventi
chirurgici, conservati in contenitori di vetro ed accompagnati da un cartellino
che ne descrive la patologia.
Museo
delle Antichità Etrusche e Italiche. Si propone di avvicinare il visitatore
- con un ruolo propositivo ed un costante aggiornamento - alla conoscenza dei
popoli dell'Italia preromana attraverso l'esposizione di calchi, plastici,
grafici.
Museo
di Antropologia "G. Sergi". Raccoglie reperti riguardanti lo
studio biologico dell'uomo, della sua variabilità come specie e della sua
storia evolutiva. Vi sono conservati resti scheletrici umani di varie epoche e
di diversa provenienza geografica nonché reperti relativi agli antenati
"scimmieschi" dell'uomo. Particolarmente importanti dal punto di vista
scientifico sono i crani fossili neandertaliani risalenti a 120.000 anni fa,
rinvenuti casualmente a Roma, a pochi chilometri da Porta Pia.
Museo
di Arte Classica. Nato come Museo di Gessi (Gipsoteca) alla fine del secolo
scorso, è uno dei più importanti del genere nel mondo. Organizzato in 56 sale
particolarmente suggestive conserva più di 1000 calchi di opere eseguite
dall'età arcaica al tardo ellenismo.
Museo
Laboratorio di Arte Contemporanea. Nato come osservatorio e centro di
ricerche sull'arte figurativa e le arti contemporanee in genere, non ha una
struttura museale fissa ma ospita conferenze, convegni e soprattutto esposizioni
di artisti anche giovani e talvolta poco conosciuti.
Museo
di Arte e Giacimenti Minerari (Rocce Ornamentali). Nato da una donazione
dell'Associazione Assomarmi e successivamente
arricchitosi con altre lastre (attualmente sono circa 150), pannelli
illustrativi e foto, il Museo non ha ancora una sede definitiva ed è situato in
un corridoio della sezione "Materie prime". Si propone di illustrare
la produzione, divisa per regioni, di rocce ornamentali (marmi, graniti e altro)
in un paese di antichissime tradizioni estrattive nel settore dei lapidei quale
l'Italia.
Museo
di Chimica. Inaugurato nel 1992, conserva numerosi strumenti da laboratorio,
microscopi, termometri, spettroscopi, collezioni di coloranti sintetici
contenuti in pregiate bottigliette ottocentesche e materiale di vario tipo
proveniente dal pionieristico Istituto Universitario di Fisica di Via Panisperna.
Museo
Storico della Didattica. Nato nel 1986 sulle orme del precedente Museo
Pedagogico, di cui ha conservato il patrimonio librario, si propone di
documentare la storia delle scuole e delle istituzioni educative a Roma e nel
Lazio attraverso una ricca raccolta di testi, materiale relativo alle Scuole per
i Contadini dell'Agro Romano e alle prime Scuole Montessori, manoscritti e
carteggi relativi ad alcuni protagonisti della pedagogia italiana, libri,
giornalini, giocattoli e figurine, testi scolastici di differenti periodi
storici, albi di calligrafia, opere di stenografia, sussidi per l'insegnamento.
Museo
dell'Erbario di Roma. Questa "biblioteca della natura" in cui sono
conservati oltre un milione di esemplari vegetali spianati ed essiccati
collocati in apposite cartelle, è una delle maggiori collezioni europee. Divisa
in cinque sezioni, rappresenta una importante testimonianza scientifica della
incredibile estensione della variabilità vegetale. Preziosa per gli esperti e
gli studiosi della materia è una raccolta troppo specialistica per coloro che
si avvicinano per la prima volta al mondo della botanica, per i quali è invece
consigliabile una visita agli esemplari vivi conservati all'Orto Botanico in
Largo Cristina di Svezia 24.
Museo
di Fisica. Cura il reperimento, il restauro, la conservazione, la
catalogazione e l'esposizione di strumenti ed apparecchiature di rilevanza
storico-scientifica. Purtroppo però ben poco si è salvato dell'antico Museo
istituito nel 1857: quasi tutti i reperti esposti risalgono quindi alla fine
dell'Ottocento e ai primi del Novecento. Ampio spazio è dedicato alle ricerche
di Fermi e dei "ragazzi di Via Panisperna".
Museo
di Geologia. Vi è conservata una ricca raccolta di rocce che testimoniano
da un lato le trasformazioni e la mobilità della crosta terrestre dovute
all'energia interna, dall'altro le erosioni e formazioni dovute ad agenti
esterni. Sono inoltre esposte numerose rocce relative alle diverse "regioni
geologiche" italiane e due collezioni di marmi antichi, alcuni dei quali
provenienti da monumenti romani.
Museo
di Storia della Medicina. Comprende circa 10.000 reperti, autentici o
riproduzioni, che permettono di ripercorrere lo sviluppo della tecnica e del
pensiero medico dall'età della pietra al secolo scorso. Articolato in un
itinerario cronologico, il Museo comprende anche oggetti bizzarri e un po'
magici, soprattutto nei settori dedicati all'altra medicina. Da sottolineare le
preziose collezioni di vasi da farmacia e quei capolavori in miniatura che sono
le farmacie portatili. La ricostruzione - considerata troppo
"teatrale" da alcuni addetti ai lavori - di ambienti a grandezza
naturale, come il laboratorio alchimistico, la farmacia, uno studio medico del
Settecento, rende però vivace la visita anche a chi è estraneo alla materia.
Rimasto totalmente chiuso per alcuni anni a causa dell'inagibilità dei locali,
è ora aperto soltanto in parte.
Museo
Merceologico. Situata nella facoltà di Economia e Commercio in un'unica
grande sala divisa in settori, questa raccolta si propone di mostrare i diversi
impieghi delle materie prime nell'industria: vi si trovano legni, carte,
metalli, fibre, pelli di vario tipo ma anche oggetti di uso comune quali
bracciali e cappelli, sigarette o tazzine a dimostrazione della completa
realizzazione di un ciclo produttivo.
Museo
di Mineralogia. Istituito nel
1804 ospita oggi - con i suoi circa 30.000 reperti - una ricca serie di
collezioni mineralogiche tra cui spicca quella laziale. Nelle vetrine sono
esposti topazi, smeraldi, pietre preziose e meteoriti che colpiscono per il
particolare effetto estetico ancor prima che per il loro importante valore
scientifico.
Museo
delle Origini. Documenta, in un percorso cronologico che raccoglie
collezioni europee ed extraeuropee, le differenti fasi dal Paleolitico alla
prima Età del Ferro attraverso l'esposizione di materiali archeologici,
originali o riprodotti sperimentalmente, integrati da calchi e ricostruzioni.
Museo
di Paleontologia. Questa raccolta, relativa ad una disciplina che si occupa
dello studio dei fossili, resti o tracce di vita di un passato talmente remoto
da impressionare (si arriva a milioni e milioni di anni fa!), è costituita da
due ampie sale espositive. Mentre la prima è dedicata agli invertebrati, la
seconda - che può essere visitata, su richiesta, il martedì, mercoledì e
giovedì mattina - cattura l'attenzione del visitatore profano. Fra gli
scheletri di vertebrati colpiscono, per motivi opposti, quelli di elefanti e
cervi nani e quello, che sovrasta la sala, di un gigantesco elefante di foresta,
una specie i cui esemplari raggiungevano persino i cinque metri di altezza!
Museo
del Vicino Oriente. Suddiviso in due sezioni, si occupa delle grandi civiltà
urbane del bacino mediterraneo anteriori alle culture greca e romana. La prima,
quella egiziana, raccoglie reperti di ricerche e scavi in Egitto e Sudan; la
seconda, orientale, è articolata in un settore asiatico (reperti provenienti da
Palestina e Siria) ed un settore mediterraneo (materiali degli scavi in Tunisia,
Sardegna, Sicilia, Malta e Pantelleria).
Museo
di Zoologia. Questa antica ed importante collezione scientifica, smembrata
nel tempo, è ora sparsa in tre sedi. Una cospicua parte di reperti è infatti
stata assegnata nel 1932, in seguito ad una convenzione fra Comune e Università,
al Museo Civico di Zoologia, presso il Giardino Zoologico. All'interno
dell'Università è però rimasto il nucleo centrale della collezione didattica
composto da alcune migliaia di esemplari di tutti i gruppi zoologici, con
particolare riguardo agli invertebrati. Interessanti, fra i vertebrati, sono le
raccolte di studio di pesci, anfibi e rettili e quelle di micromammiferi. Nella
sede universitaria di Via Catone si trovano invece ricche collezioni
entomologiche costituite da parecchi milioni di insetti ed usate esclusivamente
per la ricerca scientifica.
Roma,
per secoli capitale dello Stato dei papi, pullula ovviamente di raccolte
cattoliche, ricordi conservati all'interno di numerose chiese o basiliche con
centinaia di anni di storia alle spalle.
Sono
collezioni di valore storico ed artistico assai diverso: ad alcune di esse,
piccolo insieme di reperti scarsamente omogenei, male si addice la troppo
impegnativa definizione di Museo, che però comunemente viene loro affidata
dalle guide turistiche. Sono situate in genere nelle sagrestie delle chiese o
nei suggestivi chiostri, tranquille isole di silenzio nel cuore di una città
caotica; altre, talvolta negate al pubblico, si trovano nelle sedi delle ancora
operanti Confraternite storiche.
Meta
privilegiata di turisti e pellegrini sono, fra le raccolte a carattere
religioso, i numerosi Musei Vaticani, più o meno grandi ed importanti;
meritando una apposita trattazione, queste collezioni non vengono menzionate nel
nostro lavoro.
Ma
Roma è anche sede dell'importante Museo di Arte Ebraica, in cui sono esposti
oggetti di valore artistico oltre che religioso, accanto ad importanti documenti
storici che ripercorrono le travagliate vicende della comunità ebraica romana.
Museo
di Arte Ebraica
Numerosi
oggetti rituali ma anche documenti che testimoniano le persecuzioni subite nel
corso dei secoli dalla comunità ebraica sono raccolti nel Museo di Arte
Ebraica, che si trova dal 1977 all'interno della sinagoga.
Ai
tristi ricordi dei campi di concentramento nazisti si affiancano reperti più
antichi quali la Bolla del 1555 con la quale, in piena epoca di Controriforma,
il pontefice Paolo IV Carafa ordinò agli ebrei romani il domicilio coatto nella
ristretta zona compresa fra Ponte Quattro Capi, il Portico d'Ottavia, la Piazza
Giudìa ed il Tevere. Era l'inizio della segregazione nel Ghetto, un lungo
calvario di conversioni forzate, imposizioni ed umiliazioni che si protrasse
sino alla caduta del potere temporale dei papi, quando ne fu ordinata la
demolizione. Solo dopo l'unità d'Italia infatti gli ebrei poterono inserirsi
senza limitazioni nell'attività economica della città. Le antiche sedi di
culto israelitiche (dalle quali proviene parte del materiale esposto nel Museo)
vennero allora distrutte: al loro posto fu inaugurata, nel 1904, la nuova
sinagoga in stile assiro-babilonese.
Nel
Programma di investimenti per Roma Capitale è prevista, tra l'altro, la
realizzazione del nuovo Museo dell'Ebraismo Romano, più ampio di quello
attualmente esistente ma, visto che il progetto è ormai fermo da tempo, i
responsabili hanno intanto ampliato l'esposizione con una sala dedicata ai
tessuti del periodo del Ghetto. E' inoltre in fase di allestimento una sezione
di documentazione cartacea relativa alla storia della comunità ebraica.
Museo
Francescano
L'equivoco
in cui cadono alcune guide della città, che riportano come Museo Francescano la
macabra esposizione di teschi situata nei sotterranei della Chiesa di Via
Veneto, fa sì che il "vero" Museo Francescano, che si trova presso
l'Istituto Storico dei Cappuccini lungo il Raccordo Anulare, rimanga spesso
nell'ombra. Questa raccolta, certamente troppo poco conosciuta, ha un notevole
interesse artistico oltre che storico (vi sono tra l'altro esposte preziose
pitture che risalgono al Trecento) ed ha lo scopo di fornire, attraverso circa
20.000 pezzi, un'ampia documentazione del francescanesimo che parte
dall'iconografia di S. Francesco e degli altri personaggi legati alla storia
dell'ordine. Vi sono conservati reperti ed opere d'arte di vario tipo -
dipinti, sculture, ceramiche, monete, sigilli, disegni, incisioni ed
oggetti d'uso quotidiano - che colpiscono il visitatore (oltre che per la
quantità) proprio per la loro varietà.
Il
nucleo principale della collezione fu istituito grazie alle ricerche compiute
negli ultimi decenni del secolo scorso da padre Louis Antoine de Porrentruy.
L'obiettivo iniziale era quello di illustrare una biografia di S. Francesco ma
il frate, che si era intanto trasferito da Marsiglia a Roma, proseguì nello
studio fino alla sua morte, riuscendo però a salvare da una infausta vendita
solo parte del materiale. La raccolta, dopo vari spostamenti, si trova dal 1968
fra le sale e le salette, disposte su due piani, della attuale ampia sede presso
l'Istituto Storico dell'Ordine alla Pisana. Il Museo (per la cui visita è
necessario prendere accordi telefonici con il direttore padre Servus Gieben) è
un po' scomodo da raggiungere, soprattutto per chi non ha a disposizione un
proprio mezzo di trasporto. Vi si accede infatti dal Raccordo Anulare: il
cancello del Collegio Internazionale S. Lorenzo da Brindisi si trova circa 300
mt. dopo Via della Pisana in direzione Aurelia.
Raccolta
della Confraternita di Sant'Eligio dei Ferrari
Le
varie Confraternite romane, sodalizi religiosi nati per esercitare pratiche
devozionali o prestare opere di assistenza, conservano in genere il materiale -
oggetti rituali o documenti - raccolto nella loro lunga storia: anche se non si
tratta di veri e propri Musei, una visita (ove possibile) è comunque
interessante, se non altro per godere della tranquillità che regna in questi
locali nascosti nel centro della città.
Nel
Medioevo le Confraternite affiancavano spesso le Corporazioni di Mestiere o
Università, che organizzavano le differenti professioni disciplinando l'accesso
all'attività e il suo esercizio, oltre a promuovere la solidarietà fra gli
iscritti. Disponevano in genere di una propria chiesa, e si occupavano della
formazione religiosa e delle opere di misericordia.
La
Chiesa di S. Eligio dei Ferrari era ad esempio la sede originaria dell'Università
che univa tutti coloro che esercitavano attività legate alla manipolazione dei
metalli, da quelli preziosi fino al ferro e all'ottone. Nel 1509 gli orafi
fondarono però una loro corporazione e, di conseguenza, una chiesa. Annesso
alla Chiesa di S. Eligio dei Ferrari, in Via di S. Giovanni Decollato, c'è un
piccolo Museo che raccoglie
interessanti cimeli storici: oggetti sacri, imponenti candelabri, uno stendardo,
pianete, calici, una lettiga per bare, una "macchina delle 48 ore",
reliquie e donazioni varie. Per accedervi bisogna indirizzare una richiesta
scritta al Governatore della Confraternita, che ha anche un proprio Archivio
Storico.
Piccole
raccolte nelle Basiliche
Nella
città ci sono inoltre alcune piccole raccolte religiose spesso frequentate dai
turisti perché la loro visita è in genere abbinata a quella delle chiese che
le contengono.
All'interno
della Basilica di S. Giovanni in Laterano si trovano ad esempio due piccoli
Musei che raccolgono preziosi reperti accumulati nella basilica durante i
secoli. Dal suggestivo chiostro, uno dei maggiori di Roma, si accede alla Sala
di Pio IX, dove sono conservati arredi liturgici, pregevoli arazzi, il piviale
indossato da Bonifacio VIII per l'inaugurazione del primo Anno Santo nel 1300 e
paramenti di Pio IX. Il Corridoio Leonino, una raccolta di preziosi arredi
liturgici, è invece chiusa da alcuni anni per restauro, e non se ne prevede al
momento una riapertura.
Anche
all'interno della Basilica di S. Paolo fuori le Mura non c'è un vero e proprio
Museo, ma una raccolta composta da materiale proveniente dall'antico cimitero
ostiense, situato nella zona in cui oggi sorge la chiesa: si tratta di lapidi e
iscrizioni funerarie disposte nel chiostro risalente al secolo XIII, analogo a
quello di S. Giovanni in Laterano. E' inoltre visitabile una pinacoteca in cui
sono esposti dipinti dal XIII al XVIII secolo e alcune stampe dell'antica
Basilica, che fu parzialmente distrutta dal rovinoso incendio del 1823. Al piano
superiore, all'interno del Monastero, c'è una raccolta accessibile solo agli
studiosi in cui sono collocati resti e ricordi storici della basilica, altre
lapidi funerarie e quarantadue medaglioni dei Papi, prima serie dei ritratti dei
Sommi Pontefici fatti eseguire da S. Leone Magno.
Meno
significativa è la raccolta situata all'interno della Basilica di S. Pancrazio.
Dalle guide della città viene in genere definita come Museo; in realtà si
tratta di una piccolissima esposizione, sistemata in un locale adiacente alla
sagrestia della chiesa, sulle cui pareti sono presentati alcuni reperti
archeologici relativi all'antica basilica, ed in particolare frammenti di
epigrafi e lapidi.
Roma
è anche la sede di numerosi musei settoriali, dedicati ai più vari argomenti:
dalle arti decorative al crimine, dalla musica all'informazione, dalla
fotografia al cinema.
Alcune,
soprattutto fra quelle di più recente istituzione, sono raccolte "in
movimento", che non dispongono cioè di una esposizione museale fissa, ma
in cui il materiale viene presentato a rotazione nel corso di mostre tematiche.
Altre sono invece già proiettate nel futuro elettronico delle visite virtuali
che in un domani sicuramente prossimo permetterà a tutti - compreso chi, per
necessità o pigrizia, non può girare per la città - di "visitare"
mostre e Musei rimanendo comodamente in pantofole nella propria abitazione.
Ma
se alcune raccolte sono già immerse nel futuro, altre ripropongono un annoso e
ancora non risolto problema del presente, oltre che del passato, quello di
importanti collezioni che - godendo di una scarsa attenzione delle istituzioni
competenti - non hanno mai ricevuto una sede idonea.
Museo
Criminologico
Il
Museo Criminologico dell'Amministrazione Penitenziaria, riaperto al pubblico nel
febbraio del 1994 dopo una lunga chiusura, è una ricchissima raccolta in cui,
oltre a raccapriccianti strumenti di tortura in uso nei secoli passati, vi sono
esposti anche numerosi reperti meno macabri, quali ad esempio le macchinette
mangiasoldi o gli apparecchi per falsificare banconote.
Fondato
dal Ministro Guardasigilli Rocco nel 1931, in pieno fascismo, il Museo, che
allora si chiamava Criminale, venne allestito nell'edificio seicentesco delle
Carceri Nuove di Via Giulia. Una interminabile sequenza di lugubri e macabri
reperti, mostrando al turbato visitatore la realtà del "male", si
proponeva evidentemente il compito di fungere da monito. Il nuovo itinerario ha
invece sostituito alla divisione tematica un percorso cronologico che intende
presentare gli oggetti esposti all'interno del loro contesto storico-culturale
arrivando fino ad un recente passato, con il ricordo dei più celebri fatti di
cronaca giudiziaria degli ultimi decenni.
Il
repertorio degli strumenti di tortura e di morte fa però ancora rabbrividire.
Se è lecita una "classifica degli orrori", il più agghiacciante
macchinario è forse la Vergine di Norimberga, sarcofago in ferro - usato in
Germania e Spagna fino al Cinquecento - dotato di aculei interni che
trafiggevano il cuore e gli occhi di chi vi veniva rinchiuso. Al confronto,
sembrano tutto sommato poco crudeli strumenti terribili quali la sedia
ungherese, con la seduta di aculei, o i vari ceppi, ferri, catene e persino le
ghigliottine che troneggiano, imponenti ed austere, nelle sale del Museo.
Colpisce,
fra gli orrori, anche la gabbia in ferro a forma di corpo umano proveniente da
Milazzo, in Sicilia, appesa al soffitto e contenente ancora uno scheletro, forse
di un soldato dell'esercito inglese disertore lasciato morire di fame e sete in
pubblico, agli inizi dell'Ottocento, quale monito per i suoi compagni. Numerosi
sono i crani sezionati utilizzati da Cesare Lombroso che, come è noto, si
affannò nel tentativo di dimostrare il legame fra anomalie fisiche ed
attitudine al crimine.
Va
segnalato anche il mantello, in tela rossa, appartenuto al più celebre boia di
Roma, il popolare Mastro Titta, ancora sporco di sangue. Dal 1796 al 1864, in
circa settant'anni di infaticabile lavoro, il leggendario carnefice eseguì ben
516 condanne a morte, divenendo un vero specialista in questa macabra materia,
in grado di impiccare, decapitare o squartare i malcapitati a seconda delle
necessità.
Fra
i corpi di reato esposti nel museo vi sono inoltre falsi di tutti i tipi (vasi,
statuette e dipinti fra i quali spiccano vere e proprie opere d'arte) ma anche
macchine e marchingegni che colpiscono per la loro "genialità". E poi
ancora le armi utilizzate in molti celebri delitti, come le spade del duello
svoltosi a Roma nel 1898 nel quale perse la vita Felice Cavallotti, nonché gli
oggetti personali dell'anarchico Gaetano Bresci, che uccise Umberto I di Savoia.
Non mancano gli strumenti di punizione casalinghi, come la "briglia delle
comari", una sorta di museruola in ferro usata nel Medioevo da
quegli uomini che volevano frenare la lingua delle proprie mogli.
Curioso
è il "baule mascherato", dotato di numerosi comfort per potervi
soggiornare a lungo: fu sequestrato negli anni Sessanta all'aeroporto di
Fiumicino con la relativa spia all'interno.
Museo
Andrea e Blanceflor Boncompagni Ludovisi
L'allestimento
ancora poco organico del Museo Boncompagni denota la "fretta" con cui
la Soprintendenza Speciale per l'Arte Contemporanea ha infine aperto nel
dicembre 1995, dopo varie vicissitudini, questa prima raccolta italiana
interamente dedicata alle arti decorative, che comprende oggetti d'arte e di
ornamentazione architettonica, moda, costume e design dalla fine del XVIII
secolo ad oggi.
L'iter
che ha portato all'apertura del Museo è stato infatti un po' tormentato, e
risale nientemeno che al 1972, quando la vedova senza figli del principe Andrea
Boncompagni, Blanceflor De Bildt, lasciò allo Stato italiano un villino in Via
Boncompagni, tipico esempio di architettura eclettica degli inizi del secolo,
perché fosse destinato a luogo di cultura. Non se ne fece nulla per molti anni
e nel 1982 vi fu addirittura un "incidente di percorso", perché
l'edificio fu assegnato al Portogallo: le proteste riuscirono però a bloccare
questa infausta decisione.
Per
sollecitare la creazione a Roma di un Museo delle Arti Decorative stavano
intanto sorgendo alcune associazioni, che sono anche riuscite ad ottenere nel
corso degli anni la donazione delle opere di un discreto numero di artisti. Nel
1992 fu finalmente decisa la definitiva destinazione del villino a Museo, ed
iniziarono i lavori di restauro dell'edificio, ora documentati in una mostra che
si trova all'interno delle scuderie. Il Museo, dopo anni di stasi, è stato
quindi allestito "di gran carriera", anche perché i parenti della
donatrice avevano minacciato di riprendere l'edificio qualora l'apertura della
raccolta fosse stata ancora ritardata.
Il
"pezzo forte" della collezione è sicuramente la monumentale culla
umbertina del 1901 in bronzo dorato e argento massiccio, regalata dal Comune di
Roma ai sovrani Elena e Vittorio Emanuele III di Savoia per festeggiare la
nascita della loro primogenita. Opera di Giulio Monteverde, raffigura la dea
Roma nell'atto di sorreggere il drappo del cestino che doveva ospitare la
principessina Iolanda e una vittoria alata con gli scudi dei Savoia e dei
Petrovich.
Si
tratta di una delle poche "certezze", cioè di un'opera che rimarrà
stabilmente in questo Museo sperimentale che non avrà un'impostazione
tradizionale e fissa. La direttrice Gianna Piantoni intende infatti seguire le
orme del Cooper Hewitt di New York
dove la documentazione informatizzata sul costume viene presentata al pubblico
di volta in volta su temi specifici.
La
raccolta, non ancora omogenea, è composta, tra l'altro,
da lavori di vetreria artistica, vasi
in ceramica, scatole in legno, sedie firmate: in un futuro (speriamo prossimo)
vi sarà ospitato l'archivio centrale nazionale delle immagini del patrimonio di
arte decorativa.
Il
Museo si propone anche di essere un archivio della haute couture, in cui
la storia dell'alta moda - come evoluzione del costume e delle tecniche
sartoriali - è ripercorsa attraverso le donazioni o i prestiti di stilisti
quali Galitzine, Gattinoni, le sorelle Fontana, Litrico, Valentino, Lancetti,
Sarli.
Istituto
Nazionale per la Grafica
Creato
nel 1975 - quasi contemporaneamente al Ministero per i Beni Culturali e
Ambientali - dalla fusione del Gabinetto Nazionale delle Stampe e della
Calcografia Nazionale, l'Istituto Nazionale per la Grafica è attualmente
situato in due sedi distinte, che si trovano in Via della Stamperia e Via della
Lungara. Si occupa della conservazione e dello studio del materiale grafico e
fotografico, sia di esemplari unici o multipli (disegni e stampe con relative
matrici) sia di quanto può essere riprodotto in serie come i negativi, i film o
i video d'artista.
Non
ha una esposizione permanente ma, oltre ad essere sede di mostre tematiche
temporanee, è anche luogo di consultazione prezioso per studiosi ed
appassionati, pur se la dispersione del materiale ovviamente contribuisce a
renderlo meno fruibile. Il Palazzo Poli, attiguo alla Calcografia, dovrebbe
diventare la sede definitiva del Gabinetto delle Stampe ma,
pur essendo stato acquisito dallo Stato alla fine degli anni Settanta,
non è ancora disponibile perché non sono stati sinora reperiti i fondi
necessari per terminare i lavori di restauro.
La
Calcografia Nazionale, che ha una stamperia ancora attiva, è erede di quella
Camerale, istituita nel 1738 da Clemente XII dopo aver acquistato, su
suggerimento di suo nipote Neri Maria Corsini, all'epoca cardinale camerlengo,
la ricchissima collezione di rami della celebre famiglia De Rossi, stampatori
romani operanti in Piazza S. Maria della Pace.
Ha
sede dal 1837 nell'attuale edificio fatto costruire appositamente sotto la
direzione del Valadier, e può essere considerata la più grande calcografia del
mondo, con oltre 23.000 matrici dal XVI al XX secolo. Tra le altre, vi sono
conservate lastre di Salvator Rosa, Giuseppe Vasi, Giovanni Volpato, Antonio
Canova, Vincenzo Camuccini, Giovanni Battista Piranesi e le più recenti opere
di Carlo Carrà e Giorgio Morandi.
Una
curiosità storica, che purtroppo però ebbe come conseguenza la distruzione di
importanti opere d'arte, risale al 1823 quando Leone XII decise di fondere
numerose lastre calcografiche perché offensive del pudore; alcune
fortunatamente subirono una sorte migliore, ma si ritrovarono
"censurate" da veli o foglie di fico.
Il
Gabinetto delle Stampe è invece ospite dal 1950 dell'Accademia Nazionale dei
Lincei nella Villa della Farnesina; fino ad allora di trovava a Palazzo Corsini
alla Lungara. Costituito nel 1895 con un Fondo donato dal principe Tommaso
Corsini e raccolto dai suoi antenati collezionisti, è stato ampliato nel tempo
e conserva attualmente circa 135.000 stampe e 20.000 disegni, ma anche alcune
migliaia di fotografie e negativi. L'importanza storica della collezione è
veramente notevole, considerando che fino a quando non fu
messa in crisi dall'invenzione della fotografia, l'incisione
rappresentava l'unico mezzo per la divulgazione in più copie delle immagini.
Purtroppo
mancano al momento spazi idonei per l'esposizione delle affascinanti presse, dei
torchi calcografici e di tutte quelle antiche macchine (tra cui alcune ancora
funzionanti) e strumenti usati per incidere nelle differenti tecniche: bulino,
acquaforte, acquatinta, maniera nera e xilografia.
Museo
dell'Immagine Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV)
Aperto
nel 1993 all'interno dell'Università di Tor Vergata, il Museo dell'Immagine
Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV) è attualmente composto da un fondo di
opere di circa 300 artisti contemporanei, in prevalenza italiani. Non ha una
esposizione stabile ma pubblica una propria rivista, tiene corsi gratuiti,
organizza mostre tematiche e, soprattutto, è attivo nel campo della
sperimentazione della diffusione elettronica dell'immagine. Dispone infatti di
un server informatico che fornisce notizie sul Museo e sulla fotografia, e che
permette di visitare le mostre anche "virtualmente", cioè tramite
Internet davanti ad un qualsiasi computer collegato alla rete.
Museo
Internazionale del Cinema e dello Spettacolo
E'
stato fondato nel 1959 su iniziativa di José Pantieri, convinto - allora come
oggi - che sia importante salvaguardare non soltanto il patrimonio culturale
scritto ma anche quello visivo e sonoro.
La
raccolta, privata, viene "prestata" a centri ed istituti culturali per
l'organizzazione di mostre sull'argomento; non avendo ancora una sede espositiva
fissa si trova infatti sparsa nei magazzini di diverse città.
I
suoi organizzatori stanno però cercando di passare dalla fase della
conservazione del materiale a quella sua fruibilità per un vasto pubblico; per
questo hanno chiesto di allestire il Museo Internazionale del Cinema e dello
Spettacolo nell'ex-Cinema Moderno di Piazza della Repubblica che, pur se
degradato negli ultimi anni da una programmazione a "luci rosse", è
stata la prima sala fissa della capitale. Fu infatti fondato nel 1904 da Filoteo
Alberini, un versatile ed attivissimo pioniere del cinema romano - produttore,
regista, distributore, esercente - e trasferito pochi anni dopo nella attuale
sede, decorata da importanti artisti e scenografi dell'epoca.
Il
Museo, secondo le intenzioni dei suoi promotori, non dovrebbe essere soltanto
una esposizione di reperti sulla storia del cinema, ma un luogo in cui vi siano
allestite differenti sale per ammirare le proiezioni. Oltre a manifesti e
locandine cinematografiche, macchine e vari cimeli storici quali cineprese,
proiettori, lanterne magiche, costumi e alcune rarità storiche come un brevetto
di Filoteo Alberini che risale a cento anni fa, vestiti di Francesca Bertini e
Lyda Borelli, l'Istituto conserva anche una importante cineteca che raccoglie
preziose, e talvolta uniche, pellicole originali, tra cui quella in cui appare
Trilussa. Il ricco patrimonio dell'Istituto comprende la cineteca Buster Keaton,
con circa 5.000 film rari d'epoca, la fototeca Charlie Chaplin, con circa 2
milioni di foto dal 1850 ad oggi, la biblioteca cinetelevisiva Mack Sennet, con
pubblicazioni sul cinema e sullo spettacolo, nonché una videoteca, una
emeroteca e un laboratorio di restauro dell'immagine.
Museo
della Carta, della Stampa e dell'Informazione
A
Roma esiste anche un Museo dedicato alla carta, fondamentale mezzo di
trasmissione del pensiero, supporto sul quale l'uomo ha lasciato per secoli, e
tramandato ai posteri, i segni delle proprie conoscenze.
Al
momento però si è creata una situazione di transizione che non permette di
accedere all'affascinante Museo della Carta, della Stampa e dell'Informazione,
istituito dalla Siva nella sua sede in Via Salaria: la società ha infatti
recentemente ceduto in comodato il Museo, insieme a tutto l'edificio,
all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Attraverso
macchinari e reperti di vario tipo vi è documentata la storia della carta sia
come fatto produttivo - con l'illustrazione delle differenti tappe del processo
di lavorazione - sia come supporto per l'informazione, con l'esposizione di
Avvisi e giornali a stampa dei secoli passati ma anche tramite una collezione di
quotidiani di questo secolo che ci ricordano eventi storici più o meno remoti.
Fra
i macchinari per la fabbricazione della carta colpisce una pila a maglio in
legno, costruita su modello cinquecentesco ed installata in una vasca originale:
era usata dai cartai per ottenere la completa triturazione dei cenci.
Interessanti sono i dispositivi da stampa, ed in particolare una macchina
continua della prima metà dell'Ottocento. Non mancano le curiosità, come la più
piccola edizione dell'Ave Maria mai stampata in Italia, un libretto di meno di
un centimetro di lato.
Museo
degli Strumenti di Riproduzione del Suono
Si
trova all'interno di palazzo Mattei di Giove in Via Caetani uno dei "tesori
nascosti" di Roma. E' quello che viene comunemente chiamato, con una
definizione forse un po' troppo impegnativa, Museo degli Strumenti di
Riproduzione del Suono, una importante collezione che non ha mai trovato una
sistemazione idonea da quando, nel 1936, fu istituita grazie ad una donazione
della Loreto di Napoli, che all'epoca era una delle più importanti ditte del
settore.
Fino
ad alcuni anni fa, quando era aperta al pubblico, rappresentava soprattutto la
meta di visite guidate per le scolaresche. Anche allora, come oggi, non aveva
però a disposizione un vero e proprio ambiente museale. Le vetrine, alcune
delle quali sono sistemate in locali destinati ad uffici, contengono preziose
apparecchiature come il fonografo di Edison, brevettato nel 1878,
che incideva i suoni su rulli di cera. Interessanti sono anche i primi
grammofoni a dischi, i vecchi registratori a nastro e i numerosi accessori:
puntine, microfoni e bracci di vario tipo. Fra le curiosità va segnalata la
macchinetta Phonopostal, utilizzata per l'incisione di cartoline postali
acustiche.
Ricco
ed interessante è inoltre il materiale fotografico e cartaceo dalla fine
dell'Ottocento ad oggi: lettere, documenti, partiture, cataloghi di case
discografiche di tutto il mondo e locandine d'epoca.
Purtroppo,
mentre proseguono i lavori di ristrutturazione dell'edificio, per questa
"sfortunata" collezione non è prevista una data di riapertura. Per
far uscire la raccolta dall'oblio i funzionari della Discoteca di Stato, del cui
patrimonio fa parte questo materiale, hanno recentemente preparato una
documentazione fotografica consultabile su cd-rom.
E'
invece aperta al pubblico la Discoteca nata nel 1928, dove è possibile
ascoltare, oltre a circa 180.000 dischi e decine di migliaia di registrazioni su
nastro magnetico, le "voci storiche" di personaggi celebri dagli inizi
del secolo.
Museo
Nazionale degli Strumenti Musicali
Il
Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, aperto nel 1974, conserva una ricca
raccolta di oggetti di tutte le epoche e dei diversi continenti. La sua nascita
si deve alla determinazione di Luisa Cervelli, che riuscì a non far disperdere
la collezione donata allo Stato nel 1950 dal celebre tenore Evangelista Gorga.
Purtroppo
però il visitatore si trova oggi a dover fare i conti con uno dei problemi
irrisolti di Roma, la mancanza di fondi per le strutture museali. E' infatti
allestito solo il primo piano, 18 sale in cui sono esposti circa 840 strumenti,
mentre si attende da tempo l'apertura della sezione dedicata al XIX secolo.
Mancano i fondi per ristrutturare gli strumenti, mentre sembra fortunatamente
risolto negli ultimi tempi il problema della carenza di custodi che per un lungo
periodo ha reso visitabile solo una parte della collezione già allestita.
Nel
Museo sono esposti, all'interno di apposite vetrine, interessanti strumenti di
musica popolare e colta, da chiesa e militare, strumenti pieghevoli da viaggio
ma anche oggetti dai nomi per noi impronunziabili che testimoniano la ricca
tradizione musicale extraeuropea. Reperti archeologici quali i fischietti in
terracotta si alternano a capolavori di scultura e decorazione nonché a
preziose arpe e clavicembali in un itinerario che ripercorre l'evoluzione
sociale e culturale delle differenti epoche storiche. Un posto di tutto rispetto
è dedicato al pianoforte costruito da Bartolomeo Cristofori, universalmente
riconosciuto come il suo inventore.
Museo
Numismatico della Zecca Italiana
Proprio
perché le monete ci capitano tra le mani tutti i giorni, generalmente non ci
accorgiamo del loro valore artistico e del lungo lavoro che ne precede la
realizzazione: una visita al Museo Numismatico della Zecca Italiana, paradiso
dei collezionisti, è quindi una piacevole scoperta per gli altri. Situato
all'interno del Ministero del Tesoro, raccoglie una vastissima produzione
composta da più di 20.000 pezzi fra medaglie, monete, materiale da conio,
modelli in cera e qualche curiosità, come un piccolo gettone, salvacondotto che
nella Russia zarista doveva essere esibito, su richiesta, alla polizia, da
chiunque portasse la barba.
Particolarmente
interessanti sono la collezione di medaglie pontificie da Martino V, il
pontefice che istituì la Zecca (allora si trovava nel rione Ponte, nel
cinquecentesco palazzo del Banco di S. Spirito in Largo Tassoni) ai nostri
giorni e quella di cere di Benedetto Pistrucci, uno dei maggiori incisori romani
che lavorò alla Zecca di Londra e fu l'autore del celebre S. Giorgio a cavallo,
modello della sterlina inglese.
Per
visitare il Museo è necessario compilare un apposito modulo e consegnare un
documento di identità alla portineria del Ministero.
Da
alcuni anni Roma offre innumerevoli occasioni a tutti coloro che amano spigolare
alla ricerca di curiosità, soprattutto perché una "contagiosa"
passione per l'insolito ha portato al proliferare di bizzarre collezioni
private. Alcune sono state allestite "ufficialmente", diventando cioè
veri e propri Musei con tanto di biglietto di ingresso ed orario fisso di
apertura - è il caso della raccolta con il materiale di scena dei film di Dario
Argento o di quella dedicata agli spaghetti e alle paste alimentari - altre
rimangono invece "sommerse", situate magari all'interno degli
appartamenti dei collezionisti: tra queste ultime ci siamo occupati di quella
delle lamette da barba perché, previo appuntamento, può essere visitata dal
pubblico.
Ad
onor del vero va detto che anche prima di questa "esplosione" esisteva
già qualche raccolta che quanto a stranezza dell'argomento non aveva certo
nulla da invidiare... basta pensare ai Musei dedicati alle "malattie"
dei libri, agli oggetti relativi alle sentenze capitali nella Roma dei papi
oppure addirittura alle "anime del Purgatorio" ma si trattava, allora,
di poche eccezioni.
Per
concludere il nostro itinerario abbiamo scelto un luogo un po' particolare, che
non è una vera e propria raccolta, ma certamente è una tappa d'obbligo per
tutti coloro che sono alla ricerca di sorprese: questa visita piacevole e
rilassante in un angolo segreto della città riserverà infatti inaspettate
suggestioni.
Museo
della Camera Storica
A
Roma esiste un Museo aperto (se va bene!) un solo giorno l'anno, il 24 giugno.
Questa raccolta invisibile si trova nel cuore di Roma, in una solitaria stradina
a due passi dall'Anagrafe, nei silenziosi locali del palazzo
dell'Arciconfraternita di S. Giovanni Decollato detta della Misericordia che
nasconde, dietro l'austera
facciata, inaspettate tracce storiche ed artistiche.
La
Confraternita, che ha annoverato fra i suoi membri numerosi pontefici e
celebri artisti come Michelangelo, nacque nel 1488 ad opera di alcuni
devoti fiorentini. Oggi promuove opere di beneficenza nei confronti dei figli
dei carcerati, mentre nella Roma dei secoli passati assisteva i condannati a
morte negli ultimi momenti della loro vita, occupandosi anche della sepoltura
dei cadaveri.
Al
primo piano dell'impenetrabile palazzo, nei tetri e polverosi armadi del Museo
della Camera Storica (si chiama così perché raccoglie, in una stanza, reperti
storici relativi all'attività della Confraternita) sono esposti raccapriccianti
oggetti relativi al macabro rituale della pena capitale: funi usate per le
impiccagioni, ceste per contenere le teste dei decapitati, sacchi e cappucci,
registri con i nomi delle vittime di una "giustizia terribile", nonché
la barella con la quale i giustiziati convertiti venivano trasportati per la
sepoltura nel suggestivo chiostro del palazzo, una rara isola di silenzio ancora
esistente nel centro della città!
Sotto
il pavimento sono ancora ammucchiate le ossa dei giustiziati convertiti (la
notizia, improvvisa, è in grado di turbare la tranquillità dell'ignaro
visitatore!): gli impenitenti erano invece interrati in aperta campagna. Ancora
oggi ogni anno, al tramonto del 24 giugno, nel corso di una particolare e
suggestiva processione al lume delle fiaccole, i Confratelli benedicono le ossa
dei giustiziati.
Qualcuno
riusciva però a salvarsi, a volte un attimo prima della morte. Ogni
Confraternita aveva infatti la possibilità, in occasione delle festività
natalizie o nel giorno del santo patrono, di liberare un condannato. Nel Museo,
tra gli altri reperti, è esposto l'abito che si faceva indossare al fortunato
mentre veniva condotto in processione per la città.
Alcune
guide turistiche riferiscono erroneamente che nel Museo sono contenuti oggetti
personali di Giordano Bruno, addirittura, afferma qualcuno, il mantello del
filosofo. Non è così. Come eretico e impenitente Giordano Bruno morì,
bruciato vivo, senza assistenza. Fra i condannati celebri assistiti negli ultimi
momenti della loro vita c'è invece Beatrice Cenci, e nei locali della
Confraternita si trova ancora un inginocchiatoio che, si dice, sia stato
utilizzato dalla giovane donna, postasi a capo di una congiura per uccidere il
padre, nobile romano noto per il suo carattere e le sue azioni violente.
Nel
Palazzo della Confraternita si trova anche un prezioso Archivio storico, ma
persistenti ed incomprensibili remore non ne consentono la consultazione: parte
del materiale documentario, come i registri di tutti i giustiziati assistiti, si
trova invece - a disposizione degli studiosi - nell'Archivio di Stato di Roma.
Il
palazzo è aperto una volta l'anno, il 24 giugno, oppure su richiesta scritta
indirizzata al Governatore della Confraternita: anche se al momento non è
possibile entrare nel Museo (dove sono in corso lavori di ristrutturazione) è
comunque consigliabile tentare di varcare la misteriosa soglia, per ammirare gli
interessanti dipinti interni alla chiesa, come la Decollazione del Battista,
olio su tavola di Giorgio Vasari, e soprattutto gli splendidi affreschi
cinquecenteschi che ornano le pareti dell'Oratorio.
Museo
degli Orrori di Dario Argento
Nel
quartiere Prati, nei sotterranei del negozio Profondo Rosso - un paradiso per
gli appassionati di horror e fantascienza - si trova il bizzarro ed originale,
ma anche un po' inquietante, Museo degli Orrori istituito da Dario Argento.
Pochi
gradini di una stretta scala a chiocciola catapultano il visitatore in una
tenebrosa atmosfera di rumori e suoni sinistri, dove una debole e cupa
illuminazione permette di vedere, ai lati del corridoio, due file di celle
chiuse da sbarre in ferro colme di orrori. Avvolti da questa inconsueta
atmosfera, ci si trova subito di fronte ai primi cimeli, materiale di scena di
celebri film del regista italiano quali Demoni, Phenomena, La Chiesa fino al più
recente La sindrome di Stendhal: si tratta principalmente di minacciosi mostri,
inseriti all'interno di ricostruzioni scenografiche sorprendenti ed efficaci. Vi
sono poi reperti donati al Museo da registi italiani e stranieri, come il mostro
Freddy Krueger della serie Nightmare o la testa di rinoceronte del film E la
nave va di Federico Fellini, reperti che talvolta vengono anche animati da
performances di personaggi viventi.
Consola
sapere che ciò che si ha di fronte non è altro che un trucco, una finzione, ma
qualche brivido si fa ugualmente sentire lungo la schiena. "Igor", il
nostro accompagnatore, contribuisce a tenere viva la tensione e, da ultimo, ci
gioca un brutto scherzo conducendoci davanti ad uno specchio stregato... quando
ci spiega la storia è ormai troppo tardi per sottrarsi al maleficio. Attenzione
allora: chi è superstizioso non rivolga mai lo sguardo verso gli specchi!
Museo
del Purgatorio
In
Lungotevere Prati, vicino al Palazzaccio, in un angolo un po' nascosto adiacente
alla sagrestia della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio (quella chiesetta
gotica che colpisce l'attenzione perché sembra un Duomo di Milano in
miniatura), si trova nientemeno che il Museo del Purgatorio, una raccolta di
misteriose tracce dall'al di là. La sua esistenza non è però segnalata da
alcun cartello. I reperti esposti sono pochi, una decina in tutto, perché per
alcuni altri le autorità ecclesiastiche non ritengono provata
l'"autenticità". Misteri della fede! Si tratta di immagini insolite e
un po' inquietanti: impronte su abiti, libri e tavolette che, a dire dei
religiosi, testimoniano il rapporto dei defunti con i loro congiunti vivi.
Per
ogni reperto si narra una storia: su un pezzo di stoffa c'è ad esempio il segno
evidente della bruciatura provocata da una mano. Si dice sia stata lasciata nel
1879 in Belgio da una signora defunta che, tormentata anche dopo la morte per la
vita dissoluta del figlio tentava, con le sue apparizioni, di ricondurlo sulla
retta via. Raggiunse lo scopo. Il ragazzo alfine si convinse e fondò un ordine
religioso.
Proviene
invece dalla Germania, e risale al secolo scorso, l'impronta di una mano destra
impressa su un libro. Si racconta che alla signora Margherita Demmerlé di
Ellingen apparve la suocera morta trent'anni prima chiedendo, come favore per la
sua anima, l'effettuazione di un pellegrinaggio e la celebrazione di alcune
messe. La cortese defunta, a compito effettuato, si premurò di ringraziare la
sua benefattrice con un'ulteriore apparizione, durante la quale lasciò il segno
esposto nella bacheca.
Il
Museo fu ideato da un missionario francese, Victor Jouet, nel 1897. In seguito
ad un misterioso incendio sviluppatosi all'interno della chiesa, nell'allora
esistente cappella del Rosario, molti fedeli credettero di vedere tra le fiamme
un'enigmatica immagine (ricordava le sembianze di un volto sofferente) che
rimase poi impressa su una parete dell'altare. Potenza del fuoco! Nel Museo è
visibile soltanto la riproduzione fotografica: l'originale è infatti conservato
al riparo dal degrado e dalla curiosità. Il missionario rimase talmente colpito
dall'evento che trascorse il resto della sua vita in giro per l'Europa, alla
ricerca di altre prove di apparizioni ultraterrene.
Museo
dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro A. Gallo
Anche
i libri si ammalano, aggrediti da insetti, batteri e microrganismi. Pochi lo
sanno, ma all'interno dell'"ospedale del libro" c'è un particolare
Museo, certamente insolito ed unico nel suo genere.
Nel
Museo dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro A. Gallo, che si trova
in un caratteristico palazzetto ottocentesco immerso nel verde, sono esposti,
oltre a reperti di vario tipo quali supporti per la scrittura, inchiostri ed
altro, numerosi volumi o frammenti di libri particolarmente
"malridotti" - corrosi, accartocciati o carbonizzati - a dimostrazione
dei danni che differenti fattori possono provocare alla carta. Si tratta di
lesioni prodotte da agenti biologici (insetti e microrganismi), fisici (luce e
calore), o chimici (inchiostri) ma anche da eventi eccezionali quali alluvioni,
terremoti e operazioni belliche, nel corso delle quali i volumi sono stati usati
per realizzare fortunose barricate oppure sforacchiati dai proiettili. Per
visitare il Museo bisogna prendere accordi telefonando una qualsiasi mattina di
un giorno feriale.
La
raccolta è stata ideata da Alfonso Gallo come strumento didattico
dell'Istituto, fondato nel 1938, che porta ancora oggi il nome dell'ingegnoso
scienziato. Gestito dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, questo
organismo si occupa della conservazione e del restauro del patrimonio librario.
Museo
Nazionale delle Paste Alimentari
A
Roma, città di buongustai e capitale del "primo piatto", non poteva
mancare un Museo dedicato al più popolare ed amato alimento della dieta
mediterranea. Ad aprirlo ci ha pensato, nell'agosto del 1993, la Fondazione
Vincenzo Agnesi, i cui eredi sono ormai fuori dal sistema produttivo perché la
Marca è finita in mano ad una multinazionale. Il Museo Nazionale delle Paste
Alimentari si trova all'interno di Palazzo Scanderbeg, a due passi da Fontana
de' Trevi.
Le
circa quindici sale espositive riservano numerose sorprese: permettono ad
esempio di scoprire che già qualche secolo prima di Cristo esistevano appositi
attrezzi per creare un antenato della moderna pasta. E che di maccaroni
si parlava fin nel lontano 1279... ed avevano un certo valore, se
qualcuno in punto di morte si è persino preoccupato di lasciare in eredità una
"bariscella plena de macaronis", come viene minuziosamente riportato
in un singolare testamento manoscritto. Fra vecchie macchine, macine, mattarelli
e setacci ma anche antiche stampe, disegni, Editti e documenti relativi alle
tasse imposte sulla pasta alimentare nel corso dei secoli, colpiscono le
accattivanti foto di personaggi famosi, da Totò a Sofia Loren. Alberto Sordi
alle prese con un invitante piatto colmo di spaghetti, è veramente
irresistibile: chi è a dieta si tenga quindi alla larga, la tentazione è
davvero forte.
Unica
nota stonata è il prezzo del biglietto. Certo, il Museo deve pur
autofinanziarsi in qualche modo, ma dodicimila lire ci sembrano eccessive per
ammirare gli "spaghetti in bacheca"... viene quasi voglia di usarle in
un ristorante per gustare un bel piatto di vera pasta!
Collezione
di lamette da barba
Nessuno
certo avrebbe potuto immaginare, solo qualche decennio fa, di trovare le lamette
da barba a far bella mostra di sé, catalogate ed incorniciate, e mai si sarebbe
pensato che ci potesse essere qualcuno disposto a spendere alcuni milioni per
acquistarne una. Eppure negli ultimi anni i lamettofili, cultori di queste
singolari collezioni "a doppio taglio", sono in continua crescita: a
Roma se ne contano un centinaio, in Italia più di mille. A chi, incuriosito
dalla materia vuole saperne di più, non resta che rivolgersi ad Alfonso Tozzi,
punto di riferimento per i cultori del genere: la sua collezione è composta da
circa 21.000 pezzi raccolti in quasi vent'anni di accurate ricerche.
La
lametta è nata insieme a questo secolo per l'intuizione di un, sino ad allora
ignoto, rappresentante di tappi, King Campbell Gillette. Il brevetto, durato
vent'anni, risale al 1902 quando fu fondata a Boston la Safety Razor & Co.
il cui successo, dopo un inizio stentato, fu travolgente. Nessuno riuscì ad
intaccare il primato. A nulla valse la concorrenza, più o meno agguerrita,
talvolta fantasiosa e "casalinga", come quella di un barbiere
di Catania che nel 1921 assoldò alcuni giovani per distribuire volantini sui
quali era scritto: "Catanesi stateve accorti/ si nun vulite finire morti/
non v'asservite delle lamette/ fabbricate da Gillette/ accussì lustre sembrano
nette/ ma un compare d'America me scrivette/ che là corre voce che siano
infette".
Ad
interessare il collezionista non è però la lametta vera e propria ma le
bustine, prodotte fra la metà degli anni '20 e gli inizi degli anni '60 quando
il boom dei rasoi elettrici e di quelli "usa e getta" provocò il
tramonto della lametta. Sfogliando i raccoglitori appaiono, fra rime stentate di
improvvisati poeti, serie tematiche di vario tipo: sport, animali, personaggi
storici, mezzi di trasporto, messaggi pubblicitari per medicinali, liquori o
cosmetici ma anche per sigarette e
persino preservativi! Insomma, una vera e propria storia del costume.
Bustine
legate alle mode dunque, ma anche protagoniste di eventi storici, custodi di
nefasti ricordi come quando si ritrovarono in camicia nera a rivolgere slogan
agli italiani o ad assumere nomi di armi da guerra. Non molto tempo dopo,
nel 1946, la povera lametta che, ignara apologeta del fascismo, era stata
costretta ad affermare "Lama Dux ...dux l'ama", si prese però la
rivincita sventolando una bandiera rossa "che trionferà", assicura la
fabbrica produttrice dall'altisonante nome URSS, che, nientemeno, è
l'abbreviazione di Utensili Rasoio Speciali Saponi.
Spezieria
di Santa Maria della Scala
Può
sembrare incredibile, eppure a due passi dal caos del Lungotevere esiste un
luogo in cui il tempo pare essersi fermato. Sono i locali della storica
Spezieria di S. Maria della Scala, aperta agli inizi del '700 e divenuta ben
presto celebre per i suoi rimedi. Per lungo tempo rifornì i pontefici e le loro
famiglie, potendo quindi godere di privilegi ed esenzioni fiscali.
La
farmacia, ancora in funzione, si trova oggi su strada; gli antichi locali sono
invece situati al piano superiore, all'interno del convento dei Carmelitani
Scalzi. Sulla piazza, nel cuore di Trastevere, non vi sono indicazioni. Per
accedervi bisogna citofonare al liquorificio: padre Luigi accorre solerte ad
accogliere i visitatori. I pochi metri che separano la strada dall'ingresso
negli antichi locali sono paragonabili ad una "macchina del tempo" che
velocemente conduce in un tuffo nel passato, immergendoci in un magico silenzio,
rotto solo dal rumore della grossa chiave che il frate gira per aprire la porta
che custodisce questo tesoro nascosto. L'atmosfera, sorprendente, è
particolarmente suggestiva.
Incuriosiscono
le scritte in latino poste all'interno della spezieria, che certo non
contribuivano ad infondere nei malati la fiducia nei rimedi venduti! Eccone
infatti il testo, in una traduzione italiana un po' poetica: "Né l'erba li
guarì né la miscela; sì la tua parola, Signore, la qual sana ogni cosa".
La concezione dell'epoca, si sa, assegnava alla scienza un ruolo subordinato
alla religione. L'iscrizione in lettere dorate che sovrasta il bancone di
vendita è però già più conciliante e, dunque, incoraggiante per i clienti:
"Della terra l'Altissimo creò i medicamenti; l'uomo prudente non li avrà
in dispregio".
I
preziosi vasi posti negli scaffali settecenteschi e nei laboratori dell'antica
spezieria sono pieni di liquidi e rimedi; ricettari ed erbari sono disposti come
se la farmacia fosse ancora in funzione. Anche gli odori contribuiscono a creare
un'atmosfera "di passato". Coinvolti dalle suggestioni di questa isola
fuori dal tempo, viene quasi da immaginare che possa improvvisamente comparire
dietro il bancone il gioviale e "pacioccone" Fra' Basilio, uno dei più
celebri speziali del Settecento, ad offrire il suo antidolorifico, quell'acqua
definita antipestilenziale perché sembrava efficacemente proteggere chi veniva
a contatto con malati contagiosi.
Ma
l'illusione dura poco. Basta fare qualche passo, tornare in strada e guardarsi
intorno: macchine, clacson... come non detto, siamo di nuovo al presente!
Dove
trovarli: indirizzi ed orari
Riportiamo
le informazioni utili sui Musei che abbiamo trattato nel corso del lavoro,
menzionandoli in ordine alfabetico seguendo la divisione dei capitoli. Dal
momento che alcune collezioni minori potrebbero nel tempo subire variazioni, è
consigliabile effettuare una telefonata preliminare.
Ricordiamo
inoltre che quasi sempre l'ingresso è gratuito sotto i
18 e sopra i 60 anni e che, previa prenotazione, in genere tutti i Musei
effettuano visite guidate per le scolaresche.
Archivio
Museo Storico di Fiume, Via Antonio Cippico 10 (Tel. 5915753). Orario: dal lunedì
al venerdì 15.00-19.00; in altri orari previo appuntamento. Chiuso agosto e
festività natalizie e pasquali. Ingresso gratuito.
Museo
Centrale del Risorgimento, Via S. Pietro in Carcere, fianco sinistro del
Vittoriano (Tel. 6793526). Orari di apertura dell'Archivio Storico: dal lunedì
al sabato 9.00-13.00, mercoledì 9.00-18.00.
Museo
del Folklore e dei Poeti Romaneschi, Piazza Sant'Egidio 2 (Tel. 5899359).
Orario: dal martedì al sabato 9.00-19.00, festivi 9.00-13.30. Lunedì chiuso.
Ingresso: L. 3.750. Ridotto: L. 2.500.
Museo
del Presepio Tipologico Internazionale, Via Tor de' Conti 31a (Tel. 6796146).
Orario: dal 24 dicembre al 6 gennaio tutti i giorni 16.00-20.00, da ottobre a
maggio mercoledì e sabato ore 16.00-20.00, chiuso gli altri mesi. Per gruppi
visite anche in altri orari previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
dell'Artigianato Scomparso, Via D. Bartolomeo 48. Zona Dragona (Tel.
5219058-5219986). Orario: 8.30-13.00/15.30-19.00 tranne sabato pomeriggio e
domenica. Ingresso gratuito.
Museo
della Civiltà Contadina dell'Alta Valle dell'Aniene, nei locali del vecchio
frantoio di Roviano. Per la visita rivolgersi al Comune (Tel. 0774/903143).
Ingresso gratuito.
Museo
della Via Ostiense, Via R. Persichetti 3 (Tel. 5743193). Orario: feriali e prima
e terza domenica del mese 9.00-13.00 (chiuso il lunedì successivo all'apertura
domenicale). Ingresso: L. 4.000.
Museo
delle Mura, Via di Porta S. Sebastiano 18 (Tel. 70475284). Orario: da martedì a
sabato inverno 9.00-17.00, estate 9.00-19.00; festivi 9.00-13.30. Lunedì
chiuso. Ingresso L. 3.750, ridotto 2.500.
Museo
delle Navi Romane, Via A. Guidoni 35, Aeroporto di Fiumicino (Tel. 65010089).
Orario: tutti i giorni 9.00-13.00; martedì e giovedì anche 14.00-17.00.
Ingresso: L. 4.000.
Museo
Garibaldino e Museo Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi", Porta
San Pancrazio 9 (Tel. 5800920). Orario: martedì-mercoledì-giovedì 9.30-12.00.
Ingresso gratuito.
Museo
Napoleonico, Piazza Ponte
Umberto I
1 (Tel. 68806286). Orario: da martedì a sabato 9.00-19.00,
festivi 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso L. 3.750, ridotto L. 2.500.
Museo
Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Piazza G. Marconi 8 (Tel. 5910709).
Orario: feriali 9.00-14.00, festivi 9.00-13.00. Ingresso L. 4.000.
Museo
Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare, Rocca medievale,
Anguillara Sabazia. Aperto la domenica ore 10.00-12.00 e 15.00-19.00. Ingresso
gratuito. Per informazioni tel. 9968673.
Museo
Storico della Liberazione di Roma, Via Tasso 145 (Tel. 7003866). Orario: martedì,
giovedì, venerdì 16.00-19.00, sabato e domenica 9.30-12.30. Ingresso gratuito.
Musei
militari
Museo
dei Vigili del Fuoco, Scuole Centrali Antincendi, Via di Capannelle (Tel.
7183041). Attualmente chiuso per restauro.
Museo
Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate, Monumento a Vittorio Emanuele II,
ingresso da Via dei Fori Imperiali (Tel. 4735002). Orario: 9.30-13.30 tranne le
festività principali. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.
Museo
Storico dei Bersaglieri, Porta Pia (Tel. 486723). Orario: martedì, giovedì
9.00-13.00. Ingresso gratuito.
Museo
Storico dei Granatieri di Sardegna, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 7 (Tel.
7028287). Orario: martedì, giovedì e sabato 10.00-12.00. E' possibile
concordare visite in altri orari. Ingresso gratuito.
Museo
Storico dell'Aeronautica Militare, Aeroporto Vigna di Valle, Bracciano (Tel.
99801156) Orario: tutti i giorni 9.00-18.00 da giugno a settembre e 9.00-16.00
da ottobre a maggio. Lunedì apertura su richiesta. Ingresso gratuito previa
presentazione di un documento di identità.
Museo
Storico dell'Architettura Militare, Lungotevere della Vittoria 31 (Tel.
3725446). Orario: martedì, giovedì e sabato 9.00-12.00. Ingresso gratuito.
Museo
Storico dell'Arma dei Carabinieri, Piazza del Risorgimento 46 (Tel. 6896696).
Orario: feriali 8.30-12.30. Chiuso lunedì e nel mese di agosto. Ingresso
gratuito.
Museo
Storico dell'Arma del Genio, Lungotevere della Vittoria 31 (Tel. 3725446).
Orario: martedì, giovedì e sabato 9.00.12.00. Ingresso gratuito.
Museo
Storico della Fanteria, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 9 (Tel. 7027971).
Orario: 9.00-13.00. Chiuso i festivi. Ingresso gratuito. E' possibile concordare
visite guidate in altri orari o nei giorni festivi.
Museo
Storico della Guardia di Finanza, Piazza Armellini 20 (Tel. 44231999). Orario:
feriali 9.00-13.00. Ingresso gratuito.
Museo
Storico della Motorizzazione Militare, Città Militare della Cecchignola, Viale
dell'Esercito 170 (Tel. 5011885). Orario: dal lunedì al venerdì 9.00-12.30 e
14.00-16.30, sabato e festivi 9.00-12.30. Ingresso gratuito, previa
presentazione di un documento di identità.
Letteratura,
teatro e case-museo
Casa
di Pirandello, Via A. Bosio 15 (Tel. 44291853). Orario: martedì e giovedì
8.30-13.00. Ingresso gratuito.
Keats-Shelley
Memorial House, Piazza di Spagna 26 (Tel. 6784235). Orario: inverno
9.00-13.00/14.30-17.30, estate 9.00-13.00/15.00-18.00, chiuso sabato e domenica.
Ingresso: L. 5.000. Scolaresche: L. 4.000 previa prenotazione.
Magazzini
del Teatro dell'Opera, per informazioni sulle visite telefonare al numero
481601.
Museo
Canonica, Viale Pietro Canonica, Villa Borghese (Tel. 8842279). Orario: dal
martedì al sabato 9.00-19.00. Festivi: 9.00-13.30. Lunedì chiuso. Ingresso: L.
3.750, ridotto L. 2.500.
Museo
Goethe, Via del Corso 18. Attualmente chiuso per restauro. Per informazioni
rivolgersi all'Ambasciata della Germania, tel. 884741.
Museo
Mario Praz, Via Zanardelli 1 (Tel. 6861089). Orario: da martedì a domenica
visite guidate ogni ora dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30. Lunedì
14.30-18.30. Ingresso: L. 4.000.
Museo
Tassiano, Piazza Sant'Onofrio al Gianicolo 2. Aperto previo appuntamento,
telefonando al 6861571 oppure indirizzando un fax al 68802298.
Raccolta
Teatrale del Burcardo, Via del Sudario 44 (Tel. 68806755). Orario della
Biblioteca: dal lunedì al venerdì 9.00-13.30, giovedì 9.00-17.30.
Museo
del Teatro Argentina, Via dei Barbieri 21 (Tel. 68804601). Orario: dal martedì
al sabato 10.00-13.30 previo accordo con il custode. Ingresso gratuito.
Scienza
e tecnica
Mostra
Permanente della Psichiatria, Comprensorio Santa Maria della Pietà, VI
Padiglione, Piazza Santa Maria della Pietà 5 (Tel. 35103420). Orario: dal lunedì
al venerdì 9.00-13.00, sabato previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
Anatomico, Ospedale Forlanini, Via Portuense 378 (Tel. 55180667). Orario:
feriali 8.00-12.30 riservato a studenti, studiosi e medici previa presentazione
di un documento di identità.
Museo
Astronomico Copernicano, Viale Parco Mellini 84 (Tel. 35347056). Orario:
mercoledì e sabato 9.00-13.00. Ingresso gratuito.
Museo
Civico di Zoologia, Viale del Giardino Zoologico 20 (Tel. 3216586). Orario:
9.00-13.00/14.30-17.00, sabato e domenica orario continuato. Ingresso L. 10.000,
bambini e scuole gratuito.
Museo
dell'Energia Elettrica, Piazza Elio Rufino 287 (Tel. 5141686). Orario:
9.00-13.00/14.00-18.00. Ingresso gratuito.
Museo
della Didattica della Scienza, Liceo E. Q. Visconti, Piazza del Collegio Romano
4 (Tel. 6792425). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
di Archeologia Industriale, ITIS G. Galilei, Via Conte Verde 51 (Tel. 4467095).
Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
Storico delle Poste e Telecomunicazioni, Viale Europa 190 (Tel. 59582092).
Orario: 9.00-13.00, chiuso i festivi. Ingresso: adulti L.
1.000, ragazzi L.500.
Museo
Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria, Ospedale S. Spirito, Lungotevere in
Sassia 3 (Tel. 68352353). Orario: lunedì-mercoledì-venerdì 10.00-13.00.
Ingresso gratuito.
MUSIS
(Museo Multipolare della Scienza e dell'Informazione Scientifica), numero verde
167018364; segreteria: 06/49913725; indirizzo Internet: www.ips.it/musis/musis.html
Musei
dell'Università "La Sapienza"
Sono
tutti ad ingresso gratuito e, quando non è specificato diversamente, si trovano
all'interno della Città Universitaria. In genere sono aperti la mattina dei
giorni feriali (anche con visite guidate per gruppi e scolaresche), ma è
consigliabile telefonare perché in alcuni casi la visita è possibile solo
previo appuntamento.
Museo
di Anatomia Comparata, Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali, Via Alfonso
Borelli 50 (Tel. 49918008). Per visite guidate telefonare al 49918019.
Museo
di Anatomia Patologica, Policlinico Umberto I, Viale Regina Elena (Tel.
4461484).
Museo
di Antichità Etrusche e Italiche, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze
Storiche, Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 4452239-49913739).
Museo
di Antropologia "G. Sergi", Dipartimento di Biologia animale e
dell'uomo (Tel. 49912273).
Museo
di Arte Classica, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche,
Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 4453270-49913960).
Museo
Laboratorio di Arte Contemporanea, Palazzo del Rettorato (Tel. 49910365).
Museo
di Arte e Giacimenti Minerari, Facoltà di Ingegneria, Via Eudossiana 18 (Tel.
44585616).
Museo
di Chimica, Dipartimento di Chimica (Tel. 49913230).
Museo
Storico della Didattica, Via del Castro Pretorio 20 (Tel. 4940795).
Museo
dell'Erbario di Roma, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali.
Dipartimento di Biologia Vegetale (Tel. 49912410).
Museo
di Fisica, Dipartimento di Fisica (Tel. 49914334).
Museo
di Geologia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914825-4463068).
Museo
di Storia della Medicina, Viale dell'Università 34a (Tel. 4451721).
Museo
di Merceologia, Facoltà di Economia e Commercio, Istituto di Merceologia. Via
Castro Laurenziano 9 (Tel. 49766528).
Museo
di Mineralogia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914887).
Museo
delle Origini, Facoltà di Lettere. Dipartimento di Scienze Storiche
Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità (Tel. 49913924).
Museo
di Paleontologia, Dipartimento di Scienze della Terra (Tel. 49914315).
Museo
del Vicino Oriente, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Scienze Storiche
Archeologiche, Antropologiche dell'Antichità, Via Palestro 63 (Tel. 4453672).
Museo
di Zoologia, Dipartimento di Biologia Animale e dell'uomo. Viale dell'Università
32 (Tel. 49914742); Via Catone 34, (Tel. 39728065).
Religione
Museo
di Arte Ebraica, Sinagoga, Lungotevere Cenci (Tel. 6875051). Orario: da ottobre
a maggio 9.30-13.30/14.00-17.00, venerdì 9.30-14.00, domenica 9.30-12.30, da
giugno a settembre 9.30-18.00, domenica 9.30-13.00 chiuso il sabato e le
festività ebraiche. Ingresso: L. 8.000. Scolaresche: L. 5.000.
Museo
di S. Giovanni in Laterano, Basilica di S. Giovanni in Laterano (Tel. 69886433).
Orario del Chiostro: inverno 9.00-17.00, estate 9.00-18.00. Ingresso: L. 4.000.
Museo
di S. Pancrazio, Basilica di S. Pancrazio, Piazza S. Pancrazio 5 (Tel. 5810458).
Visitabile negli orari di apertura della chiesa. Ingresso gratuito.
Museo
e Pinacoteca della Basilica di S. Paolo fuori le Mura, Piazzale S. Paolo (tel.
5410341). Orario: feriali 9.00-13.00/15.00-18.00. Festivi chiuso. Ingresso
gratuito.
Museo
Francescano, Istituto Storico dei Cappuccini, Circonvallazione Occidentale 6850
(G.R.A. Km. 65) (Tel. 66151949). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
della Confraternita di S. Eligio dei Ferrari, Via S. Giovanni Decollato 9 (Tel.
6798033). Visitabile su richiesta. Ingresso gratuito.
Argomento
vario
Istituto
Nazionale per la Grafica, Via della Stamperia 6 - Via della Lungara 230 (Tel.
699801). Orario: feriali 9.00-13.00. Ingresso gratuito.
Museo
Boncompagni, Via Boncompagni 18 (tel. 42824074). Orario: feriali 9.00-19.00,
festivi 9.00-13.30. Ingresso gratuito.
Museo
Criminologico, Via del Gonfalone 29 (Tel. 68300234). Orario: martedì, mercoledì,
venerdì e sabato 9.00-13.00, martedì e giovedì 14.30-18.30. Chiuso domenica e
lunedì. Ingresso: L. 4.000 oppure L. 7.000 comprensive di catalogo.
Museo
degli Strumenti di Riproduzione del Suono, Via Caetani 32 (Tel.
6864197-6879048). Orari di apertura della Discoteca di Stato: dal lunedì al
sabato ore 9.15-13.30; martedì, mercoledì e giovedì anche 14.30-17.00.
Museo
dell'Immagine Fotografica e delle Arti Visuali (MIFAV), Università di Roma, Tor
Vergata, Via della Ricerca Scientifica (Tel. 72594524). Ingresso gratuito previo
appuntamento. Indirizzo Internet: http://wwwas.roma2.infn.it/.
Museo
della Carta, della Stampa e dell'Informazione, Via Salaria 971, Km. 9.700 (Tel.
8802712). Attualmente chiuso. Ingresso gratuito.
Museo
Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, Tel. 3700266.
Museo
Nazionale degli Strumenti Musicali, Piazza Santa Croce in Gerusalemme 9a (Tel.
7014796). Orario: feriali 9.00-14.00, martedì e giovedì 9.00-19.00. Festivi
9.00-13.00, lunedì chiuso. Ingresso: L. 4.000.
Museo
Numismatico della Zecca Italiana, Ministero del Tesoro e del Bilancio, Via XX
Settembre 97 (Tel. 47613317). Orario: dal martedì al sabato 9.00-12.30.
Ingresso gratuito previa presentazione di un documento di identità.
Curiosità
e raccolte insolite
Collezione
di lamette da barba, Alfonso Tozzi, Via Pescaglia 27 (Tel. 55285165). Ingresso
gratuito previo appuntamento.
Museo
degli Orrori di Dario Argento, Via dei Gracchi 260 (Tel. 3211395). Orario:
10.00-13.00/16.00-20.00. Chiuso i festivi. Ingresso L. 5.000.
Museo
del Purgatorio, Lungotevere Prati 12 (Tel. 68806517). Orario:
7.00-11.00/17.00-19.00. Ingresso gratuito.
Museo
dell'Istituto Centrale per la Patologia del Libro "A. Gallo", Via
Milano 76 (Tel. 482911). Visite previo appuntamento. Ingresso gratuito.
Museo
della Camera Storica, Via di S. Giovanni Decollato 22 (Tel. 6791890). Aperto
solo il 24 giugno. Ingresso gratuito.
Museo
Nazionale delle Paste Alimentari, Piazza Scanderbeg 117 (Tel. 6991120). Orario:
9.30-12.30/16.00-19.00, tranne domenica pomeriggio. Ingresso: L. 12.000.
Ridotto: L. 6.000 per militari in divisa e minori di 18 anni.
Spezieria
di S. Maria della Scala, Piazza della Scala 23 (Tel. 5806245). Orario:
9.00-12.00 previo appuntamento. Ingresso gratuito.
BARBANERA,
Marcello, VENAFRO, Ignazio (a cura di), I Musei dell'Università "La
Sapienza", Roma 1993.
EPT,
Musei di Roma, Roma 1994.
FORESTA
MARTIN, Franco, Scienza in città. Guida ai luoghi e ai musei scientifici di
Roma, Roma 1992.
MARTINI,
Fabio, NARDINI, Stefania, Roma
nascosta, Roma 1984.
PICCOLI
Mario, Guida ai Musei insoliti, 1985.
PRATESI
Ludovico, "Musei nascosti e curiosi", Roma ieri oggi e domani n. 59
RAVAGLIOLI,
Armando, Vedere e capire Roma, 4a ed,, Roma 1994.
SCRUGLI,
Napoleone "Alla ricerca delle curiosità", Roma ieri, oggi e domani
n.12, maggio 1989, Roma pp.73-75.
TOZZI
FONTANA Massimo, I Musei della cultura materiale, 1984.
TOURING
CLUB ITALIANO, Roma e dintorni, Milano 1965.
Per
informazioni più dettagliate sulle singole raccolte la cosa migliore è,
ovviamente, recarsi direttamente nelle sedi dei Musei, perché quasi tutti
dispongono di un catalogo, o quantomeno di un dépliant o di fogli
dattiloscritti che contengono le principali notizie.