Saverio
Saltarelli – Milano 12 dicembre 1970
Originario
di Pescasseroli, Saverio Saltarelli era iscritto al terzo anno di giurisprudenza
a Milano quando la sua vita fu fermata, a ventitré anni, da un candelotto
lacrimogeno che lo colpì in pieno petto. Il 12 dicembre 1970 ricorreva il primo
anniversario della strage di piazza Fontana, drammatico esordio di quel
sanguinoso disegno, poi definito “strategia della tensione”, volto a
bloccare la trasformazione sociale e politica del paese. Era inoltre in corso a
Burgos un processo nel quale il regime franchista si apprestava a condannare a
morte alcuni militanti di eta,
organizzazione armata basca di liberazione nazionale. Le forti mobilitazioni
popolari interne e internazionali fermarono le esecuzioni.
Delle
quattro manifestazioni in programma per quel pomeriggio a Milano, il questore
Ferruccio Allitto Bonanno autorizzò solo quella promossa dall’anpi e da altre forze della sinistra istituzionale contro il
processo di Burgos, vietando il corteo dei circoli anarchici per ricordare
l’uccisione di Pinelli e denunciare l’estraneità di Valpreda e compagni
nella “strage di Stato”, così come il presidio del Movimento Studentesco in
piazza Fontana, indetto per impedire un’adunata, anch’essa vietata,
annunciata da gruppi neofascisti. Al termine del comizio gli anarchici danno
vita a un corteo che viene caricato alle spalle dalla polizia agli ordini del
vicequestore Vittoria e sospinto verso l’Università Statale presidiata dal
Movimento Studentesco. Nel frattempo alcuni squadristi lanciano molotov contro
la sede dell’associazione Italia-Cina e da piazza San Babila numerosi fascisti
si muovono verso la Statale. Proseguono le cariche. Gli studenti difendono la
loro postazione mentre la polizia cerca di rompere i cordoni di protezione.
Durante gli scontri, un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo uccide Saverio
Saltarelli, militante di Rivoluzione Comunista, mentre il pubblicista Giuseppe
Carpi riporta ferite da armi da fuoco.
Le
prime versioni ufficiali parlarono di “malore” e poi di “collasso
cardiocircolatorio”. Dopo l’autopsia, di fronte all’evidenza dei fatti, si
ammise che il cuore di Saltarelli fu spaccato da un “artificio lacrimogeno”.
Nonostante l’«ostruzionismo continuo e il sottile bizantinismo fondato su
manipolazioni procedurali» da parte di organi giudiziari e di polizia, come si
legge nell’ordinanza istruttoria, grazie all’impegno del movimento, insieme
ad avvocati e giornalisti democratici, l’inchiesta si chiuse con l’emissione
di sei avvisi di reato. Nel 1976 il capitano di ps
Alberto Antonetto, comandante del reparto da cui partì il candelotto
mortale, fu condannato per omicidio colposo a 9 mesi con la concessione delle
attenuanti generiche, la sospensione condizionale e la non menzione. Il capitano
dei carabinieri Antonio Chirivì (oggi comandante dei Vigili Urbani di Milano) e
un sottufficiale furono indiziati di reato per il ferimento del pubblicista.